PISTOLE, SCOTCH E OMERTA': IL MISTERO DELLA RAPINA da 100.000€ "DIVENTATI" SOLO 1.500


di Sandro PANGRAZI
Ad un anno di distanza dalla rapina a mano armata consumata all'interno del capannone fidardense della FRANCIONI ROTTAMI Srl emergono dettagli inquietanti e retroscena inediti sulla violenta operazione di commando effettuata da tre banditi casertani il 9 aprile 2025 presso la storica azienda di recupero rottami, in zona industriale Cerretano.
L’indagine dei Carabinieri del Norm della Compagnia di Osimo, chiusa ufficialmente a gennaio 2026, ha portato alla denuncia per rapina aggravata in concorso e al conseguente rinvio a giudizio di quattro pluripregiudicati della provincia di Caserta, ma ha anche sollevato interrogativi che scuotono il distretto industriale tra Loreto e Castelfidardo: cosa è realmente accaduto, un anno fa, in quel capannone?
L’isolamento: fili tagliati e smartphone sequestrati
Il blitz nel deposito di via Recanatese non fu un semplice colpo estemporaneo, ma un’azione paramilitare.
Mentre tre uomini armati e travisati immobilizzavano i titolari, un dipendente e i due clienti (obiettivo del colpo) arrivati da Marcianise (Caserta) con del nastro adesivo da pacchi, i rapinatori mettevano in atto un piano preciso per "oscurare" la ditta.
Secondo quanto ricostruito, i malviventi avrebbero reciso i fili del telefono fisso e neutralizzando ogni possibilità di allarme immediato.
A questo si è aggiunto il furto sistematico degli smartphone di tutte le vittime. Un "bottino" collaterale che aveva una finalità tattica vitale: guadagnare minuti preziosi nella fuga.
Senza telefoni fissi e senza cellulari, le vittime — rimaste a lungo legate mani e piedi — hanno impiegato molto più tempo per liberarsi e chiedere aiuto, permettendo alla banda di Maddaloni di dileguarsi indisturbata.
L’errore fatale: la Fiat 500 sotto l'occhio dei varchi
A tradire i "professionisti della trasferta" è stata una scelta logistica rivelatasi catastrofica: l'utilizzo di una Fiat 500 bianca presa a noleggio.
L'utilitaria è stata infatti "agganciata" ripetutamente dalle telecamere dei varchi elettronici (OCR) del Comune di Castelfidardo non solo il giorno del colpo, ma mappata anche nei giorni immediatamente precedenti il colpo.
I filmati hanno mostrato l'auto effettuare sospetti passaggi in zona Cerretano: veri e propri sopralluoghi per studiare le abitudini dei proprietari e le vie di fuga dalla FRANCIONI.
I militari del Norm, insospettiti da quel veicolo estraneo al territorio che "pattugliava" via Recanatese, hanno così incrociato le targhe con i dati della società di noleggio.
Il Gps di bordo ha fatto il resto, confermando che l'auto era partita dal Casertano proprio in concomitanza con le date dei sopralluoghi e della rapina, mappando ogni sosta e ogni metro percorso fino al piazzale della FRANCIONI.

Il grande dubbio: rapinato quel c'era (1.500€) o un tesoretto in nero?
È qui che la cronaca si tinge di giallo. Secondo i verbali, i rapinatori avrebbero trovato in cassa e addosso ai sequestrati solo spiccioli, circa 1.500 euro in contanti sequestrati ai due clienti casertani.
Una cifra irrisoria, valevole giusto per le spese di viaggio, per un commando di professionisti che ha pianificato con cura i sopralluoghi e rischiato per questo una decina di anni di carcere.
Il sospetto degli investigatori del Norm è che l'entità del bottino sia stata, nella realtà ufficiale della denuncia, drasticamente e volutamente sottostimata.
Perché tagliare i fili del telefono e rischiare tutto per pochi spiccioli? L’ipotesi più verosimile è che la "soffiata" del basista, probabilmente uno dei tanti "padroncini" che fanno tappa alla FRANCIONI, fosse corretta: i clienti di Marcianise erano lì per un grosso affare e avevano realmente con sé decine di migliaia di euro in contanti. Forse sino a 1000.000€.
Se il denaro è stato effettivamente rubato, passando da una tasca all'altra dei casertani, ecco che le vittime potrebbero aver scelto di denunciare solo il minimo indispensabile, al fine di aggiungere al danno anche la beffa di un possibile intervento della Guardia di Finanza su transazioni non tracciate... preferendo quindi subire la ingente perdita, piuttosto che aggiungervi un'ispezione fiscale.
Verso il giudizio: caccia al basista e alla verità
Con il rinvio a giudizio formalizzato a gennaio 2026, i quattro indagati (tre esecutori e un palo) dovranno rispondere di rapina aggravata in concorso.
Ma mentre il processo si avvicina, resta un vuoto nell'inchiesta: l'identità del basista locale.
Chi ha venduto la dritta dell'appuntamento tra la FRANCIONI e i clienti campani?
E soprattutto, qual è la verità che ancora oggi, a un anno di distanza, le vittime preferiscono non raccontare fino in fondo?
Difficilmente la verità uscirà fuori anche in sede processuale.

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