INFILTRAZIONI E COMITATO D'AFFARI: IL DISCORSO INTEGRALE DELLA MANCINELLI A MUCCIA
Il Capogruppo del Pd regionale ricostruisce i passaggi base dell'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma, chiede chiarimenti sui rapporti con il vertice della Giunta e guida l'uscita, per protesta, dell'opposizione dall'assemblea

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Questo l'intervento integrale di Valeria MANCINELLI (Pd) a nome delle diverse minoranze in Consiglio regionale.
1. Premessa e coordinamento dei gruppi di opposizione
«Comunico al Presidente del Consiglio regionale che, siccome parlo a nome di tutti e cinque i gruppi di opposizione, ovviamente fruirò dei tempi che erano assegnati a ogni gruppo.
Però non è detto che mi serva tutto il tempo, d'altronde i gruppi di maggioranza parleranno e avranno modo anche loro di dire la loro, ma probabilmente il tempo me ne basta meno.
PubblicitàL'altra cosa che voglio dire subito, do una notizia al Senatore CASTELLI: io ho imparato a 5 anni a non cadere nelle provocazioni.
E quindi, di tutte le provocazioni che lui ha fatto avremo modo di parlare in altra sede.
Io qui ritengo di dover parlare di quello per cui siamo qui, e dico subito, ovviamente anch'io, salutando i cittadini, gli amministratori locali delle zone del terremoto.
Anch'io ricordo con emozione e con dolore quei tragici fatti e tutte le sofferenze che sono seguite.
Ma proprio perché credo che sia dovuto rispetto ai cittadini, agli amministratori e ai volontari, a tutti quelli di cui qui si è detto, che si sono dati da fare e continuano a farlo...»
2. La surrealtà del Consiglio di fronte allo "Tsunami" dell'inchiesta
«...ritengo francamente surreale l'andamento di questo Consiglio regionale: questo Consiglio era stato convocato prima che scoppiasse quella che, non io, ma i Sindaci intervistati, c'è stamattina sulla stampa, i Sindaci di questo territorio definiscono uno tsunami.
Questo consiglio era stato convocato prima che scoppiasse lo tsunami o meglio che se ne avesse notizia, perché lo tsunami è cominciato nel 2024-2025 (da quello che riferiscono le indagini e l'attività d'inchiesta della Procura distrettuale antimafia) ed era stato pensato come un consiglio che facesse il punto sull'andamento della ricostruzione; quindi una riflessione come dire approfondita su quello che s'è fatto, quello che c'è ancora da fare.
Probabilmente nelle intenzioni della maggioranza era anche un po' una delle solite passerelle a cui siamo stati abituati, ma comunque un consiglio nel quale si discuteva di quello che è stato fatto, di quello che c'era ancora da fare, di come affinare gli strumenti.
Poi nelle ultime 48 ore non è che è successo qualcosa come dire che noi della opposizione o io personalmente ci inventiamo come una cosa grave: ripeto, sono i Sindaci del cratere a definirlo uno tsunami; sono le associazioni di categoria, le associazioni di impresa (Confartigianato, Confapi) ad essere preoccupatissimi e aver manifestato la loro forte preoccupazione per quello che lo tsunami ha provocato e può ancora provocare.
Perché non c'è dubbio che quello che è emerso dall'inchiesta, e cioè che i processi e i cantieri della ricostruzione siano stati come dire aperti all'infiltrazione di aziende, di ditte, di imprese legate al clan dei Casalesi, al clan di Taurianova e via di questo passo.»
3. I due fenomeni gravissimi: infiltrazioni mafiose e comitato d'affari
«Il fatto che una delle imprese che ha la responsabilità di un numero enorme di cantieri privati — per esempio quello delle Monachette di Macerata, su cui torneremo, non solo oggi è affidato alla medesima ditta, ma secondo il quadro accusatorio sarebbe stato affidato a quella ditta in virtù di una manipolazione dell'appalto pubblico, in questo caso tra l'altro gestito da un ente strumentale della regione com'è l'Erdis, cioè l'Ente per il diritto allo studio.
