martedì, 14 luglio 2026

LA RECITA E' FINITA, L'OSIMANA (E GLORIO) VERSO IL BARATRO: DALLA CORDATA DEGLI IMPRENDITORI APPENA 3.000 EURO!

Il tavolo a Palazzo Comunale si è chiuso alle 21 con un fallimento totale e la sala di fatto deserta: sul piatto restano solo le macerie dei debiti di Campanelli e l'irrisoria colletta dell'imprenditoria cittadina pari a 9 centesimi ad osimano! Michela Glorio travolta politicamente dalla Caporetto sportiva, mentre si avvera la profezia amara dell'Assessore Andreoni

Di Sandro Pangrazi | 14-lug-2026 6 min di lettura
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Esclusiva a cura Sandro PANGRAZI

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L’Osimana Calcio è virtualmente morta. 
Il secondo e ultimo incontro del tavolo tecnico-politico a Palazzo Comunale si è concluso amaramente poco prima delle 21 con una fumata nerissima che dovrebbe decretare, inesorabilmente, la fine di 104 anni di storia GialloRossa. 
Fallito ogni tentativo di mediazione: sul tavolo restano solo le macerie dei debiti della gestione CAMPANELLI, il rifiuto dell'Fc Osimo 2011 a firmare fusioni kamikaze e un disinteresse totale della città, capace di racimolare non 150.000 euro, non 120.000 e neanche 60.000 ma appena 3.000 euro di aiuti. 
Mercoledì prossimo alle 19 scoccherà il gong finale della Lnd, ma senza le liberatorie di calciatori e tecnici il trapasso sportivo è già adesso tristissima realtà.

IL VERTICE DELLA DESOLAZIONE A PALAZZO
La recita è finita e le luci della sala consiliare si sono spente nel modo più inglorioso. 
La plastica immagine del fallimento si è palesata nelle stanze di Palazzo Comunale, dove a metterci la faccia sono rimasti soltanto in tre: l'avvocato Antonio OSIMANI, il Sindaco Michela GLORIOl e il Presidente Antonio CAMPANELLI. 
Intorno a loro, il vuoto pneumatico. 
Sostanzialmente ininfluenti le pochissime altre presenze di terzo o quarto piano, semplici spettatori non paganti e testimoni muti di un funerale sportivo già scritto. 
La riunione si è protratta stancamente per oltre due ore, nel nulla più assoluto, consumandosi nel tentativo sterile di rinfacciare responsabilità ormai inutili, mentre gli astanti lasciavano il Palazzo alla chetichella, ad uno a uno, fin verso le 21.

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UN MARTEDì DA RECORD con ben tre caffè in più: nella speranza di aver vissuto solo sei mesi e mezzo da incubo! Il saldo annuale 2026 è così salito a 215,85€, ovvero 1.12 centesimi al giorno!

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LA RESA DAVANTI AL NULLA COSMICO
L'avvocato OSIMANI e i "volenterosi" messi in campo per l'impresa – le vecchie glorie Adriano POLENTA e Franco FALCETTA – hanno dovuto alzare bandiera bianca davanti alla desolazione dell'aula e all'evidenza dei fatti. 
Mandati avanti come esploratori a ripulire le macerie, si sono scontrati con lo zero assoluto delle possibilità rimaste, allo sbaraglio senza alcun piano di fuga possibile. Un vuoto che ha inghiottito anche la fantomatica cordata degli imprenditori osimani di cui, per un'intera settimana, le cronache locali hanno ampiamente fantasticato, rivelatasi alla prova dei fatti l'ennesimo castello di carte. 
Il piano d'emergenza per traghettare il titolo verso l'Fc Osimo 2011 è colato a picco: Piero MARCHESINI e i suoi hanno eretto un muro invalicabile, dicendo un "no" monumentale all'idea di farsi fagocitare dalle pendenze della vecchia presidenza.

