VIA GATTUCCIO, SI CONTINUA AD ARARE NEL CAMPO CONTAMINATO A FERRAGOSTO
Esposto anonimo di otto pagine fa scattare l'allarme in periferia, tra via Moro e via Ungheria: due scarichi di substrato vegetale, contaminato da tubi per l'irrigazione. Sotto la lente quattro cumuli di materiale plastico non biodegradabile pronti a contaminare la vallata con le prime piogge. Si cercano i responsabili tramite le telecamere stradali: si rischia la denuncia penale
Di Sandro Pangrazi
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24-ago-2026
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5 min di lettura

https://www.facebook.com/alsolitoposto.osimo
di Sandro PANGRAZI
Anonimo ma ricco di informazioni all'apparenza oggettive.
Un fitto dossier fotografico di otto pagine, contrassegnato dalla dicitura "informazione pubblica", ha fatto scattare nelle ultime ore una vera e propria squadra operativa d'emergenza ambientale alle porte della città, zona Gattuccio, tra via Moro e via Ungheria.
Destinatari della pesantissima segnalazione sono i vertici regionali dell'Arpa, la Polizia Locale, la locale Stazione dei Carabinieri e il Comando dei Carabinieri Forestali di Ancona.
Al centro dell'esposto c'è un'area rurale sita in periferia, Via Gattuccio, precisamente nei terreni antistanti le abitazioni comprese entre i civici 16 e 18.
È qui che i rilievi fotografici allegati dai cittadini hanno immortalato il danno ambientale: quattro mastodontici cumuli di materiale scuro, mappati e accuratamente cerchiati nel verbale con precise frecce rosse.
Un fitto dossier fotografico di otto pagine, contrassegnato dalla dicitura "informazione pubblica", ha fatto scattare nelle ultime ore una vera e propria squadra operativa d'emergenza ambientale alle porte della città, zona Gattuccio, tra via Moro e via Ungheria.
Destinatari della pesantissima segnalazione sono i vertici regionali dell'Arpa, la Polizia Locale, la locale Stazione dei Carabinieri e il Comando dei Carabinieri Forestali di Ancona.
Al centro dell'esposto c'è un'area rurale sita in periferia, Via Gattuccio, precisamente nei terreni antistanti le abitazioni comprese entre i civici 16 e 18.
È qui che i rilievi fotografici allegati dai cittadini hanno immortalato il danno ambientale: quattro mastodontici cumuli di materiale scuro, mappati e accuratamente cerchiati nel verbale con precise frecce rosse.

Inquinamento da plastica nel giardinaggio: residui di vecchi cartellini, tubicini per l'irrigazione e microplastiche si mescolano alla terra e ai cubetti di torba esausti, evidenziando la difficoltà di riciclo nei materiali agricoli.
Il doppio blitz a ridosso di Ferragosto
Secondo quanto emerso dai dettagli della segnalazione inviata via mail dai cittadini, non si è trattato affatto di un caso isolato.
I pirati ambientali hanno colpito il territorio osimano per ben due volte consecutive, muovendosi nell'ombra per evitare i controlli.
Un primo scarico furtivo è avvenuto qualche giorno prima di Ferragosto, seguito da un secondo blitz fulmineo nella notte di domenica 15 agosto.
In entrambe le occasioni, i responsabili hanno utilizzato un camion per il trasporto terra di grandi dimensioni, scaricando furtivamente un'ingente quantità di cumuli a ridosso delle case.
I pirati ambientali hanno colpito il territorio osimano per ben due volte consecutive, muovendosi nell'ombra per evitare i controlli.
Un primo scarico furtivo è avvenuto qualche giorno prima di Ferragosto, seguito da un secondo blitz fulmineo nella notte di domenica 15 agosto.
In entrambe le occasioni, i responsabili hanno utilizzato un camion per il trasporto terra di grandi dimensioni, scaricando furtivamente un'ingente quantità di cumuli a ridosso delle case.
Non è letame: l'ombra del vivaismo selvaggio
In un primo momento, le immagini panoramiche scattate a fondo valle avrebbero potuto far pensare a un classico (seppur irregolare) stoccaggio di reflui zootecnici o stallatico agricolo.
Ma le analisi preliminari contenute nel documento ufficiale smentiscono categoricamente questa ipotesi, tratteggiando uno scenario ben più inquietante per la salute del suolo.
Il testo dell'esposto parla chiaro: si tratta di un ingente quantitativo di terreno e substrato vegetale fortemente contaminato da materiale plastico non biodegradabile.
All'interno delle zolle sono minutamente dispersi centinaia di tubicini in plastica per l'irrigazione a goccia, residui di vaschette per la semina ed etichette sintetiche tritate.
Dettagli che portano le piste degli inquirenti dritte verso il mondo del florovivaismo o dello smantellamento illecito di impianti serricoli intensivi, attività peraltro diffuse in vari quadranti della Val Musone.
Ma le analisi preliminari contenute nel documento ufficiale smentiscono categoricamente questa ipotesi, tratteggiando uno scenario ben più inquietante per la salute del suolo.
Il testo dell'esposto parla chiaro: si tratta di un ingente quantitativo di terreno e substrato vegetale fortemente contaminato da materiale plastico non biodegradabile.
All'interno delle zolle sono minutamente dispersi centinaia di tubicini in plastica per l'irrigazione a goccia, residui di vaschette per la semina ed etichette sintetiche tritate.
Dettagli che portano le piste degli inquirenti dritte verso il mondo del florovivaismo o dello smantellamento illecito di impianti serricoli intensivi, attività peraltro diffuse in vari quadranti della Val Musone.
Il paradosso del campo arato
La denuncia è partita ufficialmente per vie istituzionali protette.
Ma a far esplodere la rabbia e lo sconcerto dei residenti di Via Gattuccio è quanto sta accadendo sul posto proprio in queste ore.
Nonostante il tempestivo intervento dei Carabinieri Forestali per i primi rilievi di rito, sul campo si è continuato imperterriti ad arare la terra tutto intorno ai cumuli segnalati.
Un'operazione paradossale che rischia di tritare e interrare ulteriormente le plastiche nel sottosuolo, procedendo con le normali attività agricole come se coltivare sopra un terreno pesantemente inquinato da microplastiche sia ormai diventata una consuetudine accettabile.
Ma a far esplodere la rabbia e lo sconcerto dei residenti di Via Gattuccio è quanto sta accadendo sul posto proprio in queste ore.
Nonostante il tempestivo intervento dei Carabinieri Forestali per i primi rilievi di rito, sul campo si è continuato imperterriti ad arare la terra tutto intorno ai cumuli segnalati.
Un'operazione paradossale che rischia di tritare e interrare ulteriormente le plastiche nel sottosuolo, procedendo con le normali attività agricole come se coltivare sopra un terreno pesantemente inquinato da microplastiche sia ormai diventata una consuetudine accettabile.

