SCOSSICCI 9 MESI DOPO, SULLA STRAGE DEI 55 CANI IL SILENZIO PARREBBE DEFINITIVO
La Procura di Macerata non chiude il cerchio sul maxi indiziato. In Consiglio regionale l'interrogazione (più da vetrina) di Nobili (Avs), ma l'Ast parla di «evento eccezionale»

https://www.facebook.com/alsolitoposto.osimo
di Sandro PANGRAZI
Dopo le prime settimane dal massacro dei 55 cani a Scossicci, culminate con una marcia di protesta delle associazioni animaliste, un prevedibile silenzio tombale è purtroppo calato su una vicenda che peraltro, a caldo, aveva fatto parlare mezza Italia.
A distanza di quasi nove mesi dalla macabra scoperta del "cimitero di Scossicci", la storia torna d'attualità più per casualità politica che per svolte investigative: ieri la vicenda è infatti approdata sui banchi del Consiglio regionale, trascinata più da un'iniziativa del consigliere Avs Andrea NOBILI (che appare mossa più dall'esigenza di vetrina personale che da una reale efficacia sostanziale) che per aggiornamenti giudiziari desaparidi da tempo.
IL PERDURANTE SILENZIO DELLA PROCURA E IL MAXI INDIZIATO
Sul fronte penale, la Procura della Repubblica di Macerata — competente per territorio — continua a gestire, senza cavare un ragno dal buco, un'indagine tanto complessa quanto delicata.
Nonostante le indiscrezioni facciano pensare, sin dal primissimo giorno, a un lavoro concentrato su un unico "maxi indiziato", gli inquirenti non sono ancora riusciti a chiudere il cerchio.
E, il trascorrere del tempo, anzi dei mesi, certo non aiuta a chiudere positivamente l'indagine dando un nome e un cognome al presunto responsabile.
Sull'intera vicenda continua a gravare il piombo del segreto istruttorio, alimentando l'incertezza e la delusione di chi attende giustizia.

LA VETRINA POLITICA IN REGIONE
In questo contesto di stallo, ieri è sbarcata in Consiglio regionale l'interrogazione presentata da Andrea NOBILI (Avs).
Un passaggio istituzionale che, pur riaccendendo formalmente i riflettori sulla tragedia di febbraio, ha tutto il sapore di un'operazione di pura immagine, lodevole quanto fine a se stessa.
Un'uscita utile a guadagnare titolo di giornale, ma che lascia intatte le criticità reali di una vicenda ancora priva di tutte le risposte concrete.
LA DIFESA DELL'AST E I CONTROLLI DI ROUTINE
Nel corso del dibattito, il versante amministrativo è stato affidato alle valutazioni dell'AST coinvolta.
Dalle strutture veterinarie è arrivata la ricostruzione di rito: il massacro viene descritto come una «situazione straordinaria» e per fortuna classificato come «evento sporadico».
L'AST ha difeso i propri protocolli specificando che i controlli ordinari vengono svolti regolarmente, ma che di fronte a condotte clandestine così estreme, gli accertamenti possono scattare solo tramite verifiche casuali o segnalazioni anonime che, peraltro, ci sono abbondantemente state senza peraltro produrre nulla, oltre ad sospetto diffuso su un addetto ai lavori del luogo, quanto indimostrato.
L'INTERROGATIVO RESTA IN SOSPESO
Resta comunque aperto l'interrogativo sul sistema di monitoraggio e di tutela del territorio.
Nel replicare, NOBILI ha sottolineato che «ci sono competenze amministrative in capo alla Regione e una volta acclarato ciò che è successo bisogna procedere», ponendo la questione di fondo: «Si tratta di un fatto straordinario e occasionale o c'è una falla del sistema?
Lasciamo che la magistratura faccia il suo corso, poi valuteremo».
ANIMALISTI PRONTI A BUSSARE A MACERATA?
Mentre il Palazzo politico dibatte e si autoassolve, la sensazione è che la spinta decisiva debba arrivare dall'esterno.
Le associazioni animaliste torneranno a farsi sentire, magari bussando direttamente alle porte della Procura di Macerata per rompere il muro di riserbo?
L'auspicio di quanri amano gli animali e i cani, ovvero la stragrande parte della società, è che qualcuno provi a capirci — o a non capirci, ma almeno in via ufficiale — qualcosa in più, evitando che un'inchiesta così grave finisca definitivamente inghiottita dall'oblio.
Bella o brutta, è tempo che l'opinione pubblica venga a conoscenza della verità.
IBAN di Sandro Pangrazi: IT79 J360 8105 1382 3380 9433 812
PostePay: 4023 6013 6599 0332




