IL PREZZO DELLA VERITA' VALE 5€, QUANTO UN COPIA E INCOLLA... E LE BELLE MA VUOTE PAROLE DELL'ORDINE
Tra i velluti delle Muse va in scena l'auto-celebrazione dell'OdG Marche: si predica etica, ma fuori vince il velinismo a 5 euro a pezzo. Mentre l'ente si auto-celebra con “Il prezzo della verità”, la realtà è un CTRL+C / CTRL+V che svuota la professione: perso un centinaio di iscritti in un anno, con l'Albo che scende a quota 2.061. Tra nuovi obblighi digitali e il rigore previsto per il 13 giugno, l’assemblea si chiude nel silenzio assordante sulla dignità economica, sempre inseguita, dei colleghi. In onda la solita parata di belle (ma vuote) parole


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di Sandro PANGRAZI
C’è un abisso che separa i velluti del Ridotto delle Muse, sede dell'ultima auto-celebrazione istituzionale, dalla scrivania di un collaboratore precario che confeziona "pezzi" a 5 euro l'uno.
Un abisso fatto di nobili parole e silenziosissime omissioni.
Il tema scelto quest'anno ne è la solare conferma.
“Il prezzo della verità”, con intervento conclusivo del solito noto Andrea VIANELLO, ha offerto la consueta cornice di prestigio a un’istituzione che da troppi anni sembra parlare a se stessa davanti a uno specchio.
Il Presidente Franco ELISEI ha ammonito, come da rituale, la platea dei colleghi: "Non diventate portatori sani di narrazioni altrui".
Un appello condivisibile, se non fosse che da decenni l'Ordine nazionale sembra chiudere entrambi gli occhi su un’informazione italiana e regionale fatta al 90-91% di "veline" istituzionali e aziendali, copiate e incollate senza mai invocare o almeno ricordare (tranne nelle occasioni ufficiali) il minimo filtro critico.
Mentre al Ridotto delle Muse si è parlato del "Prezzo della Verità", fuori, nelle redazioni locali sempre più svuotate e nei desk dei collaboratori a 5 euro a pezzo, la verità ha un prezzo bassissimo quanto inevitabile: quello di un semplice CTRL+C / CTRL+V.
La retorica dell’omogeneità economica: chi ci mette la faccia?
Nel corso della mattinata si è parlato della "necessità di criteri economici più omogenei anche per i pubblicisti".
Una frase fatta, un cavallo di battaglia antico, che suona sempre bene in un verbale d'assemblea, ma che solleva una domanda brutale: chi si impegna davvero per attuare questi buoni propositi?

Parole, parole, parole… soltanto parole… parole per te
Mentre l’Ordine si auto-celebra annunciando una multitudine di nuove collaborazioni accademiche e progetti europei, nulla dice su come costringere gli editori a pagare dignitosamente il lavoro. Editori, oltre tutto, ben contenti di un copia e incolla che non li espone a rischi risarcitori in caso di dispute giudiziarie.
Senza un potere sanzionatorio sui compensi o una denuncia pubblica delle testate "affamatrici", invocare l'omogeneità economica resta un esercizio di stile, una carezza nel senso del pelo a una categoria che per la prima volta sta diminuendo in proporzioni significative: i dati dell'ultimo anno parlano chiaro, con una flessione di 100 unità tonde tonde che porta il numero degli iscritti marchigiani a soli 2.061.
E anche a 100 tessere in meno da incassare (circa 15.000€ ma questo non è stato detto)
Il paradosso del 13 giugno: rigore per chi non ha pane
In compenso un ulteriore "giro di vite" arriverà a breve, il 13 giugno 2026 con l'ennesimo aggiornamento delle norme dettate dai nuovi regolamenti che sembrano non dover finir mai.
Si promette ai giornalisti marchigiani e italiani maggior rigore verso chi non adempie agli obblighi formativi e si pretendono pure maggiori competenze digitali avanzate, magari sull'Intelligenza artificiale.
È il paradosso del giornalismo moderno: si invoca, anzi si prevede che un professionista sia un esperto di algoritmi e cybersecurity, obbligandolo a corsi e aggiornamenti (che hanno un costo in tempo e risorse), mentre lo si lascia solo a trattare tariffe da fame con editori che lucrano proprio su quel "velinismo" acritico denunciato a parole ma accettato nei fatti.
Conclusioni malinconiche di chi è abituato ad autocompiacersi per missione
L’assemblea si è chiusa tra i soliti applausi e l'autocompiacimento del Direttivo; ma resta l'amaro in bocca.
Tra la "sensibilità umana" rivendicata anche dalla vice presidente Alessandra PIERINI e la realtà del precariato strutturale, passa la differenza che c'è tra un'istituzione che tutela i suoi iscritti e una che si limita a gestirne il declino con eleganza, girandosi distrattamente dall'altra parte...




