sabato, 28 marzo 2026

CONCORSO PUBBLICO DELLA VERGOGNA: IL COMUNE "DIMENTICA" IL SOFTWARE A UNA CANDIDATA IPOVEDENTE E IL TAR BLOCCA TUTTO

Quasi mille iscritti, quattro posti reali e una candidata ipovedente rispedita a casa per "violenza burocratica". Il ricorso al Tar sbugiarda la narrazione di una Giunta che improvvisamente scopre come governare la realtà sia più difficile di elencare slogan

Di Sandro Pangrazi | 28-Mar-2026 4 min di lettura
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CONCORSO PUBBLICO DELLA VERGOGNA: IL COMUNE "DIMENTICA" IL SOFTWARE A UNA CANDIDATA IPOVEDENTE E IL TAR BLOCCA TUTTO

 

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di Sandro PANGRAZI

Se la politica fosse fatta solo di tweet, slide e tesi sulla giustizia sociale, la Giunta di Michela GLORIO sarebbe un modello di eccellenza. 
Ma la politica vera è, prima di tutto, amministrazione della realtà. E la realtà, al PalaBaldinelli lo scorso 5 febbraio, ha presentato un conto salatissimo alla narrazione della "Sinistra-Sinistra" osimana: un concorso pubblico per 7 posti da istruttore amministrativo finito nel caos, una candidata ipovedente discriminata e una procedura bloccata dai giudici amministrativi.

Con la fine della luna di miele elettorale, iniziano i problemi politici e amministrativi per la band-GLORIO

La retorica del "posto fisso" e i numeri della disperazione
I numeri iniziali parlavano molto chiaro: 919 iscritti per uno stipendio da 23.175€ lordi annui (pari a circa 1.700€ netti al mese). 
Una massa critica di quasi mille persone pronta a tutto per agguantare la stabilità del Comune. 
Ma dietro il paravento della selezione meritocratica, la Giunta GLORIO ha gestito una "lotteria sociale" crudele: tolte le 3 riserve di legge (militari, servizio civile, disabili), restavano appena 4 posti per la libera concorrenza. 
Una probabilità di successo dello 0,4%, pure sbandierata ai quattro venti come un successo epocale! 
In realtà il solito imbuto strettissimo, dove lo Stato - in questo caso il Comune - dovrebbe garantire la massima trasparenza e soprattutto la massima solidarietà, se non spontanea... almeno per legge.

Il naufragio dell’inclusione "a parole"
È qui che la critica politica si fa feroce. Com'è possibile che un'Amministrazione appena eletta che ha fatto dell’abbattimento delle barriere e della tutela delle fragilità il proprio "core business" elettorale, sia inciampata su un banale tablet? 
La Commissione d'esame (presieduta dall’arch. Manuela VECCHIETTI, con la dott.ssa Anna TIBERI, l’ing. Filippo SAMPAOLESI e il segretario dott. Davide SIMONETTI) e la società DROMEDIAN Srl sapevano sin dall'inizio della presenza "ingombrante" della candidata ipovedente. 
Sapevano, ma hanno preferito la comodità della standardizzazione alla complessità del diritto.
Consegnare un dispositivo standard a chi non può vedere è un atto di violenza burocratica. Vedere i funzionari comunali allargare le braccia in segno di imbarazzata impotenza davanti alla protesta della donna è l'immagine plastica del fallimento di una Giunta che predica bene ma razzola malissimo. 
La candidata non ha chiesto privilegi: ha chiesto di poter scrivere e leggere. Le è stato risposto con il silenzio della tecnica.

Due mesi di fumo e imbarazzo a Palazzo comunale
Dalla fuga della candidata dal PalaBaldinelli verso gli studi legali sono passati quasi due mesi. 
Sessanta giorni in cui la Giunta GLORIO si è trincerata, al solito, ma ormai è quasi normale, dietro un silenzio assordante. Nel frattempo nessuna assunzione, nessuna graduatoria, nessun chiarimento. 
Solo voci di corridoio che confermano l'impiccio burocratico.
Questa, ad oggi, è la tegola più pesante per Michela GLORIO: la scoperta che la sua Amministrazione è "smart" solo nell'estetica, ma terribilmente vecchia e insensibile nella sostanza. 
Il ricorso al Tar non è stato solo un atto legale, è la denuncia di un tradimento politico. 
Si è tradito il patto con i cittadini più fragili in nome di una gestione appaltata a società esterne che sembrano ignorare i principi costituzionali del concorso pubblico.

Vincenzo POLIDORI e l'arte del Culo

Conclusione: la Regina (come piacerebbe al Maestro POLIDORI) è nuda
Il concorso di Osimo è oggi il simbolo di una Sinistra che ha perso il contatto con la realtà. 
Si parla a perdifiato di quote rosa e disabilità nei salotti ma si nega un software di ingrandimento in un palazzetto dello sport. 
La sedia rimasta vuota al PalaBaldinelli è il monumento all'incoerenza di chi pensa che governare significhi solo enunciare buoni propositi. 
Mentre il Tar deciderà il destino di quei 7 posti, la sentenza politica è già scritta: l'amministrazione GLORIO sta fallendo, con un certo clamore inaspettato dopo soli nove mesi, la prova di civiltà più importante.
Osimo si conferma tristemente città del Culo (politico)

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