lunedì, 01 giugno 2026

DIAMANTI A GO GO, ASSOLTO MAURIZIO SACCHI: L'INCHIESTA BASATA SU TEOREMI DI REPORT INDIMOSTRATI

Clamoroso crollo delle accuse penali: la Guardia di Finanza ammette in aula di non aver mai effettuato stime sulle pietre, ricalcando acriticamente gli errori sui listini del programma televisivo. Mentre i grandi media nazionali censurano la notizia dell'assoluzione con formula piena, la denuncia di Paolorossi squarcia il territorio per gli 11 mesi di carcere preventivo subiti ingiustamente dall'imprenditore. Resta sul tavolo un gravissimo danno patrimoniale e una probabile richiesta di indennizzo allo Stato da 516mila euro avanzata da Sacchi

Di Sandro Pangrazi | 31-May-2026 7 min di lettura
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DIAMANTI A GO GO, ASSOLTO MAURIZIO SACCHI: L'INCHIESTA BASATA SU TEOREMI DI REPORT INDIMOSTRATI

 

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di Sandro PANGRAZI

Dopo 10 anni, il fatto non sussiste.
A decretarlo il giudice Dionisio PANTANO che il 19 dicembre scorso ha mandato assolto il loretano Maurizio SACCHI, ribaltando a 180° la narrazione accusatoria cara a REPORT sul processo noto come "Caso diamanti". 
Una delle più imponenti inchieste finanziarie degli ultimi anni, nata nel 2016 da una serie di puntate del programma Report su Rai 3, si è chiusa con il totale crollo delle accusate penali a carico dei vertici societari. Come svelato in un'inchiesta giornalistica a firma Ermes ANTONUCCI su Il Foglio, i documenti processuali e le ammissioni degli stessi investigatori hanno fatto emergere un inquietante circo mediatico-giudiziario: la Procura ha infatti blindato per anni l'impianto accusatorio basandosi su teoremi televisivi di Rai3 rivelatisi infondati, senza svolgere alcuna verifica indipendente! 
Mentre i grandi media nazionali hanno steso un velo di silenzio sul verdetto, la notizia è emersa in zona - teatro degli interessi del loretano Maurizio SACCHI - soltanto oggi grazie a un duro video-denuncia del Sindaco-strano di Filottrano, Luca PAOLOROSSI.

Ecco l'intervento in tema di Luca PAOLOROSSI: https://www.facebook.com/reel/1494482855710706 

Di seguito l'analisi dettagliata della vicenda: l'assoluzione con formula piena
Il Tribunale ha così assolto, a dicembre scorso e con formula piena, Maurizio SACCHI, loretano, fondatore e amministratore della Diamond Private Investment (DPI), per lungo tempo il maggiore imprenditore europeo nel trading dei diamanti. 
Il verdetto, emesso con la formula più ampia "perché il fatto non sussiste", ha cancellato le pesanti accuse di truffa aggravata e autoriciclaggio. 
Le carte processuali hanno dimostrato l'assoluta regolarità dei contratti stipulati tramite canali bancari che le due società leader si erano nettamente spartite sul territorio nazionale come concorrenti dirette.
Se la rivale IDB (Intermarket Diamond Business) si era legata prevalentemente agli sportelli di UniCredit e Banco BPM, la DPI di SACCHI operava in modo indipendente attraverso altri colossi come le filiali di Monte dei Paschi di Siena e Intesa Sanpaolo. 
E comunque prima di mettere in vendita le pietre come beni mobili materiali, ben 46 istituti partner, in tutta Italia, svolgevano regolari attività di due diligence a tutela di una marea di risparmiatori stimati in un esercito di 70.000 (30.000 con Maurizio SACCHI e 40.000 affiliati a Franco NOVELLI).
Di questi solo 50, dopo gli scoop di Report, lamentarono scarsa trasparenza.

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Il peso della custodia cautelare
Il verdetto assolutorio riapre una ferita profonda sul tema della carcerazione preventiva in Italia. 
Sulla scia del clamore sollevato dal programma televisivo condotto inizialmente da Milena GABANELLI, nel luglio 2020 la magistratura aveva fatto sequestrare le quote societarie e ordinato l'arresto dell'imprenditore marchigiano. 
SACCHI ha così subito ben 11 mesi di ingiusta custodia cautelare – suddivisi tra il carcere e gli arresti domiciliari – prima di tornare in totale libertà a fine maggio 2021. 
Una privazione della libertà drammatica e priva di presupposti solidi, patita anni prima di un processo celebrato a piede libero e conclusosi con il pieno riconoscimento della sua totale innocenza.

