venerdì, 30 ottobre 2026

MINORANZE E STATUTO, AL CAMPANA URGE RIPRISTINARE LE NORME NICCOLI (PADRE)

L'ordinamento individuato nel 1984 da Alessandro Niccoli consentiva all'opposizione una rappresentanza certa attraverso un "congegno elettorale" garantito dallo Statuto. Dal 2015, con l'introduzione delle nuove norme firmate da Polenta, il "congegno" è però sparito, aprendo la strada ad una sfilza indecorosa di sotterfugi e polemiche. L'augurio è che Giacco, nel quinquennio appena avviato, possa individuare la strada per ritornare all'antico e consentire all'Ente di superare i continui ed irrisolti conflitti

Di Sandro Pangrazi | 30-ott-2026 3 min di lettura
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MINORANZE E STATUTO, AL CAMPANA URGE RIPRISTINARE LE NORME NICCOLI (PADRE)

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di Sandro PANGRAZI

Sprofondata nei sotterranei di Palazzo Campana non c'è solo la storia della città, ma a quanto pare anche la quiete politica osimana.

Da dieci anni a questa parte, l’elezione del rappresentante delle minoranze nel CdA dell’Istituto per l’Istruzione Permanente si è trasformata in una vera e propria maledizione greca.

Tra sentenze del Tar, blitz d’aula, spaccature e colpi di scena, quel seggio sembra stregato.

Ma qual è la genesi di questo cortocircuito istituzionale?

Tutto cominciò il 25 luglio 1984

Per capire come la poltrona riservata all'opposizione sia diventata il seggio più rischioso di Osimo, bisogna mandare il nastro indietro di oltre quarant'anni.

Prima delle guerre a colpi di ricorsi amministrativi, l'Ente di origini risorgimentali (1876) visse la sua svolta istituzionale: il 25 luglio 1984, con la trasformazione statutaria numero 17652, l'antico Collegio Convitto passò sotto l'egida e la vigilanza della Regione Marche per mano del Decreto firmato dal Presidente della Giunta regionale, il socialista Emidio MASSI, assumendo la nuova denominazione rivolta all'istruzione permanente e alla promozione culturale.

A guidare l'Istituto in quel passaggio c'era il Presidente Alessandro NICCOLI.

Fu lui a inserire all'articolo 7, comma A la norma chiave:

"L'amministrazione dell'Istituto è affidata ad un Consiglio di Amministrazione che è composto da tre rappresentanti del Comune di Osimo, eletti dal Consiglio comunale con un 'congegno elettorale' che consenta la rappresentanza delle minoranze."

L'ingranaggio perfetto che funzionava

Per decenni quel "congegno" ha girato come un orologio svizzero.

Il sistema prevedeva infatti un'unica votazione complessiva di tre nominativi (Tizio, Caio e Sempronio), ciascuno sostenuto dalla propria parte politica.

Votando per un nominativo era geometricamente impossibile votare per gli altri due, garantendo sul nascere il pieno rispetto dello Statuto senza discussioni.

Il 2003 e la riforma Polenta: il vaso di Pandora

Tutto è cambiato il 26 agosto 2003 con la modifica dello Statuto voluta dall'allora presidente Paolo POLENTA (sebbene recepita dalla Regione solo in epoca recente, il 3 settembre 2015).

L'articolo 3, comma A del nuovo Statuto ha infatti stabilito che l'Istituto sia retto da un CdA di cinque membri, di cui "tre rappresentanti del Comune di Osimo eletti dal Consiglio comunale, di cui uno in rappresentanza della minoranza", eliminando di fatto il "congegno elettorale".

Dal voto unico alla libertà d'aula (e al caos)

Con le nuove regole si è così passati dalla votazione unica complessiva a un mix di tre votazioni distinte, nome per nome.

Una modifica apparentemente tecnica che ha però spalancato il fianco alla libertà politica del singolo Consigliere comunale di esercitare il proprio diritto di voto: un modus operandi formalmente in contrasto con lo spirito originario dello Statuto, ma pienamente legittimo ad ogni effetto di legge.

Il risultato? Franchi tiratori come nel 2021 e/o maggioranze tentate di scegliersi l'opposizione (come in questa occasione), oltre ad un decennio di ricorsi al Tar e tribunale Civile.

Ora la palla passa al presente.

L'auspicio che dovrebbe essere di tutti, per dare finalmente pace a Palazzo Campana, è che il nuovo Presidente Luigi GIACCO prenda atto di questo profondo squilibrio normativo, adoperandosi per riportare lo Statuto all'antico spirito.

Solo così il futuro dell'Istituto potrà dirsi finalmente sgombro da polemiche infinite.

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