domenica, 04 ottobre 2026

"MARCHE DA PODIO" O PASSERELLA NELLA CAPITALE? IL PREMIO SAREBBE NOSTRANO... MA INCORONA BANFI, BRIGNANO E GLORIA GUIDA!

Mentre il ristoratore Marcello di Portonovo e le nostre aziende caricano le valigie per Roma, la premiata ditta Riga-Feliciotti si genuflette al circo mediatico capitolino. Per far parlare di noi... che senso ha regalare targhe a mezza Cinecittà? Invece di una provinciale celebrazione d'esportazione, per le nostre eccellenze andrebbe pensato un riconoscimento made in Marche ad Ancona, non sotto l'ufficio dei Direttori Rai

Di Sandro Pangrazi | 03-ott-2026 4 min di lettura
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"MARCHE DA PODIO" O PASSERELLA NELLA CAPITALE? IL PREMIO SAREBBE NOSTRANO... MA INCORONA BANFI, BRIGNANO E GLORIA GUIDA!
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di Sandro PANGRAZI
 
E alla fine il velo dell’ipocrisia si squarcia del tutto.
C’è un dettaglio in questa mini farsa di “Marche, una regione da podio” che grida vendetta e che nessuno ha il coraggio di dire ad alta voce: se dobbiamo celebrare l'orgoglio, il sudore e il successo delle Marche, perché andare in trasferta fino a Roma?
Fino a prova contraria, la nostra è una regione con un capoluogo che si chiama Ancona.
Abbiamo teatri storici invidiati da mezza Europa, piazze millenarie, palazzetti e coste che non hanno poco da invidiare alla Capitale.
Eppure, la premiata ditta composta da Vladimiro RIGA e Giampiero FELICIOTTI ha deciso che per dare valore al lavoro del ristoratore Marcello di Portonovo, dei giovani campioni dell'atletica marchigiana Alice e Francesco PAGLIARINI o del nuotatore matelicese Filippo PAVONI, bisognava caricare tutti su un pullman e portarli nel salotto buono del Coni al Foro Italico.
La scusa ufficiale dei due organizzatori è sempre la solita solfa: "Andiamo a Roma per dare visibilità internazionale alla regione".
Una balla colossale che non regge più.
La verità è molto più pigra ed egoistica: Roma non c'entra nulla con le Marche.
In compenso c'entra benissimo se raffrontata alle comodità personali di chi il premio lo gestisce e dei VIP chiamati a ritirarlo in nome della marchigianità.
 
 
È molto più facile per il presidente del premio, Angelo MELLONE, uscire dagli uffici della Rai e fare due passi fino al Foro Italico piuttosto che prendere l’autostrada e venire a scoprire le Marche reali.
È infinitamente più comodo per Enrico BRIGNANO, Lino BANFI o Gloria GUIDA, "marchigiani doc", farsi fotografare sotto casa a Roma, con una targa nostrana in mano, piuttosto che convincerli a fare tre ore di viaggio per venire a vedere dove nasce davvero quel tartufo o quel vino che tanto amano celebrare, a parole.
Già li sentiamo, però, i difensori d’ufficio pronti a calare l'asso di picche: 
"Ma Roma è storicamente la città con il maggior numero di marchigiani residenti al mondo!".
Una mezza verità statistica usata come scudo spaziale.
Peccato che l'alibi crolli davanti alla realtà. Se il criterio fosse la densità di marchigiani fuori sede, allora lanciamo una provocazione a RIGA e FELICIOTTI: perché non organizzare la prossima edizione direttamente a Buenos Aires?
L'Argentina è strapiena di corregionali e discendenti che mantengono vivo l'orgoglio nostrano. Visto che al dinamico duo piace così tanto la trasferta e il "tana libera tutti" dei confini geografici, l'America del Sud sarebbe ideale.
Lì sì che si farebbe del vero "rumore" internazionale, magari premiando il nostro Marcello NICOLINI di Portonovo a braccetto con qualche star delle telenovelas argentine, eletta "Amica delle Marche" per l'occasione.
Portare la festa ad Ancona avrebbe significato fare una vera operazione di valorizzazione territoriale: far muovere i giornalisti nazionali, costringere i vertici Rai a vedere con i propri occhi la bellezza della nostra terra e lasciare l'indotto economico dell'evento nelle Marche.
Ma fare le cose sul serio costa fatica, programmazione e coraggio.
Molto meglio firmare l'ennesimo teatrino da esportazione, dove i marchigiani Doc fanno la figura dei provinciali invitati al tavolo dei grandi; cugini di campagna ma felici di raccogliere le briciole di un flash romano.
Caro RIGA, caro FELICIOTTI, se le Marche sono davvero da podio, quel podio dovreste montarlo a casa nostra.
Altrimenti non è promozione del territorio: è solo l'ennesima gita fuori porta, ben pagata con l'orgoglio marchigiano.

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