domenica, 05 luglio 2026

CAMPANA, GROSSE MAGAGNE PURE A SINISTRA, FORIA INCOMPATIBILE E INELEGGIBILE, L'ATTO E' NULLO: ORA LA PALLA PASSA ALLA D'AMICO

Il Decreto legislativo 39/2013 non ammette deroghe: il neo-nominato, già revisore dei conti dell'ente, risulta ineleggibile per i due anni successivi alla cessazione del controllo. Di conseguenza le dimissioni, presentate oltretutto post-voto, non sanano la nullità dell'atto, rendendo la nomina viziata in radice. A pesare, inoltre, anche l’incompatibilità con la carica di Assessore a Castelfidardo. Ennesima brutta figura delle opposizioni, perse in un silenzio complice, se non distratte dalle logiche di spartizione

Di Sandro Pangrazi | 05-lug-2026 7 min di lettura
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CAMPANA, GROSSE MAGAGNE PURE A SINISTRA, FORIA INCOMPATIBILE E INELEGGIBILE, L'ATTO E' NULLO: ORA LA PALLA PASSA ALLA D'AMICO

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di Sandro PANGRAZI

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Nominato in Cda giovedì sera, dimissionario da revisore dei conti venerdì mattina: al Campana, come non bastasse, scoppia anche il "caso Foria".

Come è noto il Consiglio comunale ha votato le nomine di CINTIOLI, FORIA e CHIAPPA (nel CdA dell’Istituto Campana) giusto giovedì sera. 
Ma solo venerdì mattina, a distanza di dodici ore di troppo, sono invece arrivate le dimissioni da revisore dei conti del neo-nominato Sergio FORIA. 
È questo il cronoprogramma dell'ennesimo "pasticcio brutto" amministrativo che sta scuotendo le fondamenta di Palazzo. 
FORIA, 61 anni, osimano, già Presidente del Collegio dei Revisori dell'Ente e attuale Assessore grillino a Castelfidardo, è stato designato dal Consiglio per entrare nel board dell'istituto storico in rappresentanza della maggioranza GLORIO.
Nessuno, né tra i banchi del Centro-Sinistra, né tra le fila dell'opposizione, ha avuto alcunché da obiettare, ritenendo l'atto perfettamente a norma.
In attesa che la palla passi all'Ufficio Scolastico Regionale per il passaggio obbligato della ratifica - per D’AMICO un ulteriore dossier osimano che a dir poco scotta - vediamo i tre scogli legali che impedirebbero a FORIA il via libera, ognuno con motivazioni proceduralmente molto solide.  

La cronologia del "corto circuito" e la paralisi amministrativa
Tutto ruota attorno a un arco temporale di pochissime ore che rivela una gestione approssimativa della pratica. 
Il Consiglio comunale ha approvato una nomina che, al momento del voto palese, vedeva il candidato ancora formalmente in carica come Presidente del Collegio dei Revisori. 
La comunicazione delle dimissioni è arrivata agli uffici — e di conseguenza alla Presidenza GIACCHETTI — solo il venerdì mattina. 
Questo ritardo non è un banale dettaglio burocratico, ma la prova provata che l'istruttoria è arrivata in aula in una condizione di palese irregolarità. 
Chi ha garantito ai Consiglieri che il profilo fosse "pulito"? 
La risposta a questa domanda è il cuore del problema.

L'insormontabile ostacolo del Decreto legislativo 39/2013: l'anticorruzione ignorata
L’articolo 12 del decreto anticorruzione 39/2013 non lascia spazio a interpretazioni: chiunque abbia svolto funzioni di controllo non può essere nominato amministratore dello stesso ente per i due anni successivi alla cessazione dell'incarico. 
Le dimissioni presentate venerdì sono un tentativo di "sanatoria" tardivo e ininfluente: il divieto scatta in automatico per il fatto di aver esercitato il controllo nel biennio precedente. 
La nomina del Consiglio comunale di giovedì sera, dunque, è nata viziata all'origine e le dimissioni, oltretutto persino postume, non possono sanare una violazione di una norma cardine in materia di anticorruzione nazionale. 
Signori siamo di fronte al colpo di scena di un atto nullo.
E da ripetere cambiando però interpreti.

