mercoledì, 10 giugno 2026

OMICIDIO CON LA FIOCINA A SIROLO: LA CORTE DI APPELLO AGGRAVA LA CONDANNA DA 18 A 22 ANNI

Inasprita la pena per l'imputato algerino Fatah MELLOUL, 29 anni, ritenuto responsabile del delitto del 23enne albanese Klajdi BITRI, aggravato dai futili motivi. I giudici di secondo grado hanno riconosciuto pienamente la responsabilità del ragazzo per la lite stradale del 27 agosto 2023 sfociata nel sangue sotto il Cònero. Respinta la tesi della difesa che sosteneva l'ipotesi dell'incidente preterintenzionale: decisivo l'atto deliberato dell'imputato di tornare all'auto per armarsi. Ora l'attesa per il possibile ricorso in Cassazione

Di Sandro Pangrazi | 10-Jun-2026 6 min di lettura
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OMICIDIO CON LA FIOCINA A SIROLO: LA CORTE DI APPELLO AGGRAVA LA CONDANNA DA 18 A 22 ANNI

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La Corte d'Assise d'Appello di Ancona ha aumentato stamani, da 18 a 22 anni di reclusione, la condanna a carico di Fatah MELLOUL, il 29enne di origine algerina accusato dell'omicidio volontario del 23enne albanese Klajdi BITRI. 
La decisione dei giudici di secondo grado ha così riformato parzialmente la sentenza emessa in primo grado del 21 gennaio 2025, accogliendo in toto le richieste della Procura generale.

La genesi del delitto: un pranzo insieme e la difesa dell'ex datore di lavoro
I fatti risalgono al pomeriggio del 27 agosto 2023, a Sirolo, in via Cilea, trafficata circonvallazione della cittadina sotto il Cònero. 
La dinamica ricostruita dagli inquirenti mette in luce il profondo legame tra la vittima e l'uomo aggredito:
La comitiva domenicale: essendo domenica, Klajdi BITRI, il fratello minore e l'ex datore di lavoro (un ristoratore della zona) avevano pranzato insieme e in auto si stavano muovendo in carovana.
Le auto in colonna: Klajdi viaggiava nella vettura che seguiva a ruota quella dell'ex titolare.
Il diverbio stradale: nei pressi di una rotatoria, a causa di un banale rallentamento, è scoppiata una banale contestazione sulla viabilità che ha coinvolto la vettura dell'imputato e quella del ristoratore.
L'aggressione e lo scudo: vedendo MELLOUL scendere dall'auto e iniziare a colpire il ristoratore con calci e pugni, Klajdi è a sua volta sceso immediatamente dalla propria macchina per intervenire in difesa dell'amico ed ex datore di lavoro, facendogli da scudo per sedare la lite.
L'atto deliberato: invece di desistere di fronte all'intervento del giovane, MELLOUL ha interrotto momentaneamente la colluttazione ed è ritornato sui propri passi per recuperare dall'auto un fucile da sub già carico. 
Un'azione descritta come una scelta lucida e deliberata, non un gesto casuale dettato dalla concitazione del momento.
Il colpo di fiocina: impugnata l'arma, l'algerino è tornato verso il gruppo e ha fatto fuoco a distanza ravvicinata, centrando al petto il 23enne che si era intromesso e uccidendolo quasi all'istante.

Fatah MELLOUL, 29 anni, algerino, scortato in aula per la sentenza di appello al processo per l'omicidio di Klajdi BITRI, albanese.

