venerdì, 09 ottobre 2026

ADDIO AL JOIA E AL CAVALLINO ALATO: DOPO APPENA TRE ANNI IL POLO DEL GUSTO DI ANDREA ACCORRONI NON RIAPRIRÀ, CAUSA ALTRE SCELTE

Congelato un patrimonio strutturale stimato tra 1,5 e 2 milioni di euro per il recupero e la trasformazione dell'ex stabilimento di via Ancona. Resta l'incognita sul futuro occupazionale dei circa 25 lavoratori coinvolti

Di Sandro Pangrazi | 09-ott-2026 6 min di lettura
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ADDIO AL JOIA E AL CAVALLINO ALATO: DOPO APPENA TRE ANNI IL POLO DEL GUSTO DI ANDREA ACCORRONI NON RIAPRIRÀ, CAUSA ALTRE SCELTE
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di Sandro PANGRAZI
 
Il mistero della chiusura "temporanea", annunciata a fine estate, si scioglie di fronte a un radicale cambio di rotta.
Quello che era nato come un imponente e avveniristico polo della ristorazione a San Biagio, frutto del legame e dei progetti di una famiglia, ha arrestato bruscamente i motori.
Se la fine delle attività per il Joia e il Cavallino Alato è ormai un fatto certo e incontrovertibile, dietro le quinte del gruppo guidato da Andrea ACCORRONI parrebbero muoversi valutazioni strategiche di natura strettamente privata e personale.
Di seguito, i punti chiave che provano a spiegare la fine della scommessa commerciale e il destino della struttura di via Ancona.

Serrande abbassate per sempre a San Biagio
Le luci all’interno del grande capannone ristrutturato accanto alla Imt di San Biagio rimarranno spente per sempre. 
Quella che fino a pochi mesi fa era stata presentata come una pausa prolungata, avvolta nel massimo riserbo – con la voce registrata al telefono a parlare di una "chiusura temporanea" e il personale in attesa di aggiornamenti – si è trasformata in un addio definitivo.
Il Joia Pizzeria Food & American Bar e l'esclusivo ristorante gourmet del primo piano, il Cavallino Alato, non riapriranno più le loro porte al pubblico.
La certezza della serrata permanente mette la parola fine a una delle scommesse commerciali più imponenti e chiacchierate degli ultimi anni nella Val Musone.
Un'avventura iniziata nel marzo 2023 con l'inaugurazione del popolarissimo Joia e culminata nel novembre dello stesso anno con il taglio del nastro del Cavallino Alato, tenuto a battesimo dal Sindaco PUGNALONI e dalle autorità cittadine in una sontuosa cena conviviale.
 
Un patrimonio strutturale che comunque resta al gruppo
Dietro all’operazione c'era la firma del noto imprenditore osimano Andrea ACCORRONI, titolare del colosso Imt Srl.
Un investimento complessivo imponente, stimabile senza esagerazioni tra 1,5 e oltre 2 milioni di euro, necessario per riqualificare da cima a fondo l'ex stabilimento industriale di via Ancona, a San Biagio, e dotarlo di arredi di lusso: caminetto, laboratori tecnologici e cucine d'élite, oltre a personale qualificato per circa 25 unità.
Un capitale importante che tuttavia, dal punto di vista societario, dovrebbe poter essere strutturalmente ammortizzato: l'immobile, ristrutturato per intero, resta a bilancio come patrimonio rivalutato di proprietà del gruppo, mentre i costi delle cucine tecnologiche e degli allestimenti interni, dopo appena tre anni, mantengono alto un valore intrinseco sul mercato professionale. Per queste ragioni l'ipotesi di un affitto a gestori terzi sarebbe stata subito scartata da ACCORRONI per evidenti motivi di sicurezza logistica (i locali sono attigui e comunicanti con i capannoni industriali dove circolano i mezzi pesanti della casa madre Imt), nonchè per la volontà di tutelare al meglio i marchi e i loghi di famiglia da eventuali gestioni esterne non direttamente controllate.
 
