mercoledì, 23 settembre 2026

IL GHETTO AL CONTRARIO: TRA IL PIANO E GLI ARCHI 2 STUDENTI SU 3 SONO STRANIERI!

Il record choc del 66% di alunni stranieri polverizza i limiti fissati dallo Stato (30%) e certifica il fallimento di decenni di cecità ideologica della Sinistra anconetana, colpevole di aver creato un'enclave isolando i residenti storici, stranieri in Patria. Ora la burocrazia ammette il collasso e propone una pezza logistica: ridistribuire gli studenti tra i vari plessi della città attraverso linee di autobus scolastici dedicate

Di Sandro Pangrazi | 23-set-2026 7 min di lettura
(0 voti)
IL GHETTO AL CONTRARIO: TRA IL PIANO E GLI ARCHI 2 STUDENTI SU 3 SONO STRANIERI!
https://www.facebook.com/alsolitoposto.osimo
 
di Sandro PANGRAZI
 
C’è un modo sottile e pericoloso con cui la burocrazia e certa stampa progressista affrontano il collasso identitario del territorio: normalizzarlo.
Trasformare un’anomalia sociale clamorosa in un freddo dato statistico da far digerire ai cittadini come "ordinaria amministrazione".
È quello che sta accadendo ad Ancona attorno al caso dell’Istituto Comprensivo "Posatora-Piano-Archi", dove gli alunni senza cittadinanza italiana hanno toccato il record del 66,73%: oltre due terzi delle classi.
Dietro la facciata dei comunicati trionfali sui "progetti di integrazione", la realtà restituisce un verdetto opposto: nei quartieri storici del capoluogo è stato tollerato e ratificato, per decenni, la nascita di un vero e proprio ghetto.
Ma un ghetto al contrario, dove gli italiani si ritrovano a essere una minoranza invisibile, stranieri a casa loro fin dai banchi di scuola!
Leggendo i report ufficiali dell'Ufficio Scolastico Regionale, sembra quasi di trovarsi di fronte a un evento atmosferico inevitabile. Si parla di "presenza strutturale", si lodano i protocolli d'accoglienza attivi dal lontanissimo 2001 (come il progetto Agorà) e si passa oltre.
Nessuno tra i burocrati o nelle stanze della politica si pone la domanda più elementare: come è stato possibile creare una simile realtà nell'indifferenza – o meglio, nella piena consapevolezza – degli anconetani e chi ha amministrato il capoluogo dorico?
 
Decenni di cecità ideologica della Sinistra anconetana
La risposta ha una paternità politica chiarissima.
Un dato simile (697 alunni stranieri su 1.045 totali) non nasce per caso, ma è il risultato matematico di decenni di politica cieca guidata dalla Sinistra anconetana.
Per anni, le storiche giunte progressiste che hanno governato la città hanno utilizzato il Piano e gli Archi come il "tappeto" sotto cui nascondere la polvere delle dinamiche migratorie e delle politiche abitative locali, preservando i quartieri della "fettina", ovvero i più residenziali e "bene" del capoluogo.
Concentrando in queste zone storiche la quasi totalità dell'edilizia popolare e tollerando la proliferazione di locazioni a basso costo senza alcun tipo di controllo e pianificazione dei flussi, la Sinistra ha scientificamente recintato un'enclave.
Un errore macroscopico spacciato per anni dalla retorica di partito come un virtuoso "modello di accoglienza", ma che nei fatti si è rivelato una ghettizzazione istituzionalizzata che ha ormai distrutto il tessuto sociale originario dei nostri nonni e genitori.
Il risvolto drammatico in inglese si chiama white flight: in italiano si traduce nella "fuga silenziosa e progressiva" delle famiglie italiane che, anno dopo anno, si sono viste costrette a ritirare i propri figli da quel plesso scolastico.
Quando in una classe la lingua italiana diventa un'eccezione, il ritmo della didattica si adegua inevitabilmente alle necessità di chi deve ancora imparare l'alfabeto.
Chi ha potuto, è scappato verso scuole più equilibrate.
Chi è rimasto o è costretto a restare, oggi sconta sulla pelle dei propri figli il prezzo del buonismo ideologico della Sinistra, vivendo da isolato culturale nel proprio quartiere di nascita.
 