La fuga e la giornata di pesca a Falconara Marittima
L'elemento che forse più di tutti ha destato sconcerto nell'opinione pubblica riguarda la condotta tenuta dall'imputato subito dopo il colpo di fiocina. 
Dopo aver colpito a morte il 23enne, MELLOUL è risalito a bordo della sua vettura insieme alla fidanzata, allontanandosi indisturbato dal luogo del delitto.
Invece di nascondersi, la coppia ha percorso circa 30 chilometri per raggiungere la spiaggia di Falconara Marittima, meta abituale della coppia originaria tra Jesi e Monte San Vito. 
Lì il 29enne ha proseguito la sua domenica di sole e mare, arrivando perfino a riutilizzare lo stesso fucile da sub impiegato per l'omicidio per andare a pesca. 
È stato intercettato e arrestato dai Carabinieri del Norm di Osimo proprio sull'arenile in serata, ancora a torso nudo e con l'arma del delitto al seguito.

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Il legame con il territorio: perché Falconara?
La scelta della meta per la fuga non è stata casuale, ma legata al radicamento della coppia nella provincia di Ancona. 
MELLOUL e la fidanzata vivevano nell'entroterra, a Jesi, mentre il padre della ragazza risiedeva a Monte San Vito, a pochissimi chilometri da Falconara Marittima.
Il litorale falconarese rappresentava per i due una meta abituale per le domeniche al mare e quell'escursione a Sirolo era solo un modo di diversificare la routine. 
Nel folle tentativo di far finta che non fosse successo nulla, l'imputato ha cercato rifugio in un luogo familiare e frequentato, cercando di mimetizzarsi tra i bagnanti in un ambiente a lui noto.

Il profilo dell'imputato e la detenzione a Bologna
MELLOUL, detenuto presso la casa circondariale di Bologna fin dall'epoca dei fatti, è stato descritto nel corso delle indagini come un soggetto caratterizzato da una strutturata incapacità di contenere gli impulsi d'ira. 
Questo specifico tratto psicologico, unito alla freddezza mostrata nelle ore successive al delitto, ha pesato fortemente sulla valutazione della Corte nel definire la reazione del tutto sproporzionata e mossa da futili motivi.

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Il verdetto di secondo grado e la linea della difesa
Rispetto ai 18 anni inflitti in primo grado, i magistrati d'appello hanno deciso di inasprire la pena di ulteriori 4 anni per via del pieno riconoscimento dell'aggravante dei futili motivi, inizialmente esclusa.
I legali dell'imputato, gli avvocati Davide MENGARELLI e Sabrina STEFANELLI, hanno tentato fino all'ultimo di chiedere la derubricazione del reato in omicidio preterintenzionale, sostenendo che il colpo fosse partito in modo accidentale durante la colluttazione. 
Una tesi che la Corte ha respinto, confermando la piena volontà omicida proprio in virtù dell'allontanamento volontario per andare a prendere l'arma.

Le citazioni chiave del processo
La Procura Generale: "Un'azione punitiva nata da un banale rallentamento stradale, una reazione del tutto sproporzionata mossa da futili motivi."
Gli avvocati Davide MENGARELLI e Sabrina STEFANELLI: "Il colpo è partito in modo accidentale durante la colluttazione. MELLOUL non è sceso dall'auto con l'intenzione di uccidere, si è trattato di un tragico incidente."
I legali di parte civile (Famiglia BITRI): "Klajdi è morto da eroe per difendere un padre di famiglia. La condotta dell'imputato, sceso dall'auto già con l'arma carica, dimostra la piena volontà omicida."
Le relazioni peritali: "Il soggetto manifesta una marcata e strutturata incapacità di contenere gli impulsi d'ira di fronte a situazioni di stress o contrasto."

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Verso la Cassazione: si attendono le motivazioni
Il percorso giudiziario non si ferma con questo secondo verdetto. 
L'attenzione si sposta ora sul deposito delle motivazioni della sentenza da parte dei giudici della Corte d'Assise d'Appello.

Una volta pubblicate le motivazioni, i difensori di Fatah MELLOUL avranno la facoltà di studiare i dettagli del provvedimento per impostare il passo successivo. 
L'orientamento dei legali rimane volto a impugnare la decisione, promuovendo il ricorso in Cassazione per contestare la sussistenza della volontarietà del delitto e l'applicazione dell'aggravante dei futili motivi.

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