Il retroscena e la forbice generazionale
Se la qualità dell'offerta e il gradimento degli avventori non sono mai stati in discussione – come testimoniano le recensioni eccellenti – a far deragliare il progetto sarebbero stati i piani per il futuro della cabina di regia.
L'intero polo enogastronomico, infatti, era nato anzitutto come un "progetto del cuore": un diversivo lavorativo e una solida opportunità d'impresa che l'imprenditore osimano aveva voluto creare su misura per i suoi cari.
Le motivazioni della chiusura definitiva, secondo indiscrezioni di corridoio, sembrano giusto appunto legate a un radicale cambio di rotta all'interno degli equilibri familiari, dove pare abbiano pesato in modo decisivo altre scelte e valutazioni strategiche rimaste private, in un contesto in cui ballano anche circa vent'anni di differenza generazionale tra i protagonisti.
Al timone del progetto si incrociavano infatti le traiettorie dell'imprenditore di lungo corso, oggi nella fascia d'età presunta tra i 61 e i 63 anni, e della più giovane compagna Giorgia MASSI, stimabile attorno ai 40-44 anni.
 
La svolta toscana e il no dei ragazzi
In questo mutato scenario e con diverse prospettive all'orizzonte, la stessa MASSI – che dei locali era stata la manager e  indiscussa regista operativa – avrebbe imboccato tutt’altra strada lontano dalle Marche: per lei, a quanto pare, si sarebbe infatti aperto un nuovo percorso professionale fuori regione, a Firenze, presso gli uffici della Soprintendenza.
Con il trasferimento della coordinatrice di entrambi i locali in Toscana, la gestione sarebbe potuta passare nelle mani dei due figli avuti, in passato, da ACCORRONI con Roberta TERMALI, ex signora ZENGA.
Tuttavia Fabio e Francesco ACCORRONI, che oggi hanno rispettivamente 24 e 22 anni, sono ancora considerati molto giovani. Gestire da soli una macchina ristorativa così complessa e totalizzante richiede un sacrificio quotidiano enorme, e i ragazzi sembrano non aver manifestato l'interesse o la volontà giusta per proseguire in questo settore, preferendo guardare verso i rami d'azienda principali del padre o verso percorsi personali altri. 
Venuto a mancare l'originario pilastro della conduzione familiare, lo stop totale è apparso, gioco forza, come l'unica conclusione inevitabile.
 
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Il nodo occupazionale e il futuro dello stabile
Resta aperta la ferita sociale legata ai lavoratori.
Nei momenti di massimo regime, tra le brigate del Joia e lo staff d'élite del Cavallino Alato, la struttura ha dato lavoro a circa 25 dipendenti.
Per loro lo stop estivo doveva essere una semplice pausa, tanto che fino all'ultimo, parrebbe, sono rimasti in attesa di aggiornamenti formali.
Trovarsi a settembre concluso con le saracinesche ancora sbarrate e i telefoni aziendali disattivati, ha gettato il personale in un comprensibile stato di forte incertezza.
Trattandosi di una chiusura definitiva per cessazione di attività e non di un fallimento societario, l'azienda si farà carico delle spettanze dovute (Tfr e ultime mensilità), ma per i lavoratori si aprono strade diverse.
Le figure amministrative e logistiche più vicine alla famiglia potrebbero essere parzialmente riassorbite nei ranghi della casa madre Imt Srl.
Per barman, camerieri e personale professionale di cucina si aprirà invece il ritorno forzato sul mercato dell'impiego della Val Musone e della riviera.
Strade separate anche per le signatures d'eccellenza: il pluripremiato chef Michele ANTONELLI, che aveva firmato il menù gourmet del Cavallino, parrebbe già pronto a guardare verso nuove e prestigiose cucine.
Cosa ne sarà ora dello stabile di via Ancona?
Con impianti tecnologici di primissimo livello pronti all'uso, il capannone potrebbe far gola a qualche grande gruppo della ristorazione nazionale oppure essere riconvertito per le esigenze industriali delle trivelle.
La scommessa del Joia si chiude qui, lasciando un vuoto importante nella movida osimana che ormai ci aveva preso gusto (a cena ma anche a pranzo); ma soprattutto la consapevolezza di quanto la ristorazione moderna sia un gigante spietato anche davanti ai capitali più solidi, specie se non del tutto motivati.

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