venerdì, 10 luglio 2026

LUIGIA MASSACRATA DAL PROPRIO EX CON UNA DECINA DI COLTELLATE PER NON AVER ACCETTATO IL SISTEMA ALLA MUSULMANA

L'assassino è Sami Khemaies, 40 anni, pluripregiudicato tunisino già vertice della "banda dello sballo" con oltre 600 spacci contestati al River Village di Porto Recanati: la furia omicida è esplosa al culmine di una lite per la custodia del figlio di 8 anni

Di Sandro Pangrazi | 10-lug-2026 5 min di lettura
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LUIGIA MASSACRATA DAL PROPRIO EX CON UNA DECINA DI COLTELLATE PER NON AVER ACCETTATO IL SISTEMA ALLA MUSULMANA

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di Sandro PANGRAZI

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Almeno una decina di coltellate, forse più di una considerate mortali.
Ha confessato in mezzo alla strada, con i vestiti ancora intrisi del sangue dell'ex compagna, prima di essere bloccato dai Carabinieri: 
“Ho ucciso la mia ex”. 
Si è consumato così, nella tarda serata di ieri in un appartamento all'ultimo piano di via Bramante, il drammatico femminicidio di Luigia FORTUNATO, cameriera di 33 anni, originaria di Cerignola ma da tempo residente a Loreto. 
A stroncare la sua vita con una sequenza brutale di coltellate, è stato l'ex compagno, Sami KHEMAIES, un tunisino di 40 anni con un lunghissimo e pesante curriculum criminale.
L'allarme è scattato intorno alle 22, quando le urla strazianti della donna hanno squarciato il silenzio del quartiere, spingendo i vicini a chiamare il 112. 
All'arrivo dei sanitari del 118, per la 33enne – una bella ragazza pugliese, madre di un ragazzino di 8 anni avuto proprio dall'aggressore – non c'era ormai più nulla da fare. KHEMAIES, fuggito a piedi subito dopo il delitto, è stato intercettato poco distante dai militari della Compagnia di Osimo e della Stazione di Loreto in evidente stato di alterazione.

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Il quartier generale dello spaccio al River Village
Dietro la tragedia emerge la figura di un uomo già ben noto alle aule di giustizia per il suo ruolo di primo piano nella criminalità locale. 
KHEMAIES era stato infatti individuato come uno dei vertici della cosiddetta "banda dello sballo", attiva sulla costa adriatica, all'ombra del Cònero.
Per quei traffici, il tunisino era stato condannato dal Tribunale di Macerata, insieme ad altri membri dell'organizzazione: i giudici avevano accertato che il sodalizio criminale aveva trasformato il complesso residenziale River Village di Porto Recanati nella propria base logistica e operativa per lo spaccio di droga.
A carico della banda, la Procura maceratese aveva contestato oltre 600 episodi di spaccio di sostanze stupefacenti – tra cocaina, eroina e hashish – tutti concentrati interamente nel periodo pre-Covid, tra marzo e novembre 2019. 
Un giro d'affari imponente e continuativo che usava i corridoi e gli appartamenti del River Village come un vero e proprio supermarket della droga a cielo aperto.

L'evasione violenta e il braccialetto distrutto
Il profilo di KHEMAIES descrive un soggetto ad alta pericolosità sociale e con un totale spregio delle misure restrittive dello Stato. 
Nel settembre del 2020, mentre si trovava agli arresti domiciliari proprio per l'indagine sulle centinaia di cessioni al River Village, l'uomo era evaso da Porto Recanati dopo aver brutalmente spaccato e distrutto il braccialetto elettronico che avrebbe dovuto monitorarlo. 
Per quel danneggiamento aggravato e per la fuga, era arrivata una ulteriore condanna formale nel gennaio del 2024.

Il motivo scatenante: la contesa sul figlio di 8 anni e il raptus culturale
I rilievi scientifici all'interno dell'appartamento di via Bramante sono proseguiti per tutta la notte sotto il coordinamento della Procura di Ancona. 
Gli accertamenti delle ultime ore hanno confermato ufficialmente che la coppia era separata da tempo; tuttavia, nelle ultime settimane, la cameriera foggiana aveva deciso di riaprire le porte di casa all'ex compagno, accogliendolo nuovamente nell'abitazione che conduceva in affitto a Loreto.

Un gesto di distensione che si è purtroppo rivelato fatale 
Le indagini hanno infatti confermato anche il motivo scatenante della furiosa lite poi sfociata nel sangue: la gestione e l'affidamento del figlio di 8 anni. 
Sami KHEMAIES pretendeva di applicare alla vita di coppia, ancorché interrotta, un rigido "sistema alla musulmana" per imporre i propri voleri e almeno ottenere la custodia del ragazzino. 
Nella testa del 40nne era radicata la convinzione di potersi rapportare a Luigia come se fosse una sua connazionale: una donna che, secondo la sua visione patriarcale, avrebbe dovuto piegare la testa, eseguire i suoi ordini e subire dosi massicce di insulti e violenze fisiche senza accennare la minima reazione.

Quando una bella ragazza italiana si mette con un pregiudicato musulmano
Di fronte alla risposta decisa e al secco di no della donna, che si è opposta con fermezza per tutelare se stessa e il bambino rifiutando di lasciarsi sottomettere, KHEMAIES ha perso completamente il controllo, esplodendo in un vero e proprio raptus culturale di violenza culminato nell'azione omicida. 
L'uomo si trova ora recluso nel carcere di Montacuto in attesa dell'udienza di convalida del fermo.

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