Affidato a quella ditta secondo il quadro e la ricostruzione delle indagini grazie a quel comitato d'affari illecito a capo del quale c'era il Capo di Gabinetto del Presidente della Regione.
Lo tsunami che può comportare nella filiera della ricostruzione, quindi nelle imprese, nelle persone che attendono, non è un'invenzione dell'opposizione: è una preoccupazione vera.
Da un lato lo tsunami vero e proprio che ha fatto emergere due fenomeni entrambi gravissimi: l'infiltrazione sistematica, strutturata della criminalità organizzata nel processo della ricostruzione, e dall'altra un comitato d'affari illecito incistato nel cuore del potere istituzionale e del potere politico.
Perché le accuse mosse nei confronti dell'allora Capo di Gabinetto PISTARELLI non sono accuse mosse a uno dei 300 dipendenti della struttura della Ricostruzione o a uno delle migliaia di dipendenti pubblici infedeli che possono esserci.
No, l'accusa è di aver messo in piedi, grazie alle sue relazioni istituzionali e al potere che gli derivava da essere il riconosciuto braccio destro del Presidente, un comitato d'affari che pilotava appalti e affari in cambio di mazzette.
Ora voi capite bene che questi due fenomeni — da un lato l'infiltrazione della criminalità organizzata a quei livelli in modo così strutturato e con una ritenuta complicità di un pezzo dell'imprenditoria di questo territorio, anzi del pezzo più importante, del Presidente dell'associazione costruttori di questo territorio — non è uguale al fatto che un mariolo qualsiasi abbia compiuto atti illeciti.
Così come un comitato di malaffare e di corruzione che sta in capo a uno dei due collaboratori più stretti del Presidente della Giunta regionale non è un episodio qualunque di una pur deprecabile caduta dell'etica pubblica.
I danni possono essere e sono già materiali ed economici.»

4. Il crollo della fiducia e le domande al Presidente
«E noi quindi ci saremmo aspettati una riflessione e una discussione fin da oggi su come far fronte a questa situazione: peraltro lo chiedono le associazioni di categoria subito.
Ma i danni sono anche altri, e cioè la tenuta della comunità.
Perché una comunità che è già stata aggravata da tutto quello che qui ci siamo detti, che si vede cadere addosso anche questo... mancava solo questo, anche questo... rischia di avere difficoltà a tenere.
Così come a tenere un patrimonio che è altrettanto importante, forse più importante addirittura dei soldi o degli strumenti giuridici, e cioè la fiducia.
La fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Perché quando i fatti dichiarati al centro dell'indagine sono così gravi sul funzionamento delle istituzioni, sulla istituzione più direttamente interessata, la Regione Marche, attraverso quella figura apicale di cui dicevo, è evidente che l'elemento della fiducia è picconato alla grande.
Il Presidente in una delle prime dichiarazioni pubbliche dopo la bomba che era scoppiata, ha più volte detto che ha vissuto e vive questa vicenda da parte del suo ex Capo di Gabinetto come un tradimento.
Immagini come l'hanno vissuta o come la possono vivere quei cittadini già colpiti dal terremoto, ma più in generale i cittadini marchigiani.
Proprio perché non è uno qualunque, non è uno che si è trovato lì perché ha vinto un concorso pubblico diversi anni fa: no, è il collaboratore più stretto del Presidente della Giunta, scelto per un rapporto fiduciario dal Presidente della Giunta.
E allora il primo tema oggi è — e ci saremmo aspettati - che questo Consiglio regionale avesse cominciato a discutere e a ragionare su come e perché è stato possibile che si verificassero i due fenomeni gravissimi di cui ho detto, come e perché è stato possibile che si realizzassero quei fatti illeciti, e cosa e come è necessario mettere in campo per evitare che si ripetano.