I dubbi sull'istruttoria e il silenzio degli uffici
La vicenda solleva un interrogativo inquietante sulla macchina comunale: dove sono finiti i filtri? 
Una nomina in un CdA di tale peso richiede verifiche preliminari rigorose da parte della segreteria e dei dirigenti competenti. 
Se gli uffici non hanno rilevato l'incompatibilità prevista dalla legge, siamo di fronte a una falla istruttoria preoccupante. 
Se, al contrario, erano a conoscenza del ruolo aut di FORIA e hanno comunque proceduto a portare la pratica in Consiglio, la gravità amministrativa assume contorni pesantissimi. È mancata la vigilanza o c'è stata una forzatura consapevole?

Il nodo del doppio incarico e la questione di opportunità
A complicare ulteriormente il quadro c'è infine la posizione di FORIA come Assessore a Cinque Stelle in quel di Castelfidardo. 
La sovrapposizione di ruoli tra un incarico assessorile in un Comune limitrofo e una posizione di vertice in un Ente che opera sotto la vigilanza regionale, pone serie questioni di opportunità politica. 
La gestione di un istituto che guarda all'intero bacino della Val Musone richiede una dedizione totale e un distacco netto da altri ruoli politici locali, elementi che appaiono in evidente conflitto con gli impegni istituzionali già assunti nella cittadina della Fisarmonica. 
Al limite sarebbe persino opportuno, oltre che legittimo, chiedersi se FORIA potrebbe avere il tempo materiale per seguire le complessità del Campana, senza sacrificare uno dei due incarichi.
Interrogativo a cui non servirebbe rispondere, visto il triplo disco rosso su tutti i temi ostativi esaminati. 

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Il ruolo dell'Usr: la Dottoressa D'AMICO sotto esame
Ora l'intera pratica finisce sul tavolo dell'Ufficio Scolastico Regionale, diretto dalla Dottoressa Donatella D’AMICO. 
Mai come in questo non si tratterà di routine. Dopo il caso PANGRAZI-CHIAPPA (risolto dalla politica), dopo la vicenda del bando rifatto a favore della GRACIOTTI contro ANSELMI, si aggiunge anche il caso FORIA.  
Si tratta di un passaggio critico: l'Usr deve verificare la legittimità delle 5 nomine e comunicarle al Cda uscente per la convocazione del nuovo direttivo. 
Purtroppo per il CAMPANA la dirigente D’AMICO è già finita al centro delle cronache regionali per il recente "pasticciaccio" del doppio bando — annullato in autotutela tra le polemiche — e questo precedente, volenti o nolenti, pesa come un macigno su ogni futura decisione, anche la più banale. 
L'Usr vorrà avallare una nomina che appare giuridicamente nulla, rischiando di esporsi a un nuovo clamoroso flop amministrativo?
O pretenderà dal Comune di Osimo un immediato dietrofront?

L'opacità dei criteri di nomina
Oltre alla questione legale, resta l'opacità politica. 
La scelta di Sergio FORIA da parte della maggioranza sembra rispondere più a logiche di spartizione o a "premi di consolazione" tra LE forze di maggioranza che a una valutazione basata esclusivamente sulle competenze culturali e/o sulla trasparenza dei requisiti. 
La cittadinanza avrebbe diritto di sapere perché si è scelto un profilo che, per legge, era incompatibile, invece di cercare professionalità libere da conflitti di interesse. L'opacità nella scelta dei rappresentanti negli enti pubblici è il primo passo verso il decadimento della buona amministrazione.
Chi potrebbe sostenere il contrario?

Il fallimento ennesimo dell'opposizione: nota di biasimo per FdI
Infine, una nota di biasimo doverosa per i tre consiglieri di Fratelli d’Italia. 
Se STAFFOLANI, MAGI e CALCATERRA, anziché finire accecati dalla mancata nomina del proprio rappresentante Gianlorenzo PANGRAZI, avessero vigilato con un minimo di attenzione sulla proposta di maggioranza riguardante FORIA, probabilmente la democrazia osimana ne avrebbe tratto giovamento. 
L'opposizione, troppo intenta a contare le proprie poltrone perse, ha invece abdicato al proprio ruolo di controllo fondamentale, lasciando che il "pasticcio" passasse tra le maglie larghe di una maggioranza distratta a quelle di una minoranza assente. 
La via di uscita? Non tocca a noi suggerirla ma l'autotutela parrebbe l'unica via d'uscita per il Comune: ritirare la nomina in tempo prima che il caso diventi, per l'ennesima volta, un naufragio istituzionale.

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