giovedì, 22 ottobre 2026

ACQUAROLI E IL "TRADIMENTO" FUORI TEMPO MASSIMO: "DELUSO DAL MIO EX!"

Da assenteista cronico sul lavoro, al blitz del GICO a svelare sequestri per 57 milioni e l'ombra di camorra e 'ndrangheta sui fondi del sisma gestiti da Acquaroli e Castelli. Sul piano umano il Governatore parla di "ferita personale", ma come sentirsi traditi da chi era già stato messo alla porta? Intanto il rimedio della cella minaccia di trasformare Pistarelli in un formidabile sciogli lingua, pronto a ricostruire anni di segreti passati attraverso Palazzo Raffaello

Di Sandro Pangrazi | 22-ott-2026 6 min di lettura
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ACQUAROLI E IL "TRADIMENTO" FUORI TEMPO MASSIMO: "DELUSO DAL MIO EX!"

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di Sandro PANGRAZI

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Altro che "fisiologico avvicendamento" o "scelta concordata per riavvicinarsi al territorio", come a dicembre si era provato inizialmente a far passare l'addio a PISTARELLI, nei felpati corridoi del potere regionale.

Tra il Governatore Francesco ACQUAROLI e il suo ex braccio destro Fabio PISTARELLI, dopo cinque anni di idillio, c'era stato un vero e proprio scontro frontale. Una spaccatura insanabile che aveva fatto tremare le stanze di Palazzo Raffaello. 

A far esplodere la crisi erano stati dapprima i dubbi sul reale impegno e sulla presenza effettiva di PISTARELLI durante la campagna elettorale 2025, oltre ad una marcata differenza sui ritmi di lavoro tra lo stakanovista Governatore e il sempre assente PISTARELLI.

I numeri parlavano chiaro già allora: dal 2020 al 2025, la firma del Capo di Gabinetto è comparsa su appena due decreti (risalenti al 2022).

Poi, i presunti controlli a sorpresa di ACQUAROLI, stanco di trovarne la sedia costantemente vuota, sia di prima mattina che a giornata fatta.

La resa dei conti si era così concretizzata con il rinnovo contrattuale di novembre: una proroga-beffa di soli 90 giorni accompagnata da un perentorio «Cercati qualcos'altro», spacciato all'opinione pubblica con la voglia di PISTARELLI di tornare a fare politica attiva sul territorio, magari candidandosi per le allora imminenti Comunali di Macerata.

Balle per fessacchiotti; stupidaggini a cui quasi tutti, però, hanno creduto prendendo per buona l'idea che il principale collaboratore di ACQUAROLI, già stipendiato oltre 100.000 euro l'anno (+benefit di risultato e quant'altro) e con la prospettiva di intascarne altri cinque, lasciasse da un giorno all'altro la poltrona per uno sgabello di puro spirito di servizo. 

Fin qui il passato recente, vecchio di appena dieci mesi.

Ma il vero e proprio terremoto politico ed emotivo esplode oggi con l'emergere dei contorni dell'inchiesta della Guardia di Finanza e del Gico: un'imponente operazione che ssta svelando un sistema di truffe sugli appalti della ricostruzione e subappalti legati a doppio filo con la criminalità organizzata campana e calabrese.

Una cifra spaventosa — oltre 57 milioni di euro di sequestri e otto arresti eccellenti — che spazzano via ogni parvenza di normale dinamica amministrativa, gettando su ACQUAROLI, su CASTELLI su Fratelli d'Italia a livello regionale (se non oltre), lunghe ombre che sarà difficile scacciare dalla mente dei marchigiani e soprattutto degli elettori. 

Ma restiamo ai fatti e alle parole, senza anticipare i tempi.

Di fronte alla gravità dei capi d'imputazione contestati al 62enne ex collaboratore di San Ginesio, il Governatore ha rotto il silenzio con parole cariche di tensione:

«Oggi non è stata una giornata propriamente facile, né è una di quelle giornate dove si ha tanta voglia di rilasciare dichiarazioni.

Sicuramente è una giornata condizionata da alcuni sentimenti: all’inizio l’incredulità e poi un misto di amarezza e delusione».

