ERGASTOLO CONFERMATO, IN FUGA ARIANNA ORAZI, FIGLIA ASSASSINA LA DONNA ARRESTATA IN VENETO, A 260 KM. DAL CARCERE DI BOLLATE

Dalla Cassazione via libera, mercoledì, al “fine pena mai” per la 53enne di Montecassiano condannata con il figlio Enea Simonetti (27 anni di reclusione) e il padre Enrico Orazi (4 anni e mezzo) per l’omicidio di Natale della madre, nonna e moglie Rosina Carsetti. Pronunciata la 39° sentenza femminile, a vita, in corso di espiazione in Italia, la prima ad una marchigiana. Ergastolo richiesto anche per l’infermiere di Offida Leopoldo Wick, accusato di aver ucciso, tra il 2017 e il 2019, ben 8 anziani ospiti della locale casa di riposo e di aver tentato altri quattro omicidi!
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In fuga dopo la conferma dell’ergastolo da parte della Cassazione; anzi forse no… ma cambia poco.
Arianna ORAZI, 53 anni, condannata in via definitiva l’altro giorno per l’omicidio della madre Rosina CARSETTI, 78 anni, è stata rintracciata, bloccata e arrestata dai Carabinieri di Piove di Sacco (Padova) nel pomeriggio di ieri.
A scoprire l’allontanamento dall’abitazione nel Pesarese, abitata dalla donna dopo la vicenda del Natale 2020, erano stati i Carabinieri incaricati di eseguire l’ordine di carcerazione a vita.

Secondo Olindo DIONISI, avvocato della ORAZI, non si sarebbe trattato di un tentativo di fuga ma piuttosto il tentativo di costituirsi presso il carcere di Bollate (Milano), peraltro distante circa 260 chilometri dal luogo dell’arresto.
“Arianna non è assolutamente fuggita – ha spiegato il legale – ma già mercoledì sera si è presentata in carcere per costituirsi. Semplicemente non è stata arrestata in quanto la carcerazione, a poche ore dalla sentenza, non risultava ancora alla Direzione. Oggi si sarebbe ripresentata a Bollate dove nel frattempo è sopraggiunto l’ordine di carcerazione… Ora invece sarà associata temporaneamente al carcere di Venezia”.
Con Arianna ORAZI finiranno in carcere anche il figlio Enea SIMONETTI (condannato a 27 anni per l’omicidio della nonna) e il marito della poveretta Enrico ORAZI, condannato assai più lievemente, a confronto di figlia e nipote, a 4 anni e sei mesi per maltrattamenti e simulazione di reato.
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Alla data del 30 aprile 2024, secondo i dati del Ministero della Giustizia, erano 2.649 (4.32% della popolazione carceraria) le donne presenti negli istituiti italiani su un totale di 61.297 persone recluse.
E sono invece 39, con la montecassianese Anna ORAZI, arrestata giovedì pomeriggio dai Carabinieri di Piove di Sacco (Padova), le ergastolane recluse nei vari carceri, mentre altre 72 donne stanno scontando una condanna significativa ad oltre i 20 anni.
Si tratta perlopiù, di terroriste o affiliate a organizzazioni criminali di tipo mafioso. Dodici su trentanove le carcerate sottoposte al 41bis, tutte ristrette nell’istituto penale dell’Aquila: vivono in uno stato di isolamento assoluto.
Ogni reclusa condannata al “fine pena mai” porta sempre con sé una storia di violenze e dolore.
Una delle ultime a varcare la soglia di una cella senza ritorno è la 36enne Luana CAMMALLERI finita dentro ad aprile ’24 per aver ucciso il marito, in complicità con l’amante. Il cadavere dell’uomo, un imprenditore agricolo del Palermitano, non è mai stato rinvenuto.
Condannata in via definitiva all’ergastolo è pure la 74enne di Fagnano Olona (Varese) Melita AINA, anch’essa accusata di aver ucciso il consorte in concorso con altre due persone, il 12 aprile del 2014, a Somma Lombardo, in provincia di Varese.
La donna è rinchiusa nella Casa circondariale di Como, accusata di essere la mandante dell’omicidio; si è sempre proclamata innocente mentre i due esecutori, di origini tunisine, sono fuggiti all’estero.
Rosa BAZZI, oggi 61 anni, condannata con il marito Olindo ROMANO per la strage di Erba (avvenuta l’11 dicembre del 2006, dove morirono quattro persone) sconta il suo ergastolo nel carcere modello di Bollate (Milano).

