DA ASSENZA A IDENTITA': L'ORGOGLIO DI ESSERE SENZA TESTA
Mentre il celebre "Ritratto di vecchio" incanta l'Europa da Bruxelles, l'atrio del Comune celebra un paradosso unico: la scelta cinquecentesca di allestire un museo di marmi, benché acefali. Ecco trasformato un banale "cambio di guardia" dell'autorità di turno nel marchio identitario di un popolo


Se c’è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato in un’eterna attesa, è l’atrio del Palazzo Comunale.
Qui dodici statue romane di marmo accolgono osimani, turisti e visitatori con una particolarità che ha dato il soprannome all'intero popolo auximano: come tutti sanno sono tutte rigorosamente acefale.
Dietro l’immagine suggestiva di questi tronchi di marmo si nasconde, da secoli, grazie ai nostri padri, un mix di ingegneria antica e leggende popolari ma anche una precisa scelta d'immagine rinascimentale.
L’ingegneria del "ritratto intercambiabile"
La prima verità, quella archeologica, è meno cruenta di quanto si pensi.
Le statue dell'antica Auximum (quest'anno 2.309 anni di storia come "municipio" romano) non sono state decapitate per rabbia dai nemico della città ma nate, ad Osimo come in tutto l'Impero, per essere "componibili".
I romani erano maestri di praticità: il corpo veniva scolpito in serie, mentre la testa e le braccia erano realizzate a parte e fissate con perni di ferro in un alloggiamento a "V" sulle spalle.
Questo permetteva di aggiornare la statua con il volto del nuovo magistrato o dell'imperatore di turno senza dover scolpire un intero blocco di marmo da capo.

La leggenda dello sfregio e il posizionamento storico
Nonostante la spiegazione tecnica, la memoria popolare ha preferito per secoli la via del mito, narrando di invasioni barbariche o saccheggi medievali volti a umiliare una città, nel passato, fiera come poche.
La realtà storica ci dice però che la loro attuale collocazione è frutto di una precisa operazione culturale: tra il 1500 e il 1600, durante la ristrutturazione del Palazzo Comunale, la municipalità decise di trasformare l’atrio in una sorta di galleria di prestigio, allineando i dodici marmi per celebrare la grandezza romana della città.
Fu proprio questa esposizione pubblica a far nascere e quindi consolidare il celebre soprannome di "Senza Testa" come preciso identificativo.

Osimo e le sue statue in una vecchissima cartolina in bianco e nero
L’eccezione che conferma la regola: il "Ritratto di vecchio"
Se l’atrio è il regno dell'anonimato, l'ufficio del Sindaco custodiva sino a non molti anni fa, l’esatto opposto: la prova che la scultura romana sapeva catturare l’anima di un individuo con una precisione quasi fotografica.
Si tratta del celebre "Ritratto di vecchio" (metà del I secolo a.C.), un capolavoro assoluto del verismo repubblicano.
A differenza delle statue idealizzate, questo volto non nasconde nulla: le rughe profonde, la calvizie pronunciata e i segni del tempo sono esibiti con orgoglio, simboli di quella "auctoritas" che solo una vita dedicata al dovere poteva conferire.
È il volto di un uomo "tutto d'un pezzo", un magistrato o un veterano, che voleva essere ricordato per la sua saggezza e severità.
Ambasciatore osimano nel mondo
Proprio in queste settimane, mentre i dodici corpi acefali continuano a incantare i turisti nel cuore delle Marche, il "Ritratto di vecchio" ha lasciato temporaneamente Osimo per una missione diplomatica di altissimo livello.
La scultura è infatti la protagonista di una prestigiosa mostra internazionale a Bruxelles, dove rappresenta l'eccellenza archeologica italiana all'estero, mentre la città attende sempre la riapertura del proprio Museo Archeologico.
Un paradosso affascinante: mentre i corpi dei magistrati restano immobili e muti nell'atrio comunale, il volto di uno di loro continua, a distanza di duemila anni, a viaggiare e a raccontare, come un tempo, l'identità di Osimo all'Europa intera.




