mercoledì, 19 agosto 2026

POLIAMBULATORIO A SAN BIAGIO, TRA FIRME TRADITE, LA GIUNTA GLORIO RESISTE AL TAR CONTRO SE STESSA!

Il dietrofront politico del Centro-Sinistra si trasforma in un pasticcio burocratico. Dopo le barricate dell'era Pugnaloni e le mille firme raccolte, la nuova Amministrazione prima ha ceduto ai "consigli" dei propri referenti regionali e quindi approvato, ad aprile, un atto di pubblico interesse alla struttura sanitaria. Ma le faide interne al Pd hanno di fatto bloccato le Scie, costringendo l'ingegner Ranzuglia, concessionario dei locali in affitto a 248.000 euro annui, a fare ricorso. Udienza al Tar il 3 settembre. Il Comune? Anziché essere conseguente ai propri atti, decide di resistere, spendendoci sopra altri 8.500 euro di soldi pubblici in avvocati!

Di Sandro Pangrazi | 19-ago-2026 6 min di lettura
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POLIAMBULATORIO A SAN BIAGIO, TRA FIRME TRADITE, LA GIUNTA GLORIO RESISTE AL TAR CONTRO SE STESSA!
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di Sandro PANGRAZI
Sul trasferimento alle porte di San Biagio dei servizi del Poliambulatorio, accorpando in un'unica struttura le varie realtà sanitarie extra ospedale, il pasticcio brutto dell'Amministrazione GLORIO si avvita su se stesso.
Il clamoroso dietrofront politico del Centro-Sinistra, decisione venuta allo scoperto il 29 aprile scorso con la presa d'atto, in Consiglio comunale, del pubblico interesse per i locali individuati dalla Regione quale nuova sede, si trasforma nell'ennesimo pasticcio burocratico a sfondo sanitario.
Dopo le barricate dell'era PUGNALONI e le 1.000 e passa firme raccolte in città, in pochi giorni, a fine 2022, la nuova Amministrazione GLORIO ha ceduto ai "consigli" dei propri referenti regionali, fino ad approvare a sorpresa il documento di pubblico interesse sollecitato dall'impresa aggiudicataria facente capo all'ingegner sanseverinate RANZUGLIA.
Tutto fatto?
Ovviamente no, in quanto l'atto passò in Sala Gialla (Pd e Fdi favorevoli, astenuti i Piraniani) senza mai citare l'impresa richiedente, con il fantasma delle decisioni prese in Regione ad aleggiare innominabile tra mille distinguo e sottigliezze in stretto politichese.
Di fatto GLORIO e company, alle strette tra accettare il piatto offerto dalla Regione e la brutta figura politica di sconfessare la protesta dei cittadini del centro abilmente cavalcata, ha scelto la via di mezzo.
Tanto da costringere RANZUGLIA a ricorrere al Tar, nell'udienza del prossimo 3 settembre, per sbloccare la parte amministrativa incagliata in Scie (segnalazione certificata di inizio attività) che tardano ad essere autorizzate dallo stesso Comune.
Faide interne, quasi tutte a firma Pd, che costringono GLORIO ad una doppia brutta figura: pubblica o politica.
O su entrambi i fronti.
 
Lo stop del 2022 e le mille firme sotto il Palazzo
La vicenda dello spostamento dei servizi sanitari da Piazza del Comune alla periferia di San Biagio nacque sotto una stella di netta avversione politica.
Tra la fine del 2022 e i primi mesi del 2023, dante il mandato di Simone PUGNALONI, il partito Democratico e i movimenti di Sinistra si fecero promotori di una mobilitazione massiccia.
In pochi giorni, i banchetti allestiti lungo Corso Mazzini e le petizioni on line raccolsero oltre 1.000 firme di cittadini, per lo più residenti entro le mura, contrari a quello che veniva apertamente definito uno "scippo" insanabile, non solo in termini di offerta sanitaria ma anche in ottica di vivibilità e rilancio del centro storico.
All'epoca, le motivazioni del "No" erano granitiche: la struttura di via d'Ancona 43 veniva dichiarata non baricentrica e, soprattutto, gravata da pesanti criticità idrogeologiche dovute alla vicinanza di un fossato storicamente esondabile, la cui definitiva messa in sicurezza tramite vasche di espansione è tuttora incompleta e prevista dai tecnici solo per febbraio 2027.
 
