martedì, 13 ottobre 2026

PIRANI & SABBATINI CANTANO "L'AMICO È..." MA A TAVOLA CELEBRANO L'ESCLUSIONE

Ex Sindaco e candidato Sindaco 2030 banchettano a Villa Gentiloni trasformando la festa "dell'amicizia inclusiva" della Bocciofila di Casenuove nel "club privè" della propria cordata politica. Si perpetuano gli errori del 2024 e del 2025 come nulla fosse accaduto, mentre Osimo resta prigioniera dei soliti veleni di fazione. Stavolta l'autogol è a firma Sirena Rosciani (FdI)

Di Sandro Pangrazi | 13-ott-2026 7 min di lettura
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PIRANI & SABBATINI CANTANO "L'AMICO È..." MA A TAVOLA CELEBRANO L'ESCLUSIONE

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di Sandro PANGRAZI

https://www.facebook.com/reel/1638832107752322 (Clicca qui per il video karaoke)

L’inclusione è un concetto alto, solenne e pure nobile.

È l’arte di abbattere i muri, di accogliere, di fare spazio a chiunque senza distinzioni di sorta; nell'occasione specifica, affidata alla bocciofila di Casenuove, men che meno dovrebbe lasciare spazio a sottolineature di carattere ideologico o di tessera di partito.

O almeno così avrebbe dovuto essere nelle intenzioni di chi domenica mattina ha organizzato un appuntamento pubblico sul territorio.

A dispetto delle buone intenzioni sventolato sulla carta e del nome declamato sulla locandina, la tavolata della cosiddetta "Festa dell’Amicizia inclusiva" – quarta iniziativa nata sotto l'egida formale della ASD Bocciofila di Casenuove e con il benevolo patrocinio di Lions e Panathlon club – si è trasformata nell'ennesimo, rumoroso corto circuito della politica locale.

Un paradosso in piena regola, purtroppo non una novità ad Osimo, da far impallidire persino i teorici del trasformismo: anziché spalancare le porte alla cittadinanza, ai giovani, al tessuto sociale della frazione e alle diverse sensibilità che compongono la comunità osimana, la giornata di raccolta fondi (ospite l'associazione di promozione sociale I Frolli) ha fatto registrare una vera e propria selezione "al contrario".

Niente porte aperte, niente pluralismo: solo inviti dosati col bilancino, quasi al sapore di "pass VIP", riservati con chirurgica precisione esclusivamente ai fedelissimi e ai figuranti di una specifica fazione politica.

Dalla "gancia" di Casenuove agli sfarzi di Villa Gentiloni

A fare da sfondo a questo ritrovo ridotto a pochi intimi non sono state nemmeno le storiche corsie della bocciofila della frazione.

Visto il perdurare dell'inagibilità dei locali della bocciofila di Casenuove – un problema strutturale che da quasi un anno continua a privare il quartiere di un fondamentale punto di ritrovo – l'incontro a tavola ha subito un vistoso e significativo trasloco, oltre i confini comunali, andando ad accasarsi tra i saloni e le sfarzose quinte di Villa Gentiloni a Filottrano.

Un cambio di scenario obbligatorio che ha finito per accentuare, con toni quasi stridenti, la sproporzione tra la facciata e la sostanza: da un lato il racconto di una solidarietà che doveva essere di "popolo"; dall'altro la realtà di un banchetto, quasi di corrente politica, organizzato in grande stile fuori porta, trasformato a tutti gli effetti in un riservato club privato ad uso e consumo degli "amici degli amici".

E per fortuna era la quarta Festa dell'Amicizia inclusiva...

La regia di Sirena ROSCIANI: una neofita in un calderone minato

A muovere le fila dell'operazione, presente formalmente come semplice ospite ma nei fatti vera e propria regista e animatrice dell'evento, è stata l'imprenditrice Sirena ROSCIANI.

Una figura che oggi incarna un singolare doppio ruolo istituzionale e associativo: da una parte Consigliera all'interno del CdA di Interporto Marche SpA in quota Fratelli d'Italia; dall'altra coordinatrice delle attività di servizio proprio per il Lions Club.

Nelle intenzioni della ROSCIANI, la tavolata doveva forse rappresentare un'esibizione muscolare di compattezza di fazione o forse o anche un'occasione per accreditarsi come punto di riferimento della Destra osimana.

Nei fatti, però, la mossa autogestita si è risolta nell'ennesimo boomerang d'immagine; un modello di come non si dovrebbe fare politica.

A dispetto di un'età non più verde, la ROSCIANI resta pur sempre una neofita della politica locale: una figura priva della necessaria esperienza e della dovuta attrezzatura diplomatica per muoversi in un ambiente spinoso come quello osimano.

Cavalcare senza le dovute protezioni un terreno costellato da veti incrociati, ripicche mai sopite e rivalità personali significa finire travolti, specie se affrontato con spavalderia o semplicemente replicando mosse avventate, già perdenti in passato.