La dura censura e l'errore del listino Rapaport
La svolta decisiva è emersa davanti al Tribunale di Roma, dove il processo era stato trasferito per competenza territoriale. 
Sotto giuramento, gli stessi ufficiali della Guardia di Finanza, tra cui le Fiamme Gialle di Osimo, hanno dovuto ammettere in aula di non aver mai effettuato una consulenza di stima sulle pietre vendute, limitandosi a copiare la tesi di Report. 
La trasmissione aveva gridato alla truffa confrontando i prezzi dei diamanti da investimento con il listino Rapaport (che però indica solo i prezzi all'ingrosso per i commercianti). 
Viene così dimostrato l'errore grossolano della redazione di Report, come equiparare il prezzo del pesce all'ingrosso con quello di una pescheria d'eccellenza, omettendo di calcolare che nei prezzi della DPI erano inclusi costi reali e certificati come IVA, dogana, importazione, assicurazione, commissioni e custodia in caveau blindati.

Il silenzio dei media e il video di PAOLOROSSI
A fronte di un impianto accusatorio crollato in aula nel merito, la trasmissione guidata da Sigfrido RANUCCI ha liquidato l'assoluzione con un rapidissimo cenno nell'ultima puntata, provando a giustificare il fallimento del processo penale con la tesi della prescrizione e dei "poteri forti" bancari. 
Una narrazione smentita dai documenti del Tribunale. Il muro di silenzio eretto dai media nazionali è stato squarciato soltanto oggi nel territorio di casa nostra grazie all'intervento del Primo cittadino di Filottrano. 
Attraverso la propria pagina Facebook ufficiale, PAOLOROSSI ha denunciato la sproporzione tra la gogna mediatica subita dall'imprenditore e la realtà dei fatti (oltre al danno ingente subito) che restituiscono la figura di un cittadino pesantemente danneggiato dallo Stato.

Sanzioni societarie e rimborsi bancari
Il verdetto penale corregge definitivamente la distinzione tra i reati delle persone e le violazioni delle aziende. 
Se sul piano penale SACCHI è stato scagionato (così come accaduto per l'amministratore della concorrente IDB, Franco NOVELLI, con il conseguente dissequestro di 178 milioni di euro), sul piano commerciale rimangono attive le sole sanzioni dell'Antitrust. L'Autorità Garante aveva multato la DPI esclusivamente per una violazione amministrativa: non aver scorporato nel prezzo finale le singole voci di costo (Iva, sdoganamento, assicurazione) per una maggiore trasparenza. 
I risarcimenti civili milionari restano quindi interamente a carico delle banche partner, condannate non per una truffa penale degli imprenditori, ma per la carenza di trasparenza informativa dei propri dipendenti allo sportello.
Questo l'ammontare stimato dei valori in campo: quasi 2 miliardi (di euro) la cifra complessiva in gioco; un miliardo e mezzo il valore economico della raccolta operata da IDB e DPI nel complesso (giova ricordare che le due aziende erano tra loro concorrenti e non socie) e infine un miliardo e 200 milioni l'ammontare-record dei rimborsi effettivi sostenuti da Banco BPM, UniCredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi) per risarcire e liquidare i propri clienti.

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Il destino dei fondi e l'indennizzo personale
Sotto il profilo strettamente economico, il proscioglimento penale non restituirà la ricchezza aziendale al fondatore della DPI. 
Esattamente come stabilito per i 178 milioni della concorrente IDB, i capitali e i beni precedentemente congelati alla società non torneranno nella disponibilità privata degli amministratori scagionati, ma rimarranno saldamente vincolati all'interno del patrimonio delle rispettive procedure fallimentari. 
Questi fondi miliardari saranno utilizzati dai liquidatori per far fronte alle spese procedurali e per soddisfare i creditori iscritti al passivo, a partire dalle banche che richiederanno la surroga dei rimborsi anticipati ai clienti. 
A Maurizio SACCHI, come unico ristoro personale per il calvario subito, resterà così soltanto la facoltà di presentare formale richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione davanti alla Corte d'Appello. 
Una quantificazione economica che, calcolata su base giornaliera per gli 11 mesi di ingiusta privazione della libertà e per i connessi danni morali, incontra in Italia un tetto massimo invalicabile fissato dalla legge a 516.456,90 euro.

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