Il tetto dello Stato violato e l'ancora di salvataggio "A-23"
A rendere la situazione ancora più inaccettabile è il totale spregio delle stesse regole nazionali.
Secondo le linee guida stabilite dal Ministero dell'Istruzione fin dal 2010, il limite massimo di alunni stranieri non italofoni non dovrebbe superare il 30% per singola classe.
Questo tetto è stato imposto dallo Stato proprio per garantire un reale equilibrio didattico, assicurando che la maggioranza degli alunni parlasse la lingua madre per trainare l'apprendimento comune.
Agli Archi, con il 66,73%, questa soglia di sicurezza è stata letteralmente polverizzata, raddoppiando il limite legale nell'immobilismo della vecchia politica dorica.
Per tentare di arginare il disastro linguistico, il sistema scolastico ha dovuto schierare i docenti della classe di concorso A-23. Dietro questa sigla si nasconde l'introduzione di professori specializzati nell'insegnamento dell'italiano come seconda lingua per discenti stranieri.
Non si tratta dei classici insegnanti di lettere, ma di figure formate specificamente per insegnare l'abc a chi parte da zero.
La legge prevede che questi docenti vengano assegnati stabilmente alle classi dove almeno il 20% degli alunni è neo-arrivato in Italia, una sorta di "pronto soccorso" che agli Archi è ormai diventato la normalità quotidiana per tamponare il fallimento della pianificazione territoriale.
 
Il paradosso dei bus: deportare per rimediare al danno
A certificare il crollo di questo esperimento sociale sono le stesse soluzioni tardive calate dall'alto.
Di fronte al collasso dei numeri, la direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale, Donatella D'AMICO, ha provato a chiedere un intervento urgente sul fronte della logistica, rilasciando dichiarazioni che suonano come una tardiva ammissione di colpa di un intero sistema:
"La situazione nelle Marche è nell'insieme positiva, e lo è grazie alle buone pratiche che le nostre scuole hanno messo in atto con competenza, continuità e dedizione.
Dove esistono concentrazioni elevate, tuttavia, la criticità può e deve essere vissuta non come un problema soltanto scolastico, ma di tutta la comunità."
Per risolvere questa criticità e alleggerire l'imbuto degli Archi, l'Usr non propone interventi sulle politiche della casa, ma una pezza logistica: spostare fisicamente i bambini da un quartiere all'altro.
"Per questo auspichiamo una sinergia più forte con i Comuni e con il terzo settore" – ha incalzato la direttrice D'AMICO – "penso, ad esempio, alla possibilità di attivare un trasporto scolastico che consenta di distribuire meglio gli alunni stranieri tra tutte le scuole del territorio.
Ciò che chiediamo è una presenza più ampia di docenti della classe di concorso A-23 e strategie condivise per una migliore distribuzione."
L'idea di istituire scuolabus dedicati per raccogliere i bambini stranieri dalle aree a forte densità migratoria e "spalmarli" forzatamente nei plessi delle altre zone cittadine, dimostra la totale resa delle Istituzioni di fronte ai nodi che con il tempo vengono al pettine.
Dopo aver permesso per anni la creazione di un ghetto scolastico che viola apertamente le norme statali, la burocrazia risponde pensando di muovere gli alunni come pedine su una scacchiera per salvare le apparenze delle percentuali ministeriali.
Un cerotto ridicolo su una ferita ormai profonda e - visti i deficitari trend di crescita - temiamo difficilmente sanabile.
 
 Il campanello d'allarme per la provincia e per Osimo
L'esperimento di Ancona dimostra cosa succede quando la politica abdica al proprio ruolo di controllo in nome dell’ideologia e della cecità amministrativa.
E costituisce un monito che deve far tremare i polsi anche ai Comuni della provincia, non escluso Osimo.
Anche nelle nostre realtà della Val Musone il calo delle nascite e la concentrazione residenziale rischiano di innescare gli stessi identici meccanismi se non si vigilerà con attenzione sui plessi periferici e sui quartieri a maggior densità abitativa.
Continuare a leggere questi dati con la lente dell'ordinaria amministrazione, senza denunciare la progressiva cancellazione della comunità italiana dalle aule scolastiche prodotta dal modello progressista, significherà essere complici dello stesso declino e imporre alla prossima generazione modelli di vita già in atto nella zona portuale di Ancona.
Agli Archi il punto di non ritorno è già stato ampiamente superato; per gli altri, il tempo delle scelte e del cambio di rotta è invece adesso.

 

Iban Sandro PANGRAZI: IT79 J360 8105 1382 3380 9433 812

Pubblicità

(Causale: Per un giornalismo che non passa inosservato)

PostePay: 4023 6013 6599 0332

https://www.dottromaldini.com/


 

Pubblicità

Cosa ne pensi?

Partecipa alla discussione. Il tuo commento sarà revisionato dalla redazione.

Potrebbe interessarti

Osimo Oggi — Per contattare Osimo Oggi Blog h.24 393.33.09.366 (solo whatsapp) osimooggiblog@gmail.com

Informazioni

Servizi

    © 2026 Osimo Oggi blog — Ex testata giornalistica locale.

    Connessione interrotta

    Tentativo di riconnessione in corso...