sabato, 26 settembre 2026

VELENI IN FAMIGLIA: LA DINASTIA EDILIZIA DEI VIGNONI SI SBRICIOLA SUL BOTTINO ANTI-USURA

Dall'incubo dell'usura ad Ancona alla guerra fratricida in Tribunale: la spaccatura interna dopo la sentenza civile che ha imposto, l'uno all'altro, la restituzione di 90.000 euro di fondi Consap

Di Sandro Pangrazi | 26-set-2026 4 min di lettura
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VELENI IN FAMIGLIA: LA DINASTIA EDILIZIA DEI VIGNONI SI SBRICIOLA SUL BOTTINO ANTI-USURA
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di Sandro PANGRAZI
 
Un’unione familiare basata sulla fiducia e durata anni, cementata dalle denunce e dalle battaglie nei Tribunali contro chi stava togliendo loro tutto.
Poi, di fronte ai soldi veri – quelli del risarcimento anti-usura dello Stato – il fronte unito si è sgretolato, trasformando una storia di riscatto in una povera faida familiare, combattuta a colpi di carte bollate e reciproci pignoramenti tra i fratelli Sandro e Moreno VIGNONI.
Dopo aver sconfitto gli usurai di Ancona e i colossi delle cooperative fallite, i due fratelli, eredi dell'imprenditore edile Giuseppe VIGNONI, scomparso molti anni prima, hanno trovato il nemico più grande proprio dentro casa.
 
La trappola dell'usura e il pignoramento
La loro odissea comincia anni fa con una drammatica crisi di liquidità per l'acquisto di un'area edificabile ad Ancona: un prestito iniziale di 150mila euro si trasforma in un incubo a base di minacce, cambiali-scure da 200mila euro e la cessione forzata di una lussuosa villa osimana del valore stimato in 470mila euro.
L'autore del cappio al collo è l'anconetano Valter BOLOGNINI, figura di spicco nel mondo delle cooperative, finito condannato in via definitiva per estorsione all'interno di un torbido scenario che ha visto lambire anche la figura del dominus della Coop Casa Marche ed ex vice Sindaco di Offagna, Maurizio PESARESI.
Una vicenda macroscopica, quella subita dai VIGNONI, finita nel tempo per ben due volte sui banchi del Parlamento.
 
L'arrivo dei primi indennizzi Consap
Se sul fronte penale l'estorsore viene piegato e lo Stato riconosce ai VIGNONI lo status di vittime attivando il Fondo di solidarietà, il vero "cortocircuito" scatta all'arrivo dei primi indennizzi ministeriali.
Nel 2016 la Consap liquida la prima tranche del risarcimento anti-usura: due assegni congiunti a Sandro e Moreno per un totale di 280mila euro. 
Soldi che però finiscono dritti sul conto corrente di uno solo dei due fratelli litiganti.
All'altro, per anni, vanno solo le briciole: un acconto da 50mila euro, invece della metà, ovvero 140.000, scucito a fatica solo nel 2022.
 
L'esclusione forzata del terzo fratello Fiorenzo
E il terzo fratello, Fiorenzo VIGNONI?
Lui resta formalmente spettatore degli eventi.
La sua posizione è stata infatti scissa sin dall'inizio a causa dei pesanti paletti dei fondi di solidarietà: le norme statali vietano severamente l'erogazione di indennizzi pubblici a chi ha pendenze o precedenti penali gravi; e sulla testa di Fiorenzo VIGNONI pesavano già allora i vecchi strascichi della maxi-inchiesta per traffico internazionale di droga del 2007 (vicenda tristemente nota, 19 anni fa, legata alle rivelazioni del trafficante internazionale colombiano Diego DE LEON). 
Estromesso forzatamente Fiorenzo VIGNONI per salvare l'accesso ai fondi della ditta, la guerra - a fondi ottenuti - è così esplosa, solo anni dopo tra gli altri due fratelli rimasti in gioco.
 
 Il no del Tribunale alle giustificazioni
La giustificazione di chi aveva incassato l'intero malloppo nel 2016?
«Quei soldi spettano in maggioranza a me perché ho sbrigato da solo tutta la burocrazia».
Una tesi che però non ha convinto per niente i giudici del Tribunale Civile di Ancona.
Con una sentenza fresca di stampa, il Tribunale ha smontato la linea difensiva, definendola "non provata" e ha condannato il fratello "incassatore" a restituire immediatamente i 90mila euro di differenza all'altro, per ristabilire la divisione paritaria al 50%.
E non finisce qui: sul groppone del soccombente peseranno anche la rivalutazione e gli interessi accumulati in dieci anni di attesa, dal 2016 a oggi, mentre resta confermato il blindatissimo sequestro conservativo sui beni a garanzia del pagamento.
 
Il bilancio finale tra danni e beffa
A conti fatti, oltre ad aver infranto per sempre un vincolo familiare, non ne valeva la pena.
Anche perchè il computo economico finale della vicenda ha messo in luce lo scarto tra le aspettative e la realtà dei rimborsi pubblici: a fronte di un danno complessivo lamentato e quantificato dai VIGNONI in oltre 3,5 milioni di euro (sommando la villa, altre 5 abitazioni svendute e due appalti persi) lo Stato ha erogato una cifra esatta totale percepita in 849.000 euro complessivi, circa il 24% del danno dichiarato.
Grazie all'intervento preventivo della magistratura sulla seconda maxi-tranche da 409mila euro del 2024, le somme successive sono state infatti blindate alla fonte ed erogate in quote separate.
Con la sentenza appena emessa ieri, il bottino spllato dallo Stato risulta così equamente suddiviso al 50% tra i due rami della famiglia, mettendo la parola fine al tentativo di scavalcare i diritti di un socio.

 

 

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