L'UMILIANTE REALTÀ DEI NUMERI: 9 CENTESIMI AD OSIMANO!
Di tutte le cifre possibili ipotizzate nei giorni scorsi come segno concreto a sostegno dell'iniziativa del Sindaco – si era partiti inizialmente da un bonus stimato di 120.000 euro, lievitato poi nelle indiscrezioni fino ad "almeno 150.000" – la brutale realtà ha mostrato la sua faccia più terribile e umiliante. 
Alle 21 sul piatto della realtà sono rimasti appena 3.000 euro in totale disponibili, racimolati dal presunto buon cuore della città. 
Facendo due rapidi calcoli matematici, parliamo dell'irrisoria media di appena 9 centesimi di euro a testa per ogni cittadino osimano. 
Una miseria che fotografa il disinteresse totale degli imprenditori e anche dei semplici cittadini, ormai anestetizzati o semplicemente stanchi di questa infinita agonia.

SVEGLIARSI ALL'8 LUGLIO: IL PECCATO ORIGINALE DI "PRIMAVERA" GLORIO
Certo è, comunque, che non è possibile accorgersi solo l'8 luglio delle drammatiche difficoltà dell’Osimana, quando si sono avuti mesi interi di tempo a disposizione per intervenire. 
Al limite una colletta, organizzata già a maggio e orchestrata direttamente dal Sindaco per salvare la memoria sportiva di cinque generazioni di osimani, avrebbe potuto risultare funzionale e mobilitare la piazza. 
Ma questo miracolo "lazzariano", tipo alzati e cammina, avrebbe avuto speranze di successo solo se fosse stato ideato e messo concretamente in campo in primavera, non certo riducendosi a rincorrere l'incendio a ridosso del gong federale.

LA PROFEZIA DELL'ASSESSORE ANDREONI E IL DANNO POLITICO PER LA GLORIO
Muore il club e la città perde la sua bandiera dopo 104 anni di storia, nel disinteresse pressoché generale. 
Se Campanelli paga per primo a livello personale e sul piano sportivo, è l'immagine stessa della città che esce pesantemente sconfitta, insieme a quella del Sindaco Michela GLORIO, co artefice del disastro. 
Una Caporetto politica che ha dato purtroppo ragione alla visione lungimirante dell’Assessore allo Sport Paola ANDREONI: l'esponente di Giunta, evidentemente consapevole di scogli finanziari del tutto insuperabili, aveva sconsigliato fino all'ultimo la GLORIO dal metterci la faccia e legare la morte societaria alla propria immagine personale. 
Certo, avventurandosi con colpevole ritardo in una giungla societaria senza averne cognizione, è stato il primo fatale errore di un Sindaco dimostratosi inadeguato a fronteggiare emergenze complesse, abbinando la propria incompetenza sportiva ed extra alla fine ingloriosa del club. 
L'equilibrismo si chiude con una sberla senza precedenti, che legherà per sempre il nome della GLORIO al fallimento del calcio osimano.

CHIOSA FINALE: UNA SCONFITTA PERSONALE, MA LA BANDIERA ERA GIÀ AMMAINATA
La fine dell'Osimana, a livello personale, rappresenta una sconfitta amarissima anche per la mia famiglia PANGRAZI. 
Una ferita profonda che scava nella memoria di mio nonno Galliano, che la fondò in quel lontano 4 marzo 1922, e di mio padre Ennio, dirigente per oltre un ventennio, ai tempi di Silvano PRINCIPI, nell'epoca d'oro del calcio GialloRosso. 
Questo trapasso colpisce anche il sottoscritto che, proprio ai tempi pionieristici di Radio Mantakas, trasse dall'Osimana e dalle prime storiche radiocronache dai campi di tutta Italia i primi rudimenti della professione giornalistica. 
Prendiamo atto però, con lucido realismo e immenso dolore, che l'Osimana ha smesso da tempo di esistere. 
Ha smesso di battere prima di tutto, e soprattutto, nei cuori degli osimani, che questa sera, con la loro lontananza, hanno preferito firmare questo silenzioso verdetto di apatia.

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