E dall'altra una discussione che avesse iniziato fin da adesso a dire come si curano i danni che quello tsunami ha provocato e può continuare a provocare.
E dunque come si curano o si contengono i danni che sul piano economico e della ricostruzione questo sta provocando, ma anche come si ricostituisce il rapporto di fiducia tra i cittadini tutti, non solo quelli dell'area del terremoto — quelli per primi — e la rappresentanza istituzionale, la Regione Marche, e in primo luogo con il presidente della Regione Marche.»
5. La richiesta di chiarezza sui comportamenti politico-amministrativi
«Ricostituire quel rapporto di fiducia, presidente ACQUAROLI, richiede innanzitutto — non basta, ma richiede innanzitutto — fare chiarezza.
Fare chiarezza non sulle questioni e sulle indagini di carattere penale: nessuno pensa di trasformare questa aula in un'aula di tribunale.
No, sulle questioni di carattere penale ci pensa la Procura distrettuale Antimafia e ci penseranno le corti di Giustizia.
Ma sui comportamenti politico-amministrativi dei vertici istituzionali, queste sono questioni che attengono alla responsabilità politica e alla responsabilità istituzionale.
E su questo allora bisogna fare chiarezza.
E la pretendevamo e la pensavamo necessaria fin da oggi sul come e perché nessuno si è accorto di nulla, primo fra tutti il Presidente della Giunta regionale, dei maneggi che il suo Capo di Gabinetto ha portato avanti, secondo la ricostruzione delle indagini della Procura, almeno per 2 anni.
Ma siccome i maneggi sono dichiaratamente accertati a partire dal novembre del 2024 e sono andati avanti per tutto il 2025, e stando sempre alla ricostruzione delle indagini, ampiamente riportate dal Corriere Adriatico e da altri organi di informazione, sarebbero avvenuti attraverso indebite ingerenze — così li definisce testualmente, li riporta il Corriere Adriatico virgolettati dall'ordinanza istruttoria — indebite, cioè illecite ingerenze dell'avvocato PISTARELLI su procedimenti amministrativi, uno tra tutti per esempio quello per l'accreditamento della Rsa di Rapagnano.
E dall'ordinanza emerge che per esercitare quelle indebite ingerenze il dottor PISTARELLI organizzava riunioni in Regione, non in uno scantinato, in Regione con la presenza dei Dirigenti apicali della regione — il giornale fa i nomi, la dottoressa DI BONAVENTURA, il dottor DRAISCI e altri — riunioni tra marzo, aprile e luglio del 2025.
Indebite ingerenze a cui partecipavano in Regione, non nel garage di casa mia, partecipavano invitati, evidentemente dal Capo di Gabinetto, dirigenti apicali della Regione, ma anche uno dei due consorti nel comitato d'affari, uno dei due imprenditori che costituiscono, diciamo così "il gatto e la volpe" insieme al dottor PISTARELLI.
Non solo: sempre dalla ricostruzione del quadro delle indagini riportato dal Corriere Adriatico, a queste indebite ingerenze per esempio sulla vicenda Rapagnano si oppone fieramente il dottor BECCHETTI (che vedo qua); uno dei titoli era "il capo frenatore BECCHETTI mette un freno a tutto questo".
Dunque viene da domandarsi, Presidente: mentre succedeva tutto questo nel Palazzo della Regione con i protagonisti che ho detto prima, non con tutto il rispetto con l'ultimo degli usceri della regione, lei non sapeva niente?
A lei nessuno di quei Dirigenti ha fatto presente le condotte del dottor PISTARELLI che la Procura definisce indebite ingerenze?
Il dottor BECCHETTI (Segretario della Regione Marche, ndr.) che ha frenato quelle indebite ingerenze, non le ha fatto sapere assolutamente niente?
