giovedì, 29 ottobre 2026

PALASCHERMA, IL TAR AZZERA LA GARA DA 3 MILIONI: IL RICORSO DI FRANCINELLA LASCIA L'OPERA AL PALO E I FONDI STATALI A RISCHIO

Annullata dal Tar la gara per il nuovo impianto alla Vescovara. Decisiva una errata valutazione delle migliorie proposte dalla Bc Appalti a gara in corso. Risultato: bando che riparte da zero e a repentaglio il finanziamento statale di 1,5 milioni. Oltretutto l'azione legale mossa dalla ditta ricorrente Enrico Francinella non garantisce l'aggiudicazione ma rischia di imporre alla città uno stallo infinito, specie nell'ipotesi di un ricorso al Consiglio di Stato

Di Sandro Pangrazi | 29-ott-2026 5 min di lettura
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PALASCHERMA, IL TAR AZZERA LA GARA DA 3 MILIONI: IL RICORSO DI FRANCINELLA LASCIA L'OPERA AL PALO E I FONDI STATALI A RISCHIO

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di Sandro PANGRAZI

Un’autentica tegola amministrativa e giudiziaria si abbatte sull'impiantistica sportiva e sul futuro delle opere pubbliche della città.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) ha pronunciato la sentenza sul nuovo palas destinato alla scherma, pronunciandosi negativamente sull'iter dell'appalto.

Un verdetto destinato a far discutere a lungo la politica in quanto la giustizia amministrativa, accogliendo il ricorso dell'impresa ricorrente, ha azzerato formalmente l'aggiudicazione dei lavori per la realizzazione del nuovo palascherma e centro per le arti marziali in progetto presso la cittadella sportiva della Vescovara.

Un appalto strategico, dal valore complessivo di quasi 3 milioni di euro (2.971.583,26 euro per l'esattezza), sostenuto per ben 1,5 milioni di euro da risorse statali intercettate attraverso il bando "Sport e Periferie" e per la restante quota da un importante mutuo a carico delle casse comunali.

Oggi quel progetto, anziché vedere i cantieri entrare nel vivo, piomba nel buio di un limbo procedurale e torna drammaticamente al punto di partenza.

La scintilla del ricorso e il nodo dei volumi contestati

A far saltare l'intera impalcatura dell'affidamento è stata l'azione legale intrapresa dalla ditta FRANCINELLA ENRICO Srl, seconda classificata, che ha deciso di impugnare l'esito della procedura contestando l'offerta presentata dall'aggiudicataria B.C. APPALTI Srl. 

Il punto di frattura dell'intero procedimento ruota attorno alla cosiddetta "miglioria numero 7": la proposta di realizzare un corpo di fabbrica aggiuntivo di circa 45 metri quadrati destinato a blocco servizi e nuovo ingresso.

Per i giudici amministrativi, l'inclusione di questa struttura non si è configurata come una semplice miglioria funzionale o organizzativa, bensì come una vera e propria variante edilizia con incremento di volumetria rispetto al progetto posto a base di gara.

Un'alterazione dei parametri dimensionali originari che ha finito per violare il principio di par condicio tra tutti i partecipanti all'asta pubblica.

Il verdetto dei giudici: niente correttivo, la gara salta interamente

Ieri la sezione Prima del Tar (con il collegio presieduto dal giudice Concetta ANASTASI, Consigliere estensore Tommaso CAPITANIO) ha esaminato la vicenda evidenziando come l'irregolarità non potesse essere sanata d'ufficio.

I giudici hanno chiarito che l'opera, dal punto di vista tecnico, avrebbe potuto mantenere la sua piena funzionalità ed efficienza anche spogliata di quel blocco servizi aggiuntivo; tuttavia, non rientra nei poteri della giustizia amministrativa sostituirsi alla commissione valutatrice per ricalcolare ex post i punteggi delle offerte a carte ormai scoperte. Impossibilitato a sottrarre semplicemente i punti legati alla miglioria contestata, il Tar non ha potuto fare altro che travolgere l'intero procedimento, decretando l'annullamento integrale della gara.

Osimo incassa il colpo: cantiere paralizzato e città al palo

Mentre le vertenze legali e i cavilli procedurali si consumano nelle aule del tribunale, a pagare il conto più salato è unicamente la comunità osimana.

Il Comune di Osimo, costituitosi formalmente in giudizio a difesa della regolarità dell'iter per tutelare l'interesse pubblico e garantire la tempestiva apertura del cantiere, incassa una pesante sconfitta sul piano gestionale e logistico.

L'area della Vescovara resta recintata solo sulla carta, le società sportive locali vedono allontanarsi la prospettiva di una casa moderna e adeguata alle loro discipline, e l'Amministrazione GLORIO si ritrova con i tempi dell'opera completamente congelati e in balia della burocrazia.

L'incubo dei fondi statali: un milione e mezzo sul filo del rasoio

La conseguenza di gran lunga più inquietante dell'azzeramento della gara riguarda la tenuta economica dell'operazione. L'iniezione di fondi per 1,5 milioni di euro garantita dal bando nazionale "Sport e Periferie" è ancorata a paletti cronologici estremamente rigidi e a scadenze perentorie d'inizio e rendicontazione dei lavori, per fortuna a oggi ancora lontane.

Dover ripartire da capo, riscrivere il disciplinare di gara, precisare i limiti di ammissibilità delle proposte ed espletare un nuovo bando significa accumulare mesi e mesi di ritardo.

Il rischio che lo Stato avvii le procedure di revoca del contributo, con il passare del tempi, resta reale e concreto; uno scenario da incubo che lascerebbe il Comune di Osimo scoperto di fronte agli impegni finanziari già assunti e al mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti.

La beffa per la Francinella e l'ombra dell'appello al Consiglio di Stato

Sul piano dei risarcimenti, la sentenza del Tar ha riservato una doccia fredda anche per la stessa ditta Enrico FRANCINELLA. 

I giudici hanno infatti negato alla ditta ricorrente qualsiasi indennizzo economico per equivalente, stabilendo che l'annullamento dell'affidamento non le assegna automaticamente i lavori, ma si limita a ripristinare la sua "chance" di concorrere nel nuovo bando che si dovrà indire.

Un'azione legale che rischia di rivelarsi un boomerang: la ditta osimana si ritrova esattamente al punto di partenza, senza l'appalto in tasca e con la responsabilità morale di aver innescato un blocco che pesa sull'intera collettività.

A completare il quadro delle incertezze pende infine la spada di Damocle più minacciosa: e se adesso la B.C. APPALTI decidesse di impugnare la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato?

Un eventuale ricorso di secondo grado a Roma bloccherebbe qualsiasi nuova gara per mesi o addirittura anni, trasformando la contesa tra imprese e le sottigliezze burocratiche nella possibile pietra tombale, da scongiurare, sul Palascherma della Vescovara.

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