BORDONI, DALLE PRIMARIE AL DOPPIO STIPENDIO, FINO AL TRADIMENTO FINALE
La fine di una convivenza politica insostenibile: tra ambizioni personali, dualismi impossibili e una etichetta in euro che ha definitivamente svelato la schizofrenia di un mandato mai davvero allineato al progetto civico

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Analisi logica di Sandro PANGRAZI
La clamorosa (ma poi non troppo) uscita di scena di Monica BORDONI dalle Liste Civiche Latiniane non è solo l'antipatica cronaca di una separazione politica tardiva ma, per fortuna della politica, il segnale evidente di un progetto civico in stand by a cui la "storia" offre l'opportunità di ritrovare la propria bussola.
Certo, se l'obiettivo era preservare la coerenza interna, questo strappo appare come un atto tardivo di almeno tre anni, a partire dalla incauta quanto dolorosa scelta di imitare il Pd con le primarie andate in onda nella primavera 2023.
Molte delle frizioni attuali, infatti, avrebbero potuto e dovuto essere gestite con meno lacerazioni, se il confronto interno fosse avvenuto al momento giusto, vale a dire il termine di quell'autentico passo falso avvenuto nell'aprile 2023, con la BORDONI a subire una cocente e non attesa sconfitta per mano di Sandro ANTONELLI.
Il peccato originale delle primarie 2023
In quel frangente, quando la candidatura a Sindaco venne inaspettatamente superata dall'ingegnere di Campocavallo (grazie anche agli aiutini esterni di Fratelli di Italia, interessati a far saltare il banco civico), emerse una realtà che covava da tempo.
La figura di Monica BORDONI, pur nel suo ruolo di Capo di Gabinetto di Dino LATINI (ma anche molti anni prima, in tempi non sospetti), è sempre apparsa come un elemento polarizzante ma di segno divisivo. Nonostante una presenza costante nelle questioni tecniche e un impegno sul campo oggettivo, oltre ad una certa preparazione sui temi nettamente superiore al resto medio della compagnia, la BORDONI ha sofferto, diremmo sempre, sin dal suo sbarco ad Osimo, di un limite politico insormontabile: la mancanza di quella sintonia empatica necessaria non solo per avere successo con l'elettorato, ma anche con i collaboratori più stretti.
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La vittoria elettorale del 2024: un velo sulle crepe
Ovviamente la storia non si è fermata lì e proviamo e ripercorrerla a grandi falcate.
La sopraggiunta vittoria elettorale del 2024, dopo 10 anni di PUGNALONI, anziché premiare il movimento ha agito come un velo invisibile, coprendo le crepe strutturali mai realmente riparate.
Si è preferito il pragmatismo del risultato al coraggio di un chiarimento che sarebbe stato più onesto fare subito, ad Amministrazione riconquistata.
La nomina a vice Sindaco non ha avuto il potere di sanare la ferita; al contrario, ha accentuato il solco tra la BORDONI — sempre più "abbarbicata" al potere in un asse diretto con il Sindaco PIRANI — e una base che si è sentita tradita, giorno dopo giorno di più.
Una convivenza politica dualistica trasformatasi rapidamente da "controllore" di PIRANI ad "indipendente" del mandato politico, e divenuta col passare delle settimane priva di senso, sia agli occhi smarriti della base che alla riflessione dei cittadini, incapaci ancor oggi di capire cosa stesse accadendo.
Insomma una sorta di "lunga attesa" dell'irreparabile a cui le dimissioni di PIRANI ha soltanto impresso una accelerazione, probabilmente gradita al Sindaco in fuga.
Il paradosso di "Lady 7.156,50 euro" al mese
Emblematico in questo senso, il paradosso dei cinque mesi di amministrazione: la mattina al lavoro con Latini in Regione, il pomeriggio in Giunta a osteggiarlo per sostenere a spada tratta il nuovo e ulteriore "datore di lavoro".
Una schizofrenia che ha minato ogni residuo di credibilità, tanto da far nascere rapidamente nell'opinione pubblica il velenoso soprannome di "Lady 7.156,50 euro", cifra che racchiude, nella somma delle due opposte indennità, il paradosso di una doppia lealtà impossibile.
Inevitabile a questo punto anche l'entrata in gioco della sfortuna che puntualmente sottolinea i demeriti, punendo i protagonisti.
Come valutare diversamente l'esito beffardo delle Regionali 2025, con l'Udc risuscitato dai voti Latiniani, azzoppato proprio nell'anconetano da una legge elettorale penalizzante che ha premiato il collegio maceratese?
Il pretesto finale: la ricerca di un addio
Ed eccoci in prossimità del capolinea, con la necessità sempre più impellente per BORDONI, con le Politiche 2027 in rapido arrivo, di motivare l'addio attraverso la ricerca di un pretesto, quale che sia.
Una scelta di comodo caduta su una dichiarazione innocua del Presidente del Campana uscente Gilberta GIACCHETTI.
Tutt'al che un caso. Quasi per ironia della sorte, la BORDONI domenica mattina ha individuato proprio nell'"odiata" rivale — da sempre alter ego in seno ai Civici e figura di riferimento della parte avversa — la scintilla per giustificare una separazione che, nei fatti, era già scritta e avvenuta da tempo.
Il futuro: ripartire dopo anni di freno
C’è, tuttavia, un lato positivo, non di poco conto, in questo epilogo amaro.
Al movimento, seppur ferito dall'abbandono, si apre ora l'opportunità di ritrovare nuova linfa e, soprattutto, di fare piazza pulita con un passato che, a conti fatti, ha tradito le attese senza portare frutto. Sgombrato il campo da ogni equivoco e da una dualità paralizzante attraverso un momento urgente di riflessione interna, le Liste Civiche potrebbero sfruttare finalmente l'occasione e tornare a parlare il linguaggio della coerenza, forti di un consenso tra le righe che gli osimani, seppur amareggiati, continuano a riservare, seppur in misura forzatamente ridotta.
Senza più il peso di una figura che ha diviso la base e creato fratture interne, la dipartita della Lady "quasi a cinque cifre" parrebbe l'occasione perfetta per un rilancio da governare.
Un progetto Latiniano che, proprio in vista delle Politiche 2027 che hanno abbacinato la BORDONI, può ripartire con una visione chiara e nuovo slancio.
Perché in politica, come nella vita, sbagliare e concesso a patto di avere la forza di guardare in faccia la realtà, pur difficile che possa essere.
Non c'è vera ripartenza senza la capacità di chiudere nettamente con ciò che ormai era diventato solo un freno.




