REGIONE, E’ PING PONG SULL’IDENTITA’ DEL CONSIGLIERE INDAGATO DESTRA E SINISTRA E VICEVERSA: “IO SO… CHE TU SAI… CHE IO SO”

Al centro dell’interesse sull’inchiesta dei carabinieri Forestali di Ascoli Piceno, non tanto la vicenda di corruzione, indebita percezione di 300.000 euro in erogazioni pubbliche e malversazione dei fondi europei, quanto il nominativo nascosto del politico che ha richiesto voti di scambio in cambio del proprio apporto. Reazione nervosa ma sotto traccia di entrambe le coalizioni, al lavoro per non far filtrare preoccupazione nel rispettivo elettorato. In realtà l’inchiesta, depositata in Procura a Fermo, “dormirà” sonni beati almeno sino ad ottobre, proprio per non falsare l’esito democratico di Regionali mai così delicate
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di Sandro PANGRAZI
La favoletta, a beneficio dei più creduloni, narra di un povero Appuntato scelto del gruppo Carabinieri forestali di Ascoli Piceno che, nel “notiziare” ad una sfilza di addetti ai lavori la chiusura di un’indagine, ha inserito per errore, tra i destinatari del dispaccio, anche il collega del “Il Resto del Carlino” Fabio CASTORI… facendo in tal modo scoppiare – mercoledì 18 giugno – un autentico putiferio mediatico su una vicenda pari a 300.000 euro di fondi europei, maneggiati da una identità, al momento nascosta, alla voce Consigliere regionale.

In realtà il malcapitato Appuntato scelto sarà solo il capro espiatorio di una verosimile inchiesta interna (che non porterà a nulla) nel tentativo buffo di scoprire il segreto di Pulcinella: come fare arrivare notizie ghiotte alla stampa, tanto più interessanti se date in pasto all’opinione pubblica a tre mesi esatti dal voto.

Per il disegno di danneggiare (e quindi favorire) quale parte politica, invece, non lo sapremo tanto presto; o meglio siamo certi che nulla dell’inchiesta che ha portato i i forestali piceni a denunciare cinque persone (il ricordato Consigliere regionale e quattro tra Presidenti e amministratori di un consorzio agricolo della Valdaso con sede a Fermo) emergerà prima dello scrutinio delle schede elettorali in procinto di essere votate dai marchigiani.
Una tregua di almeno tre mesi che non ha impedito, alle opposte parti politiche che si autosospettano l’un l’altro fino al massimo livello, di guerreggiarsi in privato a colpi di querele, minacciate e sporte.
Due in particolare i nominativi, l’uno per il Centro-Destra e l’altro per il Centro-Sinistra, che le diverse alleanze politiche stanno in queste ore facendo circolare con dovizia crescente di particolari, utili a riconoscere entrambi i possibili protagonisti, sulla cui identità, ovvero l’aspetto di gran lunga più interessante per i lettori e gli elettori, non possiamo far parola essendo l’informativa ufficiale stata fatta circolare in versione anonima.

Insomma tra gli addetti ai lavori, tutti sanno ma nessuno può sbilanciarsi più di tanto potendo, ciascuno, giurare sulla propria innocenza ma non già sulla colpevolezza presunta dell’avversario politico.
Su qualche social, in verità, nelle ore immediatamente seguenti l’uscita in edicola de “Il Resto del Carlino”, un Consigliere regionale, spinto dal popolo delle Rete, parrebbe essersi spinto in una sorta di “excusatio non petita” in cui il personaggio (a detta di chi ha avuto modo di leggere il post) si è chiamato fuori da ogni illazione, rilanciando immediatamente la palla in campo avversario.

Questione di pochissimo tempo. Il Consigliere firmatario della propria autodifesa, resosi conto in ritardo di calpestare un terreno a dir poco minato, ha pensato bene di rimuovere, assai presto, il post pubblicato… azzerando di fatto la partita.
Pare anche che a suggerirgli di farlo e di farlo rapidamente sia stato il collega del fronte opposto, deciso a sporgere querela.
Dopo di che a muoversi, nel fine settimana – con la vicenda messa a nudo dai Carabinieri forestali ormai di pubblico dominio (o quasi) all’interno del Palazzo regionale – è toccato ai massimi livelli RICCI e ACQUAROLI, giustamente entrambi preoccupati da avvenimenti sempre più pressanti.
Sia il Presidente della Regione che il suo sfidante pesarese, da quanto sappiamo, hanno sentito i propri rappresentanti “chiaccherati” chiedendo conto delle personali responsabilità politiche in ordine all’inchiesta in corso a Fermo.
In particolare RICCI, già alle prese (di rimbalzo) con la vicenda “Affidopoli”, avrebbe preteso il massimo dell’onestà intellettuale dal proprio collega di coalizione, ottenendola – grosso modo – al pari di ACQUAROLI con il proprio sospettato.
Dopo di che della vicenda, gettata sabbia a sufficienza per tirare un sospiro generale di sollievo, non si dovrebbe più parlare; almeno sino ad elezioni celebrate e voto non inficiato dallo scandalo che un nome certo avrebbe proiettato, drammaticamente per la democrazia, sull’esito della consultazione.

Stando alla ricostruzione fatta dal collega Fabio CASTORI per “Il Resto del Carlino” e – fatto assai strano – mai ripresa da alcun organo di informazione, tutto sarebbe partito da alcuni accertamenti, fatti dagli uomini della Forestale picena, sul Presidente ascolano del Consorzio agricolo della Valdaso.
Durante l’attività di verifica e controllo sarebbero venuti a galla elementi contabili poco chiari che hanno indotto i militari ad approfondire le indagini, anche attraverso l’utilizzo di intercettazioni telefoniche, resoconto che magari, ad ottobre, non ci meraviglieremmo destinato, per errore, a qualche Redazione.
In ogni caso, l’acquisizione della documentazione avrebbe portato i Forestali a convincersi di trovarsi di fronte a false attestazioni sottoscritte dal Consorzio (o contenenti omissioni rispetto al dovuto) al fine di assicurarsi, attraverso l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) il finanziamento di fondi europei.
E non solo. Una volta ottenuto il denaro (si parla di un importi pari a 300.000 euro) la somma non sarebbe stata destinata alla realizzazione delle opere promesse o dell’attività programmata, ipotizzando il reato di malversazione, punito dalla legge con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Nelle intercettazioni telefoniche allegate agli atti dell’inchiesta, inviata per competenza alla Procura della Repubblica di Fermo, si parla apertamente di tangenti e di promesse di voto di scambio per tre possibili reati: corruzione, indebita percezione di erogazioni pubbliche e malversazione ai danni dello Stato di 300.000 euro.
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