LA VERITA' DI KHEMAIES: "LUIGIA MI HA PUNTATO IL COLTELLO E MINACCIATO DI FARMI UCCIDERE"
La versione del 40enne tunisino al proprio legale: «Mi sono difeso». Luigia ha lottato fino all'ultimo, parando i fendenti alle braccia e all'addome: martedì l'esame autoptico chiarirà il numero preciso di coltellate subite. Per la Procura è omicidio volontario senza l'aggravante del femminicidio. E scoppia la bufera nazionale, il Ministro Roccella: "Serve il massimo rigore"

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di Sandro PANGRAZI
“Te ne devi andare di casa o ti farò uccidere”.
Spunta una minaccia di morte diretta e frontale nella clamorosa ricostruzione fornita da Sami KHEMAIES, il 40enne tunisino in carcere a Montacuto per il brutale omicidio della compagna Luigia FORTUNATO
L'uomo, assistito dall'avvocato d'ufficio ascolano Simone MATRAXIA, ha aggiunto un tassello pesantissimo al verbale d'interrogatorio, versione diramata da Ansa Marche: la 33enne cameriera di Cerignola, agitando un coltello da cucina al culmine di tre giorni di liti per futili motivi (il campo scuola estiva del loro bambino di 8 anni), lo avrebbe intimato di abbandonare immediatamente l'appartamento, paventando l'intervento di terzi contro di lui per farlo fuori.
La minaccia ravvicinata nell'appartamento
La tragedia si è consumata giovedì sera all'interno delle mura domestiche di via Bramante, a Loreto.
Tra i due è un corso da tempo l'ennesimo violento litigio per motivi legati alla gestione del bambino in ordine alla loro separazione di fatto.
Stando alla versione dei fatti fornita dall'arrestato, la tensione sarebbe salita oltre il livello di guardia quando Luigia FORTUNATO avrebbe impugnato un coltello da cucina: "Luigia mi ha minacciato puntandomi il coltello", ha messo a verbale il 40enne extracomunitario.
Secondo il suo racconto, la donna sventolava la lama urlandogli di andarsene subito se non voleva essere ucciso.
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La colluttazione e il disperato tentativo di difesa
KHEMAIES ha provato a giustificare l'orrore successivo parlando di una reazione istintiva e di un disperato tentativo di difesa.
L'uomo ha dichiarato agli investigatori di essersi ritrovato l'arma in mano solo dopo una breve colluttazione fisica, nata nel tentativo di strappare la lama dalle mani della moglie per non farsi colpire.
Una volta ottenuto il controllo del coltello, però, la reazione di KHEMAIES si è trasformata in una furia cieca e del tutto sproporzionata contro la donna.
La sequenza dei colpi e l'attesa dell'autopsia
La realtà emersa dai primi rilievi sulla scena del crimine racconta una storia di inaudita violenza, ben lontana dalla semplice legittima difesa.
Di fatto Luigia ha provato a difendersi con ogni briciolo di forza rimasto.
La donna ha tentato di parare i fendenti alzando le braccia e proteggendosi il corpo, prima di crollare a terra esanime sul pavimento.
È stata investita da una sequenza ravvicinata di colpi, stimati provvisoriamente tra i 10 e i 20, localizzati soprattutto alle braccia e all'addome.
Sarà l'autopsia, già fissata per martedì prossimo, a chiarire la reale entità del massacro e a stabilire l'esatta traiettoria dei colpi mortali.
Il messaggio agghiacciante inviato alla suocera
Un altro elemento chiave al vaglio degli inquirenti riguarda il comportamento tenuto da KHEMAIES subito dopo il delitto, prima di costituirsi in caserma a Porto Recanati.
L'uomo non ha prestato soccorso ma ha preso il telefono per rispondere a un sms della suocera, la quale in quel momento si trovava al sicuro insieme al nipotino di appena 8 anni.
Di fronte alle richieste della madre di Luigia, che non riusciva a mettersi in contatto con la figlia, il tunisino ha inviato una risposta lapidaria e raggelante:
“È morta, l'ho uccisa”.
Subito dopo è sceso in strada coperto di sangue, confessando il fatto ai passanti prima di consegnarsi ai Carabinieri.
Il cortocircuito giuridico e l'affondo del Ministro ROCCELLA
Questa specifica linea difensiva sembra per ora aver puntellato la contestazione giuridica della Procura di Ancona.
Il Pm Rosario LIONIELLO ha infatti escluso l'aggravante specifica del femminicidio, derubricando il caso a omicidio volontario, aggravato dall'uso dell'arma; ciò in assenza di un pregresso quadro accertato di sottomissione patriarcale.
Una decisione tecnica che continua a sollevare una bufera politica nazionale: il Ministro per la Famiglia Eugenia ROCCELLA è intervenuta con forza chiedendo che la magistratura applichi comunque "il massimo della severità e del rigore possibile" di fronte a un simile orrore contro le donne.
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