INCOMPATIBILE & INELEGGIBILE, FORIA GETTA LA SPUGNA: DIMISSIONI IN VISTA
La maledizione del Campana. La nomina "impossibile" del revisore dei conti grillino naufraga sotto il peso di almeno tre pasticci burocratici. Foria, consigliato a ripensarci, avrebbe richiesto il ritorno allo status quo. Il Centro-Sinistra costretto ad arretrare, il Centro Destra appare senza numeri... a pagare è il Campana, condannato a restare nel limbo tra i promessi ricorsi al Tar e i vuoti in organico

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di Sandro PANGRAZI
Sergio Foria ha rassegnato le dimissioni dal nuovo Cda dell'Istituto Campana?
La notizia, che trapela nelle ultime ore, se definitivamente confermata, sancisce il clamoroso dietrofront del designato in quota Centro-Sinistra; travolto da una bufera politica e legale e mediatica che avrebbe reso la sua nomina insostenibile ancor prima dell'insediamento.
Si chiude così, con un fallimento su tutta la linea, un episodio che lascia l'amministrazione GLORIO in forte imbarazzo e l'Istituto Campana in una paralisi decisionale senza precedenti, aggravata da ricorsi pendenti e incertezze normative che bloccano di fatto la ripartenza dell'Ente.
La "foglia di fico" delle dimissioni e la regia della maggioranza
Non tragga in inganno il riferimento ai motivi personali.
Quella che viene sbandierata come una scelta privata è, a tutti gli effetti, una "foglia di fico" politica.
La maggioranza di Centro-Sinistra, già scossa dalle turbolenze post-GABBANELLI, non poteva permettersi di trascinare il Comune in un’altra palude legale.
Si mormora, tra i corridoi della Sala Gialla, che siano stati gli stessi vertici della coalizione a consigliare vivamente a Foria il passo indietro.
Il rischio era troppo alto: dopo lo gabola sul consigliere uscente dalla maggioranza, un altro caso spinoso avrebbe decretato il fallimento definitivo di una gestione istruttoria che, sin dal primo minuto, ha mostrato falle macroscopiche.
Il tris di errori: incompatibilità, ineleggibilità e "pasticciaccio" istruttorio
Ma perché la nomina di FORIA è stata, sin dall'inizio, un suicidio politico?
La risposta sta in una triplice barriera normativa che chiunque, con un minimo di prudenza, avrebbe dovuto ravvisare prima di sottoporre il nominativo al voto.
In primo luogo, la permanenza nel ruolo di Presidente del Collegio dei Revisori; in secondo luogo, la carica di Assessore grillino nel comune confinante di Castelfidardo; infine la totale debolezza delle istruttorie comunali alla luce del famoso Decreto legislativo 39/2013. Un trittico di ostacoli che rendeva la nomina di FORIA non solo politicamente indifendibile e quindi giuridicamente fragile, ma un vero e proprio invito a nozze per qualsiasi ricorso amministrativo immediato.
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Il paradosso del "reset": il tentativo di riprendersi la poltrona di Revisore
La vicenda assume tratti quasi grotteschi se si guarda alla in particolare alla gestione della carica di Presidente del Collegio dei Revisori.
Sergio FORIA, dopo aver proposto delle dimissioni "lampo" per sanare (inutilmente) il conflitto di interessi - quelle fuori tempo massimo presentate venerdì - pare ora pronto al colpo di scena contrario: il ritiro delle dimissioni dal ruolo di Revisore.
Se confermato, sarebbe il tentativo di tornare allo status quo ante, come se nulla fosse successo.
Un "tasto reset" premuto freneticamente per tornare dove si era prima, sperando che la memoria dei cittadini sia corta quanto la lungimiranza di chi ha orchestrato queste nomine.
Un CdA fantasma: l’Istituto Campana ostaggio del "sub judice"
Il risultato di questo balletto è la paralisi dell'Ente più prestigioso della città.
Col consigliere FORIA impossibilitato a consigliare e quindi fuori dai giochi, il nuovo CdA si trova monco di un componente fondamentale.
E come se non bastasse, pende ancora come una spada di Damocle la posizione della consigliera Liana CHIAPPA, tuttora sub judice davanti al Tar promesso da Fratelli di Italia.
In questo scenario, il nuovo organo amministrativo è di fatto impossibilitato ad operare: non può eleggere un Presidente, non può deliberare, non può tracciare una linea programmatica.
Il Campana è, in questo momento, una nave senza timoniere, in balia delle onde di un’amministrazione che non riesce nessuno a mettere in moto per qualsiasi cammino.
La "prorogatio" forzata: il ritorno al passato per necessità
E ora? Con ogni probabilità, la città si ritrova a dover contare ancora sul CdA uscente, richiamato a un supplemento di lavoro in regime di prorogatio.
È la fotografia di una politica che annaspa: il vecchio consiglio è costretto a restare in sella perché il nuovo, nonostante le forzature, da Destra e da Sinistra, non riesce proprio a nascere.
Si prospettano tempi almeno medi, di settimane o mesi, considerata la pausa incombente di agosto, per sostituire il dimissionario FORIA e attendere i verdetti dei giudici su CHIAPPA, mesi in cui l'attività ordinaria del Campana sarà ridotta al lumicino.
Osimo resta a guardare, spettatrice di una commedia degli errori che, però, ha poco da ridere: perché quando a restare paralizzata è un'istituzione culturale, a rimetterci - come sottolineava la GIACCHETTI appena l'altro giorno - è l'intera comunità osimana.
Le ultime parole famose postate da FORIA il 3 luglio prima della marcia indietro
"Il Consiglio Comunale di Osimo, nella seduta del 2 luglio 2026, mi ha nominato Consigliere di Amministrazione dell'Istituto Campana per l'Istruzione Permanente.
Ringrazio l'Amministrazione comunale per la fiducia accordatami e accolgo questo incarico con entusiasmo, consapevole dell'importanza che l'Istituto Campana riveste per la cultura e la formazione permanente nel nostro territorio.
La nomina a Consigliere di Amministrazione mi ha imposto di rassegnare le dimissioni dalla carica di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, ruolo che ho ricoperto dal 2022.
Saluto con stima i colleghi revisori e ringrazio l'Istituto per questi anni di collaborazione.
Adesso si apre una nuova fase: portare il mio contributo professionale direttamente all'interno del Consiglio di Amministrazione dell'Ente".




