mercoledì, 11 febbraio 2026

L'OMBRA DI UNO SQUILIBRATO DIETRO IL MASSACRO DI SCOSSICCI? DECISIVO IL FIUTO DI FONZIE PER SCOPRIRE L'ORRORE

Non un semplice smaltimento illecito, ma forse il gesto seriale di una mente disturbata. Mentre la conta delle vittime sale a 28 (27 cani e 1 gatto) la caccia ai microchip nel terreno e le autopsie diventano le chiavi per incastrare il colpevole

Di Sandro Pangrazi | 11-Feb-2026 3 min di lettura
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L'OMBRA DI UNO SQUILIBRATO DIETRO IL MASSACRO DI SCOSSICCI? DECISIVO IL FIUTO DI FONZIE PER SCOPRIRE L'ORRORE

Il giallo di Scossicci ha ormai superato i confini della cronaca locale per trasformarsi in un caso di studio sulla crudeltà umana.

Con la chiusura del terzo sopralluogo effettuato dai Carabinieri Forestali del Cònero, il bilancio finale ha raggiunto una cifra che toglie il fiato: addirittura 27 cani e anche un gatto.

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Ventotto anime spezzate e sigillate in sacchi neri dell’immondizia o buste di crocchette per animali, abbandonate lungo la scarpata del cavalcavia della A14, nei pressi dell’ex Nuovo Pignone.

Un cimitero di plastica che sarebbe rimasto invisibile chissà per quanto tempo se non fosse stato per un eroe a quattro zampe inaspettato.


Il fiuto della verità: il ruolo di Fonzie

La svolta in questa vicenda porta il nome di Fonzie, un piccolo ospite del canile comunale "Lilly e i vagabondi" di Osimo. Sabato scorso, appena ricevuto il cibo, Fonzie non sapeva che la sua passeggiata pre-affido con la volontaria Manuela PALLOTTA sarebbe diventata un atto di giustizia.

È stato il suo fiuto infallibile a farlo abbaiare e quindi trascinare la volontaria verso una busta che nascondeva i resti di un pastore maremmano, morto da pochi giorni. Senza la determinazione di questo cane – che nonostante il passato in canile ha mantenuto un istinto straordinario – l’orrore di Scossicci sarebbe stato probabilmente cancellato dal tempo o dalle periodiche pulizie autostradali.

Nell'ingrandimento le zampe posteriori del povero Maremmano tenute insieme da legacci


La pista dello squilibrato e il giallo dei microchip

La Procura di Macerata e i Carabinieri Forestali battono ogni pista possibile ma una più delle altre: l'azione di un soggetto affetto da gravi turbe psichiche o da una forma patologica di fobia verso gli animali.

Un'ipotesi più plausibile rispetto a riti esoterici o Messe nere pure ipotizzati, alimentata dalla serialità e dal numero esorbitante di carcasse, che escludono l'incidente isolato.

Le indagini si scontrano però con una difficoltà tecnica non indifferente: i microchip identificativi non sono stati rinvenuti sui corpi. Lo stato scheletrico di gran parte delle vittime, dovuto al tempo trascorso e ai processi di decomposizione, ha reso vana la scansione immediata sui resti.

Tuttavia, la ricerca non si ferma: gli inquirenti prevedono nuovi accertamenti per setacciare l'area, con l'obiettivo di individuare i dispositivi eventualmente dispersi nel terreno circostante.

Trovare anche un solo chip significherebbe poter risalire alla proprietà dell'animale e, di conseguenza, ricostruire la catena di passaggi che ha portato la povera bestia nelle mani dello squilibrato.

I sacchi bianchi in cui i Carabinieri forestali hanno raccolti i resti animali ritrovati: 27 cani e 1 gatto


La scienza per dare un nome al colpevole

Mentre la smentita ufficiale sulle decapitazioni ha allontanato lo spettro di macabri rituali, resta l'inquietante dettaglio di almeno un cane ritrovato con le zampe legate. Il caso è ora interamente nelle mani dell'Istituto Zooprofilattico di Tolentino. Le autopsie saranno fondamentali per determinare:

Cause del decesso: se gli animali siano stati avvelenati, picchiati o lasciati morire di stenti.

Profilo biologico: l'età e la razza delle vittime, per capire se si tratti di animali prelevati dalla strada o sottratti a proprietari privati.

Tempistica degli abbandoni: la zona viene ripulita dai mezzi autostradali almeno un paio di volte l'anno (lungo lo stradone verso "Sorbellì"), il che conferma che i depositi sono relativamente recenti.

La comunità di Porto Recanati e i volontari di Osimo chiedono ora che i rilievi scientifici e la ricerca dei chip nel terreno permettano di stringere il cerchio. In questa storia di oscurità e follia, resta la luce di Fonzie, il cane che ha dato dignità a 28 compagni di sventura che non avevano più voce.

Fonzie accarezzato dalla nuova padroncina!

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