Ora lei capisce che questo, lasciamo perdere l'eventuale rilevanza giuridico-penale, non è questo il tema.
Il tema è quel rapporto tra il dottor PISTARELLI, suo braccio destro, e lei, Presidente della Regione, per tutto il 2025 prima delle elezioni.
Lei non s'è accorto di niente, nessuno gli ha detto niente?
Poi però — e già questo francamente Presidente glielo dico è del tutto incredibile o inverosimile — ma aggiungo: per questo facevamo domande e speravamo che lei oggi desse dei chiarimenti.
Ma aggiungo: quando poi lei ha dichiarato, i dubbi sono aumentati.
Quando lei ha dichiarato che a un certo punto ha interrotto il rapporto con il dottor PISTARELLI piuttosto bruscamente, direi rapidamente, perché le erano arrivate delle voci...
Ora, siccome qui non è che stiamo parlando delle comari al mercato del paese, se lei ha ritenuto di rimuovere in modo brusco (perché ricordo a tutti lei ha rinnovato l'incarico al dottor PISTARELLI subito dopo le elezioni, quindi a fine ottobre, per 3 mesi, solo per 3 mesi...) già lì una prima domanda sorge.
Non solo dopo averglielo rinnovato solo per tre mesi... dopo un mese e mezzo nemmeno pretende le dimissioni... cosa ha saputo in quel mese e mezzo?
E di tutto quello che era successo prima non ha saputo niente?
Quelle voci a cosa si riferivano?
Chi gliele aveva comunicate?
Quando?
Ora voi vedete che queste certo sono domande puntuali, è vero, ma non sono domande d'aula penale, non stiamo dicendo che c'è un reato commesso tantomeno da parte sua.
Però capire che rapporto c'è stato in quell'anno in cui il dottor PISTARELLI ha combinato quello che ha combinato secondo la Procura distrettuale Antimafia e anche secondo il Gip che ha accolto quella ricostruzione accusatoria disponendo l'arresto del dottor PISTARELLI... capire quali sono stati i rapporti istituzionali, non quelli privati, tra lei e il dottor PISTARELLI durante tutto il 2025, prima delle elezioni e subito dopo, non è una curiosità malsana dell'opposizione: sono dubbi nati dai fatti emersi e dalle sue stesse dichiarazioni sulle quali è necessario fare chiarezza.
Per questo pensavamo e credevamo necessario che questo Consiglio regionale si aprisse oggi con sue comunicazioni.
Lo dico al Sindaco di Muccia con affetto e simpatia: ho fatto anch'io il Sindaco, so cosa significa, specie immagino in una situazione come questa.
Caro Sindaco, se tu avessi convocato qualche settimana fa un Consiglio comunale del tuo Comune per ragionare sulla ricorrenza del terremoto e tre giorni prima del Consiglio comunale fosse uscita fuori la notizia che nel territorio del tuo Comune s'erano infiltrati i clan dei Casalesi e di Taurianova e che il tuo collaboratore più stretto risultava a capo di un comitato d'affari illeciti, tu avresti fatto il Consiglio comunale come se niente fosse dicendo "guardiamo avanti, ragioniamo"?
Non ci credo Sindaco, non ci credo!
Tu in quel Consiglio comunale avresti affrontato la questione, ci avresti messo la faccia.
Non perché c'avessi responsabilità penali tu, ma perché il vertice istituzionale di una comunità quando accadono fatti di questo tipo, non fugge.
E sono convinta che il Sindaco di Muccia in un'occasione del genere avrebbe affrontato la questione.»
6. La vicenda specifica dell'ex convento delle Monachette a Macerata
«Comitato di malaffare.
Ora questo non significa instrumentalizzare le vicende, no: significa chiedere chiarezza.
D'altronde, scusate, se non ci fosse nessun problema — e noi ci auguriamo che non ci sia nessun problema — se non ci fosse nessun problema da chiarire per il 2025, diciamo da gennaio in avanti, perché non farlo oggi?
