venerdì, 21 agosto 2026

BELLA CIAO IN SALSA MAORI! E GLORIO RINGRAZIA PURE PER LA BELLA SORPRESA...

Sotto accusa la macchina organizzativa de "Li Pistacoppi": l'associazione maceratese incassa i gettoni dei contribuenti ma trasforma la rassegna internazionale del Folklore in una succursale delle Feste dell'Unità, prestando il fianco al teatrino ideologico della Giunta osimana. Il tutto tra gonnellini maori d'ordinanza e chitarre militanti

Di Sandro Pangrazi | 21-ago-2026 6 min di lettura
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BELLA CIAO IN SALSA MAORI! E GLORIO RINGRAZIA PURE PER LA BELLA SORPRESA...

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di Sandro PANGRAZI

Giusto 37 secondi d’orologio. 
Tanto è bastato per trasformare una seriosa serata di cultura internazionale nel festival del Ridicolo ideologico. 
La notizia vera del 32° Festival Internazionale del Folklore non sono i costumi, non sono i tamburi e non è nemmeno la solita passerella istituzionale della Sinistra osimana. 
La notizia bomba esplode nel finale, mercoledì sera, quando sul palco allestito tra Piazza Boccolino e Piazza del Comune si consuma un colpo di teatro talmente grottesco da sembrare uno scherzo di Carnevale fuori stagione; iniziativa estemporanea o programmata che comunque ha congelato gli applausi, già timidi, dei presenti, lasciando dietro di sé una scia di profondo imbarazzo.

Il giallo della tribù maori scomparsa: sul palco restano solo "Spak" e "Spin"
Tutto è andato benino fino ai saluti istituzionali, o almeno così sembrava. 
Sul palco sale la delegazione della Nuova Zelanda: una ventina o più di baldi figuranti, tutti grassocci e fitti di tatuaggi, coperti solo dal gonnellino d’ordinanza e dalla collanina tipica, reduci da una ventina di minuti di varianti della tipica Haka, davanti a un pubblico numeroso, ma non numerosissimo come la propaganda di Palazzo vorrebbe far credere. 
Ogni riferimento all'incredibile commento del Sindaco Michela GLORIO è puramente voluto, lasciando ad ogni osimano la riflessione preferita.

"Grazie ai Maori per la sorpresa finale che ha coinvolto tutta la piazza!" - ha postato il Sindaco l'indomani, senza però il coraggio di chiamare, con un nome e un cognome, la natura della graditissima "sorpresa".

E' stato appunto al momento dei ringraziamenti ufficiali, che è scattata l'imbarazzante gag maori: la numerosa tribù è letteralmente evaporata dietro le quinte! 
Sul palco, accanto a un presentatore visibilmente imbarazzato nel gestire il vuoto improvviso, sono rimasti "eroicamente" solo in due. 
Tali "Spak", armato di chitarra, e il fido compagno "Spin", segno di una chiusura sin troppo combinata a tavolino.
Ma fin qui la cronaca di un'organizzazione zoppicante. 
Poi, il delirio.

Sconcerto in piazza: scattano i 37 secondi rossi in salsa oceanica
Ebbene, a "sorpresa", ma comunque nello sconcerto di gran parte dei presenti, l'intraprendente "Spak" ha imbracciato la chitarra (noto strumento tipico della cultura neo zelandese... come gli spaghetti al dente e i vincisgrassi alla maori) per intonare nientemeno che Bella Ciao.
Un accenno appena abbozzato, tale comunque da compiacere il Primo cittadino pronto a ritmare le note a colpi di mano. 
Avete capito bene: un inno partigiano d'importazione oceanica, cantato da un figurante neozelandese in gonnellino sotto le finestre del Comune e davanti al Sindaco seduto in piazza in prima fila. 
Un blitz politico-musicale durato esattamente 37 secondi che ha colto gli increduli spettatori (la parte maggioritaria dei presenti) di sorpresa, ghiacciando i sorrisi di chi si aspettava solo delle danze tradizionali dall'altra parte del mondo e si è invece ritrovato catapultato in una sezione Pci d'altri tempi. 
Ma chi ha catechizzato i due superstiti oceanici instillando la scaletta rossa davanti al programmato applauso di Michela GLORIO? 
Qualche nostalgico infiltrato nello staff del festival o un'astuta mossa per strappare l'applauso della claque progressista?
Accendiamo la seconda.