Anziché contribuire a stemperare gli animi o a ricucire uno strappo, l'iniziativa della ROSCIANI ha quindi finito soltanto per soffiare sul fuoco di contrapposizioni che il tempo, anziché sciogliere, sta inesorabilmente contribuendo ad incancrenire.

L'asse PIRANI-SABBATINI e la fuga in avanti per il 2030

Ma chi c'era attorno a quei tavoli riservati? La lista dei convitati d'onore è corta e chiarisce senza ombra di dubbio la natura fuori luogo politica dell'appuntamento.

A tavola, a fare karaoke al ritmo di "Amico è" di Dario BALDAN BEMBO, spiccavano l'ex Sindaco Francesco PIRANI e il suo "delfino" naturale Matteo SABBATINI, entrambi ad agitarsi sulle note di "È, l'amico è, qualcosa che più ce n'è meglio è...".

Discretamente paradossale ma vero, come testimonia il video postato dal padrone di casa Luca PAOLOROSSI.

Proprio attorno alla figura di SABBATINI si sta infatti consumando, in continuità con le debacle del 2024 e del 2025, l'ennesima operazione prematura: un vero e proprio battesimo politico, celebrato con un anticipo quasi surreale – ben quattro anni prima della scadenza naturale – per lanciare il passatempese quale candidato già blindato da PIRANI (peraltro domenica privo del socio Sandro ANTONELLI e dell'appoggio di Achille GINNETTI) quale candidato a Sindaco auto designato, in vista delle Comunali che saranno tra oltre tre anni, nella primavera 2030.

Una mossa a bocce ferme che sa di accordo di bottega, noto sin dalla doppia disfatta e confermato ad ogni occasione tra un primo e un secondo piatto (nel caso di villa Gentiloni complice la paella) in perfetto e rinnovato spregio di qualsiasi confronto democratico aperto, di qualsiasi primariato di idee e soprattutto del reale sentimento degli elettori, stanchi di veder decidere le sorti della città all'interno di inconcludenti circoli chiusi.

Sberle elettorali e memoria corta: la lezione mai appresa

A fare davvero da sfondo a questa operazione è tuttavia il quadro politico generale, segnato da una cecità strategica che lascia sbigottiti.

Il Centro-Destra osimano e le sue varie anime civiche continuano infatti a perseverare negli stessi identici errori del passato, rincorrendo schemi divisivi e logiche di appartenenza invece di cercare una vera sintesi; un errore commesso oltretutto in barba all'antico forziere dei voti di area, detenuto pur sempre dall'ala di Su la Testa e dalla rappresentanza di Dino LATINI sul territorio.

Sembra quasi che gli ultimi, pesantissimi rovesci elettorali non abbiano insegnato assolutamente nulla alla classe dirigente della Destra anconetana, spalleggiata dai Piraniani e dagli anti LATINI:

  • Il disastro del 2024, consumatosi con l'Amministrazione guidata da Francesco PIRANI crollata dopo appena cinque mesi di estenuante agonia e sfociata nelle dimissioni del Primo cittadino;

  • La resa del 2025, una pagina ancor più amara che ha visto persino un veterano come Dino LATINI costretto alla ritirata strategica e alla non candidatura per evitare di uscire travolto da una sconfitta elettorale matematica e certa, persino annunciata;

  • Un decennio all'asciutto, ovvero i dieci lunghi anni di opposizione subiti durante il doppio mandato del Centro-Sinistra a guida Simone PUGNALONI, che avrebbero dovuto spingere la coalizione a una profonda rielaborazione autocritica e invece serviti a nulla.

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Osimo ostaggio del "brutto tempo": cittadini stanchi di pagare dazio

Il paradosso più stridente di tutta questa vicenda risiede proprio nel sentimento profondo del corpo elettorale osimano. Osimo resta infatti una città storicamente e sociologicamente a maggioranza incline alle formule civiche e alle posizioni di Centro-Destra.

Ci si aspetterebbe dunque un percorso obbligato verso una seria ricomposizione, una sintesi matura capace di dare risposte stabili e di prospettiva al territorio.

E invece le previsioni meteo della politica locale segnano brutto tempo stabile. Nessun schiarita all'orizzonte, nessun segnale di maturità, come nulla fosse mai accaduto e i ceffoni ricevuti fossero stati incassati da altri.

Oltretutto i cittadini sono ormai visibilmente insofferenti di fronte a uno spettacolo desolante: continuare a pagare dazio all'inadeguatezza palese di personaggi incapaci di superare risentimenti individuali e rivalità personali, semplicemente disinteressati al perseguimento del bene comune.

Tra banchetti fuori porta, manovre di corridoio e finti proclami di inclusione, la sensazione è che ad Osimo le lezioni del passato (tra cui annoteremmo quella clamorosa del 2014 per soli due voti e quella del 2019, non meno grave) non siano ancora servite a nulla.

E a fare le spese di questo eterno cantiere delle vanità, del voler prendersi cura semplicemente del proprio orticello, continua ad essere soltanto Osimo.

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