IL CIMITERO DEGLI ORRORI, LA PISTA SI SPOSTA VERSO IL BUSINNES ILLECITO
A Scossicci salgono a 38 i resti nel fosso. Escluse le Messe nere o il gesto di un folle, Carabinieri e Forestali puntano anche sul traffico di chi avrebbe dovuto smaltire le carcasse

Non ha fine l’orrore che emerge dal fosso in località Scossicci, al confine tra Porto Recanati e Loreto; ormai parrebbe essere più o non solo un caso di maltrattamento multiplo, ma la vicenda assume i contorni di un’indagine complessa e ramificata, imperniata probabilmente sul businnes dello smaltimento.
Con l’ultimo ritrovamento di 10 ulteriori sacchi. avvenuto in ieri serata, il bilancio totale sale a 38 animali: 37 cani e un gatto, gettati via come rifiuti tra i rovi.
Oltre la follia e l'esoterismo
Inizialmente la natura macabra dei ritrovamenti aveva alimentato le ipotesi più oscure: dal gesto isolato di un folle seriale fino a possibili rituali legati a messe nere. Tuttavia, con il passare delle ore e l'aumento esponenziale delle carcasse — 3 sabato, 12 domenica, 13 lunedì (tra cui un gatto) e gli ultimi 10 di oggi — il quadro sta cambiando radicalmente.
Il numero impressionante dei resti, molti dei quali apparentemente datati e risalenti ad anni fa, sembra almeno escludere il fanatismo religioso o la crudeltà estemporanea.

Fonzie, il bastardino del canile di Osimo "Lilli e i vagabondi" che sabato pomeriggio ha permesso il ritrovamento
L'ombra della "truffa dei resti"
Le indagini, condotte dai Carabinieri di Civitanova Marche e dai Carabinieri Forestali del Cònero, si stanno concentrando su una pista probabile e molto più pragmatica e inquietante: quella economica.
Il sospetto degli inquirenti è che dietro quel fosso si celi l'attività sistematica di chi, per mestiere o incarico, avrebbe dovuto garantire il corretto trattamento delle salme animali e ha invece scelto la via del profitto illecito.
Abbandonare i resti in un punto non trafficato e discretamente impervio come il costone del cavalcavia autostradale, avrebbe permesso di incassare i costi del servizio (dai proprietari o dalle strutture) risparmiando sulle non piccole tariffe dell'incenerimento, fino ad ignorare le rigide procedure burocratiche.
Un "cimitero invisibile", forse attivo da lungo tempo, servito a far sparire le tracce di un giro d'affari costruito sul dolore dei proprietari e sulla dignità degli animali.
L'attesa per i rilievi scientifici
I volontari dell’Oipa, che oggi sono tornati nel fango per cercare nel terreno i microchip tra le ossa, attendono risposte dai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico di Tolentino.
Saranno gli esperti a confermare se quegli ormai 38 animali siano morti per cause naturali, prima di essere abbandonati o se vi sia stata violenza.
Intanto, la Procura di Macerata continua a coordinare le operazioni: i nuovi sacchi individuati stasera tra i rovi verranno recuperati non appena la luce e le condizioni del terreno lo permetteranno.
L’obiettivo è ora uno solo: rinvenire quanti più microchips possibili e incrociare i dati, se ancora leggibili, per risalire all’ultimo proprietario; da lì identificare il soggetto o la ditta che avrebbe dovuto gestire il fine vita di quegli animali.

I poveri resti recuperati nei giorni scorsi: in totale sono 37 carcasse di cani e 1 gatto
IL FOCUS: come funziona (e quanto costa) lo smaltimento legale
La legge italiana (Regolamento CE 1069/2009) classifica le carcasse di animali domestici come "Materiali di Categoria 1", ovvero rifiuti speciali ad alto rischio che devono essere smaltiti obbligatoriamente tramite incenerimento presso centri autorizzati.
I Costi: lo smaltimento legale ha un prezzo che varia in base al peso dell'animale. Per un cane di media taglia, tra certificato veterinario di decesso, trasporto e cremazione collettiva, la spesa può oscillare tra i 100 e i 250 euro.
Se si sceglie la cremazione singola con restituzione delle ceneri, i costi superano agevolmente i 400-500 euro.
La Procedura: ogni decesso deve essere denunciato all'ATS (ex ASL) per la cancellazione dall'anagrafe canina tramite il microchip. Il centro di raccolta deve emettere un documento di trasporto (documento commerciale) che traccia il viaggio della carcassa fino al forno crematorio.
I Rischi Penali: chi abbandona carcasse o gestisce illegalmente questi rifiuti rischia denunce per gestione illecita di rifiuti (D.Lgs. 152/2006) e, nel caso si accerti il dolo, il reato di maltrattamento o uccisione di animali.
Se il fatto è commesso da un'azienda del settore, scatta anche il reato di truffa ai danni dei proprietari che hanno pagato per un servizio mai avvenuto.

