CONCORSO PUBBLICO DELLA VERGOGNA: IL COMUNE "DIMENTICA" IL SOFTWARE A UNA CANDIDATA IPOVEDENTE E IL TAR BLOCCA TUTTO
Quasi mille iscritti, quattro posti reali e una candidata ipovedente rispedita a casa per "violenza burocratica". Il ricorso al Tar sbugiarda la narrazione di una Giunta che improvvisamente scopre come governare la realtà sia più difficile di elencare slogan


di Sandro PANGRAZI
Se la politica fosse fatta solo di tweet, slide e tesi sulla giustizia sociale, la Giunta di Michela GLORIO sarebbe un modello di eccellenza.
Ma la politica vera è, prima di tutto, amministrazione della realtà. E la realtà, al PalaBaldinelli lo scorso 5 febbraio, ha presentato un conto salatissimo alla narrazione della "Sinistra-Sinistra" osimana: un concorso pubblico per 7 posti da istruttore amministrativo finito nel caos, una candidata ipovedente discriminata e una procedura bloccata dai giudici amministrativi.

Con la fine della luna di miele elettorale, iniziano i problemi politici e amministrativi per la band-GLORIO
La retorica del "posto fisso" e i numeri della disperazione
I numeri iniziali parlavano molto chiaro: 919 iscritti per uno stipendio da 23.175€ lordi annui (pari a circa 1.700€ netti al mese).
Una massa critica di quasi mille persone pronta a tutto per agguantare la stabilità del Comune.
Ma dietro il paravento della selezione meritocratica, la Giunta GLORIO ha gestito una "lotteria sociale" crudele: tolte le 3 riserve di legge (militari, servizio civile, disabili), restavano appena 4 posti per la libera concorrenza.
Una probabilità di successo dello 0,4%, pure sbandierata ai quattro venti come un successo epocale!
In realtà il solito imbuto strettissimo, dove lo Stato - in questo caso il Comune - dovrebbe garantire la massima trasparenza e soprattutto la massima solidarietà, se non spontanea... almeno per legge.
Il naufragio dell’inclusione "a parole"
È qui che la critica politica si fa feroce. Com'è possibile che un'Amministrazione appena eletta che ha fatto dell’abbattimento delle barriere e della tutela delle fragilità il proprio "core business" elettorale, sia inciampata su un banale tablet?
La Commissione d'esame (presieduta dall’arch. Manuela VECCHIETTI, con la dott.ssa Anna TIBERI, l’ing. Filippo SAMPAOLESI e il segretario dott. Davide SIMONETTI) e la società DROMEDIAN Srl sapevano sin dall'inizio della presenza "ingombrante" della candidata ipovedente.
Sapevano, ma hanno preferito la comodità della standardizzazione alla complessità del diritto.
Consegnare un dispositivo standard a chi non può vedere è un atto di violenza burocratica. Vedere i funzionari comunali allargare le braccia in segno di imbarazzata impotenza davanti alla protesta della donna è l'immagine plastica del fallimento di una Giunta che predica bene ma razzola malissimo.
La candidata non ha chiesto privilegi: ha chiesto di poter scrivere e leggere. Le è stato risposto con il silenzio della tecnica.

Due mesi di fumo e imbarazzo a Palazzo comunale
Dalla fuga della candidata dal PalaBaldinelli verso gli studi legali sono passati quasi due mesi.
Sessanta giorni in cui la Giunta GLORIO si è trincerata, al solito, ma ormai è quasi normale, dietro un silenzio assordante. Nel frattempo nessuna assunzione, nessuna graduatoria, nessun chiarimento.
Solo voci di corridoio che confermano l'impiccio burocratico.
Questa, ad oggi, è la tegola più pesante per Michela GLORIO: la scoperta che la sua Amministrazione è "smart" solo nell'estetica, ma terribilmente vecchia e insensibile nella sostanza.
Il ricorso al Tar non è stato solo un atto legale, è la denuncia di un tradimento politico.
Si è tradito il patto con i cittadini più fragili in nome di una gestione appaltata a società esterne che sembrano ignorare i principi costituzionali del concorso pubblico.

Vincenzo POLIDORI e l'arte del Culo
Conclusione: la Regina (come piacerebbe al Maestro POLIDORI) è nuda
Il concorso di Osimo è oggi il simbolo di una Sinistra che ha perso il contatto con la realtà.
Si parla a perdifiato di quote rosa e disabilità nei salotti ma si nega un software di ingrandimento in un palazzetto dello sport.
La sedia rimasta vuota al PalaBaldinelli è il monumento all'incoerenza di chi pensa che governare significhi solo enunciare buoni propositi.
Mentre il Tar deciderà il destino di quei 7 posti, la sentenza politica è già scritta: l'amministrazione GLORIO sta fallendo, con un certo clamore inaspettato dopo soli nove mesi, la prova di civiltà più importante.
Osimo si conferma tristemente città del Culo (politico)