Mano a mano che i dettagli dell'inchiesta sulla ricostruzione prendevano forma, il giudizio di ACQUAROLI diviene un macigno, pur nel rispetto delle garanzie processuali che tutelano ogni indagato, anche i più stretti collaboratori:

«Perché mano a mano che le ore passavano si delineavano anche quelli che erano i capi di imputazione rivolti al mio ex Capo di Gabinetto.

Se dovesse arrivare a trovare una conferma, nei prossimi passaggi giudiziari o nei processi, di quanto potrebbe essere avvenuto - ha dichiarato ACQUAROLI - si può parlare di un tradimento.

Un tradimento nei confronti della comunità marchigiana e di tutti quanti, nei territori colpiti dal sisma del 2016, attendevano risposte e magari speravano e confidavano nel nostro lavoro».

Un'amarezza che toccò anche la sfera personale e politica del Presidente che, nel 2020, aveva voluto PISTARELLI al suo fianco senza immaginare di affidarsi ad un personaggio che, già all'epoca, non brillava certo per risultati raggiunti:

«Sarebbe anche un tradimento nei confronti di chi l’ha scelto per farsi aiutare nella sfida di migliorare le condizioni della nostra regione; e un tradimento nei confronti del sottoscritto.

Quando ho fatto quella scelta, all’inizio del mio mandato nel 2020, sicuramente non potevo neanche immaginare lontanamente giornate come questa».

Sulla convivenza politica, durata l'intero scorso mandato, cale il sipario nel peggiore dei modi, trasformando quello che sembrava un semplice divorzio amministrativo in una grana istituzionale dagli esiti tutt'ora imprevedibili ma tutti come minimo raggelanti per le conseguenze dietro l'angolo. 

Un’uscita, quella del Governatore, che solleva perplessità non trascurabili anche sotto il profilo dell'opportunità politica.

Da chi guida l'Amministrazione regionale ci si aspetterebbe infatti una severa e rigorosa presa di distanze istituzionale, anziché il vittimismo di chi dichiara di sentirsi "umanamente ferito" da un collaboratore che egli stesso aveva già provveduto a marginalizzare.

Difficile, oltretutto, rivendicare la postura del tradito, rinfacciando la fiducia perduta ad una figura giunta da tempo al capolinea del percorso della stima perduta, fa apparire ACQUAROLI a metà tra il ridicolo e il fuori posto, delineando l'immagine di colui che, ad esser buoni, non ha ancora capito, neanche dopo il tintinnio delle manette e l'apertura di una cella a Montacuto, a chi ha affidato, per l'intero prima mandato, le chiavi della propria cabina di regia.

Sullo sfondo resta un interrogativo tutt'altro che secondario.

Se la vicenda del dem Matteo RICCI sugli affidamenti al Comune di Pesaro — una partita da appena 600mila euro che scompare di fronte alle gravi accuse di sistema sollevate dall'inchiesta Dda — aveva già acceso fari e polemiche roventi, qui il livello dello scontro e dell'allarme sociale schizza a cifre vertiginose: si parla di 57 milioni di euro e dell'ombra invadente di clan dei Casalesi e cosche calabresi infiltrate nei cantieri del terremoto.

Tutta roba a cui i marchigiani, almeno ufficialmente, non sono e non intendono abituarsi.

In un quadro di questa portata, il prosieguo delle indagini condotte dal Gico (gruppi di investigazione sulla criminalità organizzata, in altre parole i servizi segreti della Guardia di Finanza, potrebbe giungere a travalicare la posizione del singolo braccio destro.

Detto più chiaramente, nessuno può escludere che nei prossimi giorni il Governatore non debba ritrovarsi nell'incomoda e ineludibile posizione di colui che, convocato dai magistrati, si potrebbe trovare a deporre sotto giuramento — come testimone chiamato a dire tutta la verità — per ricostruire nei minimi dettagli cinque anni di quotidiana e stretta collaborazione a braccetto con il suo ex Capo di Gabinetto.

Molto, se non tutto, dipenderà da quanto la reclusione in cella scioglierà la lingua a Fabio PISTARELLI (al momento unico politico coinvolto) e soprattutto se gli investigatori accetteranno o meno l'idea della pecora nera isolata dal gregge e dal pastore.

Una tesi difficile da accreditare, specie in un partito strutturato e fortemente gerarchico, quale Fratelli di Italia.

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