Grandi cumuli di compost e ammendante organico depositati in un campo agricolo, pronti per essere distribuiti sul terreno prima della semina autunnale. Sullo sfondo, il tipico paesaggio collinare con case rurali.
La rabbia e la delusione dei cittadini
L'azione e l'indifferenza di chi gestisce quel fondo hanno sollevato un polverone di polemiche tra le famiglie del quartiere.
"Ogni cittadino si adopera quotidianamente a fare la raccolta differenziata a tutela della salute propria e per l’ambiente", spiegano i residenti in una nota accorata.
"Tutti i buoni propositi e i sacrifici quotidiani della comunità vengono però meno a causa di qualcuno che pensa di poter smaltire i propri rifiuti industriali fregandosene della legge e dei cittadini, continuando a lavorare la terra come se nulla fosse successo".
"Ogni cittadino si adopera quotidianamente a fare la raccolta differenziata a tutela della salute propria e per l’ambiente", spiegano i residenti in una nota accorata.
"Tutti i buoni propositi e i sacrifici quotidiani della comunità vengono però meno a causa di qualcuno che pensa di poter smaltire i propri rifiuti industriali fregandosene della legge e dei cittadini, continuando a lavorare la terra come se nulla fosse successo".
Il rischio per la vallata
Il materiale, scaricato direttamente sul suolo nudo, senza alcuna protezione o telone impermeabile, è stato dichiarato privo dei requisiti di idoneità per l'impiego in agricoltura.
Con l'avvicinarsi delle prime piogge autunnali, il danno idrogeologico è ad altissima probabilità: il percolato e le microplastiche rischiano di essere dilavati lungo il pendio collinare, infiltrandosi nelle falde acquifere e minacciando la linea di vegetazione e i fossi naturali adiacenti.
Gli anonimi segnalanti si appellano con forza al Decreto legislativo 152/2006 (Testo Unico Ambientale), chiedendo una "messa in sicurezza e bonifica immediata".
La palla passa ora ai Carabinieri Forestali e ai tecnici dell'Arpam, che dovranno incrociare i registri stradali dei varchi elettronici Targa System di Osimo per individuare i camion che hanno scaricato "notte tempo", e verificare i formulari di smaltimento dei rifiuti speciali delle aziende della zona.
Il rischio, per i responsabili dello scarico e in solido per i proprietari del fondo, è una pesante denuncia penale per gestione illecita di rifiuti.
Con l'avvicinarsi delle prime piogge autunnali, il danno idrogeologico è ad altissima probabilità: il percolato e le microplastiche rischiano di essere dilavati lungo il pendio collinare, infiltrandosi nelle falde acquifere e minacciando la linea di vegetazione e i fossi naturali adiacenti.
Gli anonimi segnalanti si appellano con forza al Decreto legislativo 152/2006 (Testo Unico Ambientale), chiedendo una "messa in sicurezza e bonifica immediata".
La palla passa ora ai Carabinieri Forestali e ai tecnici dell'Arpam, che dovranno incrociare i registri stradali dei varchi elettronici Targa System di Osimo per individuare i camion che hanno scaricato "notte tempo", e verificare i formulari di smaltimento dei rifiuti speciali delle aziende della zona.
Il rischio, per i responsabili dello scarico e in solido per i proprietari del fondo, è una pesante denuncia penale per gestione illecita di rifiuti.
Iban Sandro PANGRAZI: IT79 J360 8105 1382 3380 9433 812
(Causale: Per un giornalismo che non passa inosservato)
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