Tra le madri finite dietro le sbarre per aver ucciso figli c’è anche Veronica PANARELLO che nel 2014 a Santa Croce Camerina, nel Ragusano, strangolò il figlio Loris STIVAL, appena 8 anni, con delle fascette di plastica, lasciandone il cadavere in un canalone, a quattro chilometri dalla scuola che frequentava. Disse di meritare l’ergastolo, ma alla fine fu condannata a 30 anni.
In carcere a scontare il “fine pena mai” si trovano anche le sorelle Silvia e Paola ZANI, di 30 e 22 anni, condannate (con Mirto MILAN, compagno di Silvia) per l’omicidio della madre Laura ZILIANI, ex vigilessa di Temù, in provincia di Brescia, strangolata nella notte del 7 maggio 2021 e poi gettata in un fiume.
Ma non ci sono solo le “madri assassine”. Al 41bis, ristrette in una cella singola con una branda, un tavolo e una sedia incollata al pavimento, sorvegliate a vista dagli agenti di polizia penitenziaria perché ritenute pericolosissime, ne sono in dodici.
Tra loro Teresa DE LUCA BOSSA, la prima “Lady camorra” della storia criminale italiana (ha ispirato il personaggio di Scianel in Gomorra), finita dentro nel giugno del 2000 con altri 79 camorristi accusati di aver partecipato all’uccisione, con un’autobomba, del pregiudicato Luigi AMITRANO.
Nella lista “nera” delle recluse troviamo anche Nella SERPA, detta “la bionda”, arrestata nel marzo del 2012; una vera e propria boss della ‘ndrangheta di Paola (nel Cosentino) sorella di Pietro, ucciso da una cosca avversaria nel 2003, dal quale ha “ereditato” gli affari della ‘ndrina, tra cui un fiorente traffico di droga.
Maria LICCIARDI, 73 anni, è conosciuta anche ‘a Piccerella (la piccolina, in napoletano), membro dell’associazione criminale “Alleanza di Secondigliano” arrestata dai Carabinieri all’aeroporto romano di Ciampino mentre cercava di scappare, il 7 agosto 2021, dopo due anni di latitanza: è ritenuta responsabile di aver organizzato un traffico di droga e dato vita al racket delle estorsioni in diversi quartieri di Napoli, oltre di aver ordinato la morte di esponenti di cosche nemiche.
Carcere duro anche per l’anarchica Nadia Desdemona LIOCE, già esponente di spicco delle Nuove Brigate Rosse; condannata tra l’altro per aver fatto parte del commando che uccise i giuristi Massimo D’ANTONA nel 1999 e Marco BIAGI nel 2002.
Con lei, in altre celle, anche le brigatiste Laura PROIETTI e Diana BLEFARI, condannate per gli stessi delitti.
Da oggi in cella a Venezia anche Anna ORAZI, la prima e unica marchigiana ristretta attualmente all’ergastolo.
Sul versante maschile proprio oggi la Procura generale di Perugia ha disposto per Leopoldo WICK (nel processo di revisione ordinato dalla Cassazione) ex infermiere presso una casa di riposo di Offida (Ascoli Piceno), la richiesta dell’ergastolo.
L’uomo è accusato di ben 8 omicidi volontari e 4 tentati, tra gennaio 2017 e febbraio 2019, ai danni degli anziani pazienti ospiti della Rsa ascolana.
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