RICOSTRUTTOPOLI: BENEDETTA TALPA!
Tra la prima intercettazione Pistarelli-Acquaroli e il blitz della Dda è passato un anno esatto. Un "fattore 365 giorni" che ha salvato la Giunta dall'imbarazzo di veder arrestato il proprio Capo di Gabinetto, da un anno ormai diventato ex grazie alle "voci"

Di Sandro PANGRAZI
Ci sono coincidenze che nella vita accadono una volta su un milione.
E poi ci sono le "coincidenze" che accadono nelle stanze del potere marchigiano, dove il pallottoliere del calendario sembra rispondere a regole matematiche del tutto speciali.
Prendete un calendario e segnate due date con il pennarello rosso.
Prima data: 29 ottobre 2025. È il giorno in cui i microfoni della Dda captano la prima conversazione tra il Governatore Francesco ACQUAROLI e il suo (allora) fedelissimo Capo di Gabinetto Fabio PISTARELLI.
Seconda data: mercoledì 22 ottobre 2026. Esattamente 51 settimane dopo, un anno tondo – trecentosessantacinque giorni spaccati! – scattano le manette, arrivano le 738 pagine di ordinanza firmate dal Gip Sonia PIERMARTINI e l’operazione della Guardia di Finanza azzera il presunto "comitato d’affari" della Ricostruzioni & Subappalti.
Un anno intero. Un tempo infinito in cui qualsiasi osservatore si chiederebbe: ma com'è possibile che, in mezzo a questo arco temporale, il 12 dicembre 2025 PISTARELLI abbia rassegnato improvvisamente le dimissioni – ufficialmente per "scelte personali e ritorni alla politica maceratese" – lasciando di sua "spontanea volontà" la poltrona dorata dell'esecutivo regionale?
Il "dossier Le Monachette" e il mistero della fuga di notizie
Per capire la portata del quadro basta guardare le carte dell'inchiesta: dalle ingerenze sull'appalto della manutenzione Getec di Fermo fino alle fortissime pressioni esercitate sui Dirigenti regionali per l'operazione dell'ex monastero Corpus Domini - Le Monachette a Macerata.
Un giro d'affari su cui la Dda ipotizza reati e dazioni, ma che a un certo punto subisce uno stop improvviso.
Negli atti dell'ordinanza gli inquirenti si pongono un interrogativo inevitabile: «La fuga di notizie è partita da dove?».
Già, da dove? Storicamente le Procure italiane su questo fronte faticano a trovare i responsabili materiali.
Ma sul piano politico ed editoriale, resta un legittimo interrogativo su chi possa aver alimentato quel flusso informativo proveniente dai corridoi giudiziari.
Qualunque sia l'origine di quelle "voci" arrivate ai piani alti, sul piano della convenienza strategica c'è chi nei palazzi regionali – e in particolare al settimo piano di Palazzo Raffaello – potrebbe quasi esclamare: benedetta Talpa!
Il capolavoro della comunicazione
Se la Giustizia avesse fatto il suo corso senza alcun preavviso, il blitz della Dda, mercoledì scorso 22 ottobre, avrebbe colto PISTARELLI ancora pienamente in carica al vertice dello staff di Presidenza.
Procurando un danno d'immagine, per la Giunta ACQUAROLI, a dir poco deflagrante.
Invece, grazie a questo provvidenziale "fattore 365 giorni", oggi assistiamo a una perfetta operazione di ingegneria comunicativa: il Governatore può presentarsi all'opinione pubblica sostenendo di aver rimosso il collaboratore per una "sfiducia maturata" a seguito di semplici "voci" (oltretutto risultate infondate alle verifiche interne della Regione) o delle pressioni sui Dirigenti emerse sui casi Monachette e Getec.
Resta tuttavia l'interrogativo politico: di fronte a segnali così gravi, ci si chiede perché la reazione sia stata limitata a una gestione interna e silenziosa dell'addio all'amico avvocato, anziché a una trasparenza immediata verso la collettività?
Il paradosso del potere
Restano sul campo i paradossi di questa "Ricostruttopoli" nostrana.
Da un lato ci sono le accuse della Dda, le ombre delle infiltrazioni mafiose sui cantieri del post-terremoto, i detenuti eccellenti nelle carceri di Montacuto e Fermo.
Dall'altro c'è la narrazione politica di chi per mesi ha accreditato quelle dimissioni di dicembre come un normale avvicendamento politico di chi avrebbe voluto fare altro.
E così, mentre gli avvocati difensori preparano le memorie e gli indagati si avvalgono della facoltà di non rispondere, al settimo piano di Palazzo Raffaello si incassa il vantaggio temporale: il terremoto giudiziario è arrivato quando il bersaglio principale - quello politico - era già fuori dall'organigramma da un anno.
Non sapremo mai se la "gola profonda" avesse un disegno calcolato o abbia agito nel mucchio. Ma una cosa è certa: nella storia della RegioneMarche, poche coincidenze temporali sono state così fortunate per la tenuta del Palazzo.



