MIRACOLO A QUOTA 1.900: SALVATI DAVIDE E CHIARA DOPO 6 GIORNI ALL'ADDIACCIO
Bloccati sulle Dolomiti friulane (Pordenone), due escursionisti di Osimo – Davide Cesaroni (42 anni) e la moglie Chiara Pesaresi (38) – sono stati rintracciati questa mattina dopo quasi una settimana di ricerche. La loro salvezza in una scelta lucida: restare accanto a un torrente, resistendo al gelo notturno.

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Bloccati a quasi 2.000 metri sulle Dolomiti friulane (PN), Davide CESARONI (42 anni) e Chiara PESARESI (38) sono stati rintracciati questa mattina dopo una settimana di intense ricerche.
La loro strategia di sopravvivenza: non abbandonare la fonte d’acqua (un torrente provvidenziale) resistendo a temperature notturne scese sotto i 6 gradi e rese ancora più difficili dall'umidità inevitabile prodotta dal corso d'acqua.
Sei notti. Centoquarantaquattro ore di buio, gelo e silenzio, interrotte solo dallo scroscio incessante dell'acqua.
È il tempo che Davide e Chiara, due escursionisti osimani, marito e moglie, hanno dovuto sfidare tra le rocce impervie delle Dolomiti friulane (Pordenone) prima che l’incubo svanisse.
Un miracolo, quello che ha riportato a casa i due dispersi, compiuto non dalla fortuna, ma da una strategia di sopravvivenza lucida e spietata: restare incollati all’unica risorsa capace di tenerli in vita, il torrente.
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Il labirinto di roccia a 1.900 metri
La coppia era partita per un’escursione in una zona nota per la sua bellezza aspra e incontaminata.
Tuttavia, la montagna può trasformarsi in un attimo: la perdita dell'orientamento in un'area impervia – quella sotto la Forcella Spe – ha trasformato la loro passione in una trappola.
Il terreno, reso viscido dalle piogge recenti, e la coltre di nebbia che spesso avvolge queste altitudini, hanno impedito loro di ritrovare la via del ritorno, costringendoli a cercare un riparo di fortuna in un versante boschivo estremamente difficile da percorrere.
Il luogo del ritrovamento in una foto di repertorio
La scelta che ha salvato la vita
Perché sono ancora vivi? La risposta sta in una decisione fondamentale presa al secondo giorno di smarrimento.
Invece di tentare risalite disperate verso creste pericolose che avrebbero potuto portare al baratro, Davide e Chiara hanno scelto di non muoversi, stanziandosi nei pressi di un torrente, in prossimità dei ruderi di Casera Col Cadorin.
A 1.900 metri di quota, il corpo umano è sottoposto a uno stress enorme.
Di notte, la temperatura precipita regolarmente fino a 5-6 gradi, un freddo che, unito all'umidità costante generata dal corso d'acqua, mette a serio rischio di ipotermia chiunque non sia attrezzato per un bivacco prolungato.
Eppure, la vicinanza alla sorgente ha garantito loro la risorsa primaria: l'acqua.
Hanno protetto le proprie energie, limitando i movimenti e attendendo, con una lucidità rara, che i soccorritori li individuassero.
Davide e Chiara a Piazzanuova nel giorno del loro matrimonio
La grande mobilitazione
Le operazioni di ricerca, coordinate dal Soccorso Alpino, sono state incessanti.
Per giorni, l'elicottero, dotato di sensori termici e visivi, ha sorvolato costantemente le creste e le valli della zona, coadiuvato dalle squadre di terra della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco.
La vastità dell'area e la conformazione geologica, fatta di gole strette e fitta vegetazione, hanno reso la missione un lavoro da "ago nel pagliaio".
Il momento decisivo è arrivato questa mattina.
L'occhio esperto degli uomini del Soccorso Alpino, durante l'ennesimo passaggio a bassa quota, ha notato un movimento in una zona d'ombra, proprio vicino al torrente. L'atterraggio è stato immediato: i tecnici si sono calati con il verricello per raggiungere i due escursionisti.
Stamani il lieto fine
Al momento del recupero, Davide e Chiara erano stremati, provati da sei notti all'addiaccio, con segni evidenti di disidratazione e un forte stato di shock, ma incredibilmente vivi.
Dopo le prime cure sul campo, sono stati elitrasportati in ospedale.
I medici che li hanno in cura confermano che, pur necessitando di un periodo di recupero fisico e psicologico, non corrono pericolo di vita.
La vicenda di Davide CESARONI e Chiara PESARESI, oltre a rappresentare un enorme sollievo per le loro famiglie e per l'intera città di Osimo, con amici e familiari in comprensibile ansia per i protrarsi delle ricerche, offre una lezione preziosa per tutti gli amanti della montagna: la sopravvivenza, in condizioni estreme, passa per la calma, il risparmio di energie e la capacità di scegliere una posizione sicura dove poter essere visti.
Oggi, la montagna che li aveva stretti nella sua morsa, ha finalmente deciso di restituirli alla vita.
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