domenica, 08 novembre 2026

OSIMO E CASTELFIDARDO, DUE STRADE E DUE GENERALI SCOMODI: TEMPO DI VOLTARE PAGINA

Dalla centralissima via Cialdini a Osimo all'indicazione di quartiere, via Luigi Cadorna, a Castelfidardo: dietro due nomi della toponomastica locale, le rappresaglie nel Mezzogiorno e le decimazioni della Grande Guerra. Un appello ai due Comuni per rivedere intitolazioni che ancora oggi rendono omaggio a protagonisti controversi della storia italiana

Di Sandro Pangrazi | 08-nov-2026 4 min di lettura
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OSIMO E CASTELFIDARDO, DUE STRADE E DUE GENERALI SCOMODI: TEMPO DI VOLTARE PAGINA

 

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Ci passiamo davanti ogni giorno.

Leggiamo quei nomi sulle targhe, li utilizziamo negli indirizzi, senza quasi domandarci chi fossero davvero gli uomini ai quali le vie sono dedicate.

A Osimo abbiamo la centralissima Via Cialdini che dal Borgo porta in Centro. 

Nella vicina Castelfidardo ecco Via Luigi Cadorna, meno centrale, posizionata nel quartiere residenziale di Sant'Agostino.

Due generali, due epoche, due protagonisti della storia nazionale.

Entrambi celebrati per le loro imprese militari, ma entrambi legati anche a vicende che meritano di essere meglio conosciute e valutate.

CIALDINI, L'EROE DI CASTELFIDARDO

Il 18 settembre 1860 il "piemontese" Enrico CIALDINI sconfisse le truppe pontificie nella battaglia di Castelfidardo, contribuendo all'unificazione italiana.

È il generale che Osimo ricorda con una strada del centro storico e che Castelfidardo celebra nel grandioso Monumento nazionale delle Marche, inaugurato nel 1912, dove appare a cavallo, alla testa dei soldati di Vittorio Emanuele .

Ma la sua storia non finisce lì.

LA REPRESSIONE NEL MEZZOGIORNO

Nel 1861 Cialdini, divenuto luogotenente del Re, nelle province meridionali diresse una durissima repressione delle rivolte e del brigantaggio.

Il 14 agosto, a Pontelandolfo e Casalduni, nel Beneventano, una rappresaglia militare condotta sotto la sua responsabilità provocò uccisioni di civili, saccheggi e incendi.

Il numero delle vittime è ancora discusso dagli storici.

Non lo è la gravità degli avvenimenti.

È semplicemente l'altra faccia del generale celebrato nel nostro territorio.

 

CADORNA E I SOLDATI FUCILATI

A Castelfidardo una strada ricorda Luigi CADORNA, comandante dell'esercito italiano durante la Prima guerra mondiale, almeno sino a Caporetto.

Il 1° novembre 1916 CADORNA autorizzò, con una circolare, il ricorso alla pena di morte, mediante sorteggio, quando non fosse possibile individuare i responsabili di gravi reati collettivi di insubordinazione.

Nel luglio 1917, la più nota delle "decimazioni": dopo una rivolta della Brigata Catanzaro, furono fucilati 28 soldati, dodici dei quali estratti a sorte.

Non tutti erano stati riconosciuti individualmente colpevoli.

Eppure furono mandati davanti al plotone d'esecuzione.

UNA STRADA È UN OMAGGIO QUOTIDIANO

CIALDINI e CADORNA appartengono a epoche differenti e le loro responsabilità non sono sovrapponibili.

Ma entrambi continuano a essere ricordati attraverso intitolazioni pubbliche.

Una cittadinanza onoraria, come quella a MUSSOLINI del 1924, può rimanere dimenticata per decenni negli archivi comunali.

Una strada, invece, viene nominata e percorsa ogni giorno.

Diverso è invece il caso del Monumento nazionale delle Marche, patrimonio storico e artistico che a Castelfidardo racconta un avvenimento preciso e che merita di deve essere conservato e celebrato.

Ricordare la storia, però, non significa necessariamente continuare a rendere omaggio a tutti i suoi protagonisti.

AI DUE COMUNI CHIEDIAMO UN PASSO INDIETRO

La storia non si cancella. Ma le decisioni amministrative possono essere corrette.

Nessuno propone di dimenticare CIALDINI o CADORNA, né di rinnegare il Risorgimento o la Grande Guerra.

La questione è un'altra: è ancora opportuno che due strade delle nostre città continuino a celebrare Generali legati anche a repressioni e fucilazioni?

L'auspicio è che Osimo e Castelfidardo abbiano il coraggio di riesaminare quelle intitolazioni, valutandone la sostituzione con nomi più rappresentativi dei valori che oggi si intendono onorare.

Non per cancellare il passato, ma per distinguere la memoria storica dalla celebrazione pubblica.

Perché se conoscere anche le pagine più dolorose della storia non ci induce nemmeno a rimettere in discussione il nome di una strada, a che cosa poco serve continuare a studiarla e raccontarla?

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