lunedì, 05 ottobre 2026

MALAGÒ COMMISSARIO DI SE STESSO, COME INFANTINO CON TRUMP: LE REGOLE DEL CALCIO PIEGATE AL COMANDO DELLA REALPOLITIK

Clamorodo quanto beffardo paradosso della giustizia sportiva italiana: la Giunta Nazionale del Coni si riunisce oggi pomeriggio per varare con il Presidente Buonfiglio, successore di Malagò, una sanatoria temporanea di tre mesi. Un artificio giuridico per blindare la presidenza della Figc e neutralizzare il ricorso per ineleggibilità sottoscritto da Renato Miele

Di Sandro Pangrazi | 05-ott-2026 5 min di lettura
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MALAGÒ COMMISSARIO DI SE STESSO, COME INFANTINO CON TRUMP: LE REGOLE DEL CALCIO PIEGATE AL COMANDO DELLA REALPOLITIK
 
di Sandro PANGRAZI
 
Tutto è partito dall'affondo dell'avvocato ed ex calciatore della Lazio Renato MIELE, il cui ricorso per l'ineleggibilità di Giovanni MALAGO' oggi rischia, a giochi ampiamente fatti a giugno, di essere completamente azzerato dal CONI guidato da Luciano BUONFIGLIO.
La Giunta del Governo dello Sport italiano si riunisce oggi pomeriggio per valutare un clamoroso artificio giuridico: varare un commissariamento lampo di 90 giorni della FIGC che però vedrebbe Giovanni MALAGÒ nominato commissario straordinario... di se stesso! 
Come è noto MALAGÒ, trionfatore alle elezioni di pochi mesi fa con il 68,58% dei voti, è finito nel mirino perché al momento di candidarsi alla Presidenza del calcio italiano alle prese con la crisi più grave in 128 anni di attività, non aveva una tessera federale attiva. Per evitare la decadenza e proteggere la presidenza di Via Allegri, i palazzi dello sport potrebbero pertanto scegliere la via della realpolitik, cambiando di fatto le regole del gioco a partita ampiamente conclusa.
Ecco come andata e soprattutto come andrà.

L'affondo del calciatore-avvocato
Renato MIELE spiazza i vertici federali sollevando il caso del tesseramento fantasma. Nonostante a molti sembrasse una dimenticanza puramente burocratica, l'esposto spacca subito la giustizia sportiva.
Il capo della Procura FIGC Giuseppe CHINÈ, liquida rapidamente la pratica disponendo l'archiviazione (citando i precedenti di ABETE e GRAVINA), ma il Procuratore Generale dello Sport Ugo TAUCER, decide di non chiudere un occhio e rimette gli atti direttamente al CONI.
 
Il verdetto dei quattro "saggi"
Per sbrogliare il nodo, il CONI si affida a un poker di celebri giuristi: gli avvocati SCOCA, MEDUGNO, COCCIA e ANGELETTI.
Il loro parere è una doccia fredda per la Federazione: lo statuto esige un tesseramento vigente e attivo come requisito fondamentale per potersi candidare.
Crolla così la difesa d'ufficio della FIGC.
Nelle carte emerge persino l'accusa più pesante firmata dall'avvocato MEDUGNO: l'apparato federale sapeva del vizio sollevato da MIELE, ma ciò nonostante a giugno la Figc ha deliberatamente omesso ogni iniziativa pur di coprire il Re nudo.
 
Il "congelatore" dei 90 giorni: ecco come funziona il trucco
Ma come funziona, all'atto pratico, questo capolavoro di ingegneria notarile?
Il meccanismo ideato dai palazzi dello sport non prevede affatto la decadenza definitiva di MALAGÒ, bensì una sorta di "sospensione controllata" del tempo giuridico.
Affidando la reggenza straordinaria allo stesso MALAGÒ per un periodo di circa tre mesi, la Giunta del CONI, nelle intenzioni, congela la situazione di fatto nata dal voto del 22 giugno scorso.
In questo modo, l'elezione plebiscitaria non viene annullata, ma piuttosto "messa in cassaforte".
Trascorsi i 90 giorni di gestione commissariale – una scadenza che ci porterà a ridosso di gennaio, subito dopo le festività di inizio anno – scatterà la seconda parte del piano. Durante questo limbo trimestrale, MALAGÒ provvederà a regolarizzare la propria posizione burocratica attivando una tessera FIGC valida a tutti gli effetti.
Una volta ottenuto il documento mancante, l'irregolarità originaria denunciata da MIELE risulterà formalmente sanata per via amministrativa.
A quel punto, l'auto-commissariamento decadrà automaticamente per "cessate esigenze straordinarie" e MALAGÒ potrà semplicemente svestire i panni del Commissario per rindossare quelli di Presidente ordinario, riprendendo il suo mandato quadriennale come se nulla fosse successo e disinnescando ogni futuro ricorso legale.
 
La faida politica e il siluro di Abodi
La vicenda si trasforma nel frattempo in una guerra di potere totale tra il Ministro dello Sport Andrea ABODI (favorevole ad un commissariamento vero per ripristinare la legalità) e MALAGÒ.
Nel fuoco incrociato ai massimi livelli cade Diana BIANCHEDI, fedelissima di MALAGÒ e vice presidente vicaria del CONI.
Attaccata duramente dal Ministro per una presunta incompatibilità di ruoli con la Figc, la BIANCHEDI si dimette clamorosamente il 30 settembre.
MALAGÒ reagisce definendo l'intervento del politico "sgrammaticato e fuori luogo", mentre ABODI replica secco: "Non so se abbiamo gli stessi valori".
 
Il voto dei 7 "sì" e il cambio di sponda
Il destino della Federazione si decide oggi pomeriggio alle ore 14 nella riunione della Giunta nazionale del Coni.
Sarà un voto palese ad altissima tensione.
Tra assenze strategiche e conflitti di interesse, il quorum è crollato: basteranno appena 7 voti favorevoli su 16 per far scattare il commissariamento e il successivo trucco dell'auto-reggenza.
L'uomo chiave è il presidente del CONI Luciano BUONFIGLIO: un tempo alleato di MALAGÒ, oggi si è però allontanato definendo i pareri critici dei saggi "granitici".
Non è un mistero e c'è chi lo sussurra che, in caso di decadenza del rivale, il ruolo di commissario (ma vero) possa fare gola proprio a lui.
Ma non andrà così.
 
L'analogia Infantino-Trump: lo show sopra le regole
L'acrobazia del "commissario di se stesso", negli ultimissimi tempi, non è una novità assoluta nello sport, ma segue un copione di imbarbarimento delle regole già visto Oltre oceano da tutto il mondo.
La mossa fa infatti scopa con la storica decisione della Fifa di Gianni INFANTINO durante i Mondiali americani: questa estate, dopo una telefonata di Donald TRUMP, la Federazione internazionale congelò una squalifica al giocatore Usa Folarin BALOGUN inventando seduta stante un cavillo mai usato in cent'anni pur di non indispettire la Casa Bianca e mandare in campo l'attaccante nella sfida decisiva contro il Belgio. 
Oggi come allora, segno dei tempi, le regole formali capitolano davanti alla convenienza dei palazzi. 
Sullo sfondo, oltretutto, resta solo l'Uefa, con il presidente ČEFERIN che ha già avvertito l'Italia circa l'organizzazione degli Europei 2032, praticamente domani: 
"Le ingerenze politiche minano la fiducia", un pessimo segnale per l'Italia, con i dossier sugli stadi italiani per EURO 2032 già sul tavolo dell'organizzazione ginevrina.
 

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