Il disastro filologico: quando i Māori dimenticano di fare i Māori
Facciamo una riflessione seria, anche se a Palazzo la serietà è sempre più merce rara.
In un vero Festival del Folklore, i Māori dovrebbero fare i Māori. Punto. 
Il senso di queste rassegne è celebrare l'identità profonda di un popolo, senza sconfinare in temi forestieri e particolari del Paese ospitante. 
Se proprio Spak e Spin non potevano fare a meno di questo excursus musicale, e se davvero l'Amministrazione avesse voluto fare un'operazione culturale degna di nota, la cosa avrebbe avuto un senso logico e storico magari utilizzando le parole originali del canto di lavoro delle mondine piemontesi del secolo scorso, da cui la versione successiva al 25 aprile è stata poi mutuata. 
Certo, intendiamoci: ci sarebbero state critiche lo stesso anche in quel caso. 
Ma sarebbero state le critiche ignoranti di chi non è in grado di valutare e comprendere una rivisitazione storica, per quanto particolare ed estemporanea. 
Invece, piegandosi acriticamente alle logiche di quella falsa corrente di pensiero che, internazionalizzando Bella Ciao, vorrebbe sdoganare anche agli italiani questo nuovo e distorto concetto di "libertà" globale, i Māori (e con loro gli organizzatori de Li Pistacoppi) ne escono con le ossa rotte.

Niente fischi ma tanti mormorii: ecco quanto noi osimani siamo messi male
Alla fine niente fischi di disapprovazione plateale, sia chiaro. 
La piazza ha risposto con dignità ed una coltre di bisbiglii e domande perplesse solo mormorate. 
Interrogativi legittimi nati a caldo tra chi c'era e tra chi, il giorno dopo, ha solo sentito parlare del bizzarro fuori programma. 
La domanda che rimbalza nei bar del centro è una sola, amara e sconsolata: 
"Ma ad Osimo siamo davvero messi male?". 
Noi, da grandi peccatori abituati da sempre a pensare male, preferiamo propendere per l'ipotesi che i due ingenui Māori siano stati semplicemente "imboccati" ad arte, ricevendo la giusta imbeccata politica a seconda del colore e del vento della città ospitante. 
Una piroetta che trasforma la cultura globale in una marchetta locale.

Osimo fa da bancomat e stasera scatta il test "par condicio" a Cupra Marittima
Mentre la Giunta osimana si godeva il quarto d'ora rosso, anzi i 37 secondi più inebrianti dell'anno, nessuno dal Palazzo si è ancora premurato di spiegare quanto sia costata ai cittadini questa sceneggiata.
Quanto gli osimani andranno in tasca per la bella appena salutata? 
L'ammontare esatto della spesa al momento non è stato pubblicato sull'albo pretorio, ma la regola del festival è ferrea: il Comune deve sborsare un gettone di partecipazione e/o accollarsi l'intero costo di vitto e trasporti interni per tutta la giornata. 
Visto il numero dei partecipanti, la partecipazione non dovrebbe risultare inferiore a 5.000 euro, mille più… difficilmente meno.
In pratica, gli osimani hanno pagato tasse per garantire pranzo e cena a cento bravi artisti per poi vedersi ringraziati con un comizio in musica, cantato pure in gonnellino. La prova del nove alla nostra tesi, del resto, l'avremo prestissimo. 
Stasera il Festival del Folklore sbarca infatti a Cupra Marittima, presso il parco Martiri delle Foibe. 
Ecco, per una pura questione di fondamentale "par condicio" geopolitica, sul palco cuprense ci aspetteremmo una chiusura dedicata non dico a Giovinezza o Faccetta nera ma almeno alla Canzone del Piave. 
Vedremo se Spak e Spin avranno la stessa prontezza nel cambiare repertorio a seconda del meteo politico o se la chitarra funziona solo a scatto fisso sulla Sinistra. O non parte proprio.
Finita la Haka osimana e sfumate le note di Bella Ciao, la certezza è una sola: la nostra Amministrazione usa anche il folklore mondiale come l'orchestrina del Titanic, sperando che bastino trentasette secondi di inno rosso per non far vedere che la nave sta imbarcando acqua. 

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