 La svolta del 29 aprile e i "consigli" da Ancona della Sinistra regionale
A ciel sereno, a cambiare improvvisamente la rotta, è stata la nuova Amministrazione guidata da Michela GLORIO, succeduta a maggio 2025 alla guida della stessa coalizione PUGNALONI.
La clamorosa conversione al progetto, seppur sopraggiunta solo sulla via di Damasco, si è consumata nella seduta consiliare dello scorso 29 aprile 2026, quando la maggioranza, assistita per coerenza dai Consiglieri FdI, ha votato a favore dell'atto che riconosce la sussistenza del pubblico interesse sull'immobile privato di via di Ancona, 43.
Un ribaltone nato non da una scelta spontanea, ma dai "consigli" strategici recapitati alla Giunta osimana dai propri stessi consiglieri regionali di minoranza.
I vertici del Centro-Sinistra in Regione (MANGIALARDI, CAPOROSSI, ecc.) hanno evidentemente convinto il Palazzo a fare buon viso a cattivo gioco davanti ai progetti dei piani alti della sanità marchigiana, a traino Centro-Destra: accettare la delocalizzazione a San Biagio o rischiare di perdere del tutto il presidio sanitario, lasciandolo morire a poco a poco per consunzione.
Un po' sulla falsariga della sistematica e silenziosa mancata sostituzione dei medici di famiglia andati in pensione.
 
L'incapacità di essere conseguenti e i veti incrociati
Il voto del 29 aprile, a distanza di settimane e mesi, è però rimasto un guscio vuoto, incapace di produrre effetti pratici.
Terrorizzata dall'idea di perdere la faccia davanti ai mille e più firmatari del centro e paralizzata da profonde resistenze interne, la Giunta GLORIO non è stata sinora capace di essere conseguente con l'atto approvato.
Per evitare che la maggioranza si spaccasse definitivamente in Sala Gialla su un tema più esplicito, l'Amministrazione GLORIO ha così attivato una vera e propria melina burocratica, congelando il passo urbanistico successivo e bloccando di fatto il rilascio delle Scie e delle autorizzazioni edilizie necessarie all'adeguamento dei 2.860 metri quadrati della futura struttura.
Per la cronaca, parliamo di spazi già rigidamente spartiti: 1.500 metri quadrati a piano terra destinati a Poliambulatorio specialistico, punto prelievi Avis e locali 118 con annesse ambulanze; primo piano interamente destinato al Centro di salute mentale, Fisiatria e uffici amministrativi.
 
Ranzuglia perde la pazienza e trascina il Comune avanti al Tar
L'immobilismo del Comune ha inevitabilmente fatto saltare i nervi all'ingegner Remo RANZUGLIA, l'imprenditore di San Severino Marche titolare del progetto e destinatario del milionario contratto di locazione stipulato dall'Ast; documento che prevede un affitto pubblico garantito di 248.000 euro all'anno per i primi sei anni (per un totale di quasi un milione e mezzo di euro).
Di fronte al muro di gomma eretto dagli uffici comunali, il privato ha rotto gli indugi e ha deciso di forzare la mano per vie legali, depositando i motivi aggiunti al vecchio ricorso Tar 803/2025 proprio per costringere l'Ente a dare seguito edilizio alle decisioni scaturite dopo il voto primaverile.
 
8.500 euro aggiuntivi, di tasca dei cittadini, per foraggiare i legali
Anziché definire la pratica e assumersi la responsabilità politica della scelta amministrativa, la maggioranza ha invece preferito arroccarsi nelle aule di giustizia, dando vita all'ultimo paradosso contabile, come sempre a spese dei contribuenti.
Con una delibera d'urgenza dichiarata immediatamente eseguibile, la Giunta GLORIO ha stanziato altri 8.500 euro di soldi pubblici, sottratti dal Bilancio Comunale (Capitolo "Spese legali") per affidare il patrocinio all'avvocato Andrea GALVANI di Ancona, cliente fisso dell'Amministrazione.
Il denaro dei cittadini osimani verrà così utilizzato per resistere in tribunale al ricorso del medesimo privato con cui l'amministrazione ha votato l'accordo!
La corsa contro il tempo ha una data di scadenza fissa e imminente: il prossimo 3 settembre 2026 i magistrati del Tar Marche si riuniranno in Camera di Consiglio ad Ancona.
Sarà in quella sede che i giudici decideranno se sbloccare las carte (come probabile o forse solo possibile) o invece congelare sine die un'operazione nata nel 2022 poggiando su 1.000 promesse tradite e ora sfociata in un'aula di Tribunale

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