venerdì, 21 agosto 2026

LA FIRMA LATINI SULLA LEGGE ITALIANA ANTI-SOCIAL: «FISSARE LO SCUDO A 16 ANNI»

Mentre a Oakland (USA) è entrato nel vivo il maxi-processo contro la holding di ZUCKERBERG e la dipendenza da algoritmi, l’ex Presidente dell'Assemblea regionale rivendica la paternità della mozione marchigiana del 2024: la prima proposta in Italia a tracciare la linea della tolleranza zero

Di Sandro Pangrazi | 21-ago-2026 6 min di lettura
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LA FIRMA LATINI SULLA LEGGE ITALIANA ANTI-SOCIAL: «FISSARE LO SCUDO A 16 ANNI»

 
Una sentenza attesa in America ma che presto potrebbe cambiare le abitudini della società anche in Europa. La notizia del maxi-processo avviato negli Stati Uniti contro il colosso Meta (proprietario di Instagram e Facebook) sta rimbalzano con forza, ogni giorno di più, anche in Italia e quindi sotto le Cinque Torri. Una vicenda solo apparentemente lontana, che tocca da vicino una realtà che i genitori italiani (e osimani) denunciano ormai da tempo nei corridoi delle scuole, nei discorsi tra adulti e nei gruppi WhatsApp: l’isolamento sociale dei ragazzi, sempre più "rapiti" dagli schermi luminosi.
A trascinare in tribunale la holding di Mark ZUCKERBERG è stata una colossale alleanza bipartisan di 29 Stati americani, supportata da centinaia di distretti scolastici. Il processo si sta celebrando a Oakland, nella Corte Federale del Distretto Settentrionale della California: una scelta non casuale, sia per la vicinanza strategica ai quartier generali di Meta a Menlo Park, sia perché i giudici hanno deciso di unificare in un unico maxi procedimento le tantissime cause sparse per gli USA. L'accusa è pesante: aver progettato deliberatamente algoritmi capaci di catturare l'attenzione dei minori, creando una vera e propria dipendenza a danno della loro salute mentale.
Mentre oltreoceano i procuratori americani chiedono sanzioni record, a Osimo il dibattito si accende sul piano educativo e politico. Non è raro, infatti, incrociare per la città capannelli di adolescenti seduti sui muretti, vicini fisicamente ma con gli occhi incollati ognuno al proprio dispositivo da scrollare a raffica.
 
Il primato delle Marche e la legge partita da Osimo
Su questo tema di strettissima attualità registriamo il forte intervento di Dino LATINI, già Presidente dell’Assemblea regionale delle Marche e storico leader politico cittadino, che rivendica con orgoglio la paternità di una battaglia legislativa che oggi sta diventando globale per essere entrata nel vivo del dibattito europeo.
«Già due anni fa, nel 2024, il Consiglio della Regione Marche, su mia proposta – ricorda LATINI in una nota – è stato il primo in Italia a presentare una legge al Parlamento per limitare l’uso dei social ai minori di 16 anni, nonché l'accesso al cellulare a quelli con meno di 14 anni». Una mossa pionieristica che all'inizio aveva raccolto comprensibile scetticismo, non foss'altro per la portata planetaria della questione, ma che già oggi trova piena conferma nei fatti e nell'agenda politica internazionale, nonostante le forti resistenze e i complessi passaggi giudiziari che stanno rallentando riforme simili all'estero; su tutte vedi quanto accaduto recentemente in Francia con lo stop del Consiglio Costituzionale alla legge anti-social, norma che il governo MACRON è però già pronto a riscrivere. «Oggi la nostra proposta – chiosa LATINI – diventa concreta, spinta anche dal Ministro dell’Istruzione e del Merito per un'approvazione in tempi rapidi».
 
LATINI coautore della svolta a tutela dei giovani
L'ex Presidente dell'Assemblea regionale si dice «in parte coautore di quanto sta avvenendo a livello internazionale». E aggiunge: «Quando tutti non credevano che fosse possibile e necessario, il Consiglio regionale da me presieduto ha dato una spinta notevolissima alla protezione dei minori online. Oggi quella visione illuminata sta finalmente trovando una soluzione concreta e strutturata».
L'obiettivo della normativa, spiega l'esponente politico osimano, non è mai stato quello di demonizzare la tecnologia in quanto tale, bensì quello di tutelare la crescita dei ragazzi: «Il limite fissato ai 16 anni rappresenta lo scudo necessario contro gli aspetti più tossici del web, tra cui il cyberbullismo, la dipendenza da algoritmi di profilazione e l’esposizione a contenuti inappropriati. Sono orgoglioso di aver presentato un modello che garantirà la sicurezza psicologica ed emotiva delle nuove generazioni».
 
Un modello che ispira l'Unione Europea
Questa visione marchigiana è diventata un vero e proprio punto di riferimento legislativo a livello internazionale, ispirando le recenti norme sull'età minima digitale adottate dall'Unione Europea e da diversi altri Paesi.
La misura prevede il divieto di iscrizione autonoma per gli adolescenti sotto la soglia stabilita, oltre all'obbligo del consenso genitoriale. Il traguardo a lungo termine dell'iniziativa avviata sotto l'impulso di LATINI è chiaro: costringere le istituzioni a responsabilizzare le grandi piattaforme della Silicon Valley e creare, finalmente, uno spazio digitale a misura d'uomo e di adolescente.
 
Il grido d’allarme anche delle famiglie osimane
La rivendicazione di LATINI si sposa perfettamente con le preoccupazioni quotidiane che si respirano tra le famiglie della Val Musone, da tempo sfinite dal confronto quotidiano con la tecnologia.
«Ormai è una battaglia persa tra le mura domestiche», si sfoga una mamma intervenuta in Rete. «Le notifiche squillano anche di notte e la concentrazione nello studio è crollata. Sapere che le Marche e la politica osimana hanno fatto da apripista per queste regole a livello nazionale ci fa sentire meno soli in questa difficile sfida educativa».
 
Oltre i divieti: riempire il "vuoto" lasciato dai social con cosa?
La partita adesso si sposta in modo definitivo sui tavoli della politica nazionale e del mondo della scuola, ma apre anche un enorme interrogativo sociologico. Gli ultimi dati del Rapporto Mondiale della Felicità (World Happiness Report) dicono che in Europa e in Italia gli adolescenti trascorrono online tra le 4 e le 6 ore medie giornaliere in attività extra-scolastiche. Un arco di tempo a dir poco enorme, sostitutivo della famiglia, della società, del confronto reale.
Limitare e normare l'accesso ai feed algoritmici è un bene sacrosanto, ma per il legislatore sarà altrettanto indispensabile individuare una vera "compensazione" al vuoto temporale e relazionale che una simile legge porterebbe con sé. Togliere gli smartphone significa liberare una quantità enorme di ore nella giornata di un minorenne. Il vero interrogativo per la comunità italiana diventa quindi: niente social ma più... cosa? La sfida della politica locale, delle associazioni sportive e – un tempo sarebbe stata – delle parrocchie, dovrà essere quella di riempire quel vuoto rimettendo a modello la socialità reale, i campetti di quartiere, i laboratori teatrali e la musica. Solo offrendo valide e attraenti alternative fisiche e mentali, all'aria aperta o in laboratori, si potrà davvero pensare di modificare, salvaguardandolo, il benessere psicologico e lo sviluppo delle nuove generazioni.
 

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