Quale migliore occasione, senatore CASTELLI, per spazzare via tutte le illazioni e le strumentalizzazioni?
E perché non farlo aprendo a un normale confronto e dibattito in Consiglio regionale sulle comunicazioni del Presidente?
E invece le comunicazioni non ci sono state.
Ci sono stati interventi, lo dico con tutto il rispetto, anche del presidente PASQUI, appunto come se lo tsunami non ci fosse stato.
È un intervento che probabilmente era lo stesso che sarebbe stato fatto 15 giorni fa. Ed è lo stesso Senatore CASTELLI che ci ha spiegato tutti gli avanzamenti fatti e tutti gli strumenti messi in campo per evitare le infiltrazioni della criminalità organizzata, sulle quali evidentemente però c'è ancora da lavorare, perché è evidente che se invece la penetrazione è stata così facile...
E soprattutto il Senatore CASTELLI non poteva spiegarci, credo, i rapporti istituzionali intercorsi per tutto il 2025 tra il presidente ACQUAROLI e il dottor PISTARELLI, a meno che non ne fosse informato anche il Senatore CASTELLI.
Concludo su alcune delle vicende specifiche sul piano amministrativo: mi riferisco per esempio all'affare dell'ex convento delle Monachette su Macerata.
Una vicenda per cui un Ente regionale, l'Erdis (l'Ente regionale per il diritto allo studio), acquista da un privato — che poi risulta essere parte di quel comitato d'affari capeggiato dal Capo di Gabinetto del Presidente della regione — acquista da un privato un immobile a un milione in più di quello che quel privato l'aveva pagato.
Si ottengono poi rapidissimamente, credo nel giro di una settimana, tutte le autorizzazioni necessarie per avere il contributo per la ricostruzione da parte del Commissario e del Mur (Ministero dell'università e della ricerca), e poi l'appalto, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, viene pilotato dal comitato d'affari con a capo PISTARELLI e assegnato all'impresa CRUCIANELLI, cioè quella che fa da cerniera con la malavita organizzata.
Ora lì, sia sul come e perché si è acquistato quell'immobile a quelle condizioni, sia sulla procedura d'appalto, oltre alla rilevanza penale... stiamo parlando di un Ente strumentale della Regione su cui la Regione deve esercitare la vigilanza.
Io credo che su queste vicende amministrative in Consiglio regionale la Giunta regionale e il Presidente ACQUAROLI dovranno dare risposte convincenti.»
7. Conclusioni e decisione di abbandonare l'aula
«Per questo avevamo chiesto oggi un punto all'ordine del giorno sullo tsunami, che non ci siamo inventati noi, ma che purtroppo è stato provocato da chi è stato protagonista di quei fatti.
L'averlo rifiutato e l'aver tentato — e concludo con questo, Presidente — di spostare l'attenzione e il dibattito su polemiche che con questo non c'entrano niente...
Ma quello era un tentativo di aprire un altro dibattito e un altro film, quindi io su questo non seguo il tra virgolette provocatore Senatore CASTELLI, provocatore in senso politico.
Il tema rimane invece quello della chiarezza da fare nei confronti dei cittadini e della chiarezza da fare da parte del Presidente della Giunta regionale.
Questo per la scelta di non aprire il dibattito con un intervento del Presidente: avevamo concordato con i colleghi dell'opposizione che noi poi non avremmo continuato ad assistere a un Consiglio regionale che è l'ennesima parata, l'ennesimo inchino e genuflessione alla filiera e a questo teatrino della politica.
Non intendiamo fare da comparse. Se il Presidente della Regione risponderà almeno ad alcune delle cose nell'intervento finale, cioè quando non c'è più possibilità di replica, questo è un evidente segno di debolezza e di paura.
Ma le repliche ci saranno fuori di qui.»
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