mercoledì, 13 maggio 2026

BASTA UN ARTICOLO: SMANTELLATO IN POCHI MINUTI L'OBBROBRIO DI PALAZZO BALDESCHI: ORA TOCCA A TONTI, PESSINA E GLORIO

Il blitz lampo cancella vent'anni di degrado su Piazza Don Minzoni dopo lo scontro sulla "Foundation". Dalla passerella al Teatro alla rimozione forzata della vergogna urbana: la proprietà Tonti risponde alla provocazione e mostra di voler "far pace" con Osimo. Spunta il retroscena su un vertice segreto a Villa Montegallo 2024: sul piatto c'era l'ex Circolo di Lettura restituito gratis ad uso pubblico e un restyling d'élite con appartamenti per turisti a 5 stelle, oltre ad una cupola in cristallo rimovibile per proteggere il cortile interno dalla pioggia e dai piccioni. Ma il doppio addio di Pugnaloni e Carlorosi (2024 e 2025) ha congelato il progetto e un tesoretto da un milione e mezzo dei fondi sisma

Di Sandro Pangrazi | 13-May-2026 8 min di lettura
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BASTA UN ARTICOLO: SMANTELLATO IN POCHI MINUTI L'OBBROBRIO DI PALAZZO BALDESCHI: ORA TOCCA A TONTI, PESSINA E GLORIO

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di Sandro PANGRAZI
A poche ore dalla denuncia sul contrasto tra il gala della nuova "Foundation" e l'abbandono del centro, smantellata l'impalcatura che da circa vent'anni minacciava Piazza Don Minzoni

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È bastato accendere i riflettori sul paradosso per smuovere una situazione immobile da oltre due decenni. 
Martedì mattina, a poche ore dalla pubblicazione della cronaca che denunciava il netto contrasto tra i rinfreschi d’élite della neonata Enrica CAMILLETTI TONTI Foundation e l’abbandono del centro storico, si è registrato un improvviso colpo di scena nel cuore di Osimo.

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Martedì mattina: l'intervento lampo
Il "cristo" di legno e ferro è improvvisamente sparito! 
Quella struttura fatiscente stazionava sulla balaustra di Palazzo Balleani-Baldeschi da un tempo imprecisato, stimato in circa vent'anni, restando pericolosamente in bilico, nell'indifferenza generale, sulle teste dei passanti nella sottostante Piazza Don Minzoni. 
I bancali marci e l’armatura che sorreggeva il vecchio montacarichi edilizio sono stati smantellati nel giro di pochi minuti, restituendo il giusto decoro visivo a un'architettura in raffinato stile veneziano ricca di bifore e archetti.

Un banale esempio di " velario" o lucernario "non per sempre": soluzione che potrebbe essere utilizzata per il cortile di Palazzo BALLEANI-BALDESCHI

Un segnale di distensione e di identità ritrovata
Oltre a rivendicare il merito giornalistico di aver "motivato" un gesto di riparazione decisamente tardivo, OSIMO OGGI intende comunque riconoscere a Maria Grazia TONTI la volontà di raccogliere la provocazione. 
La rimozione lampo dell'impalcatura viene letta come il desiderio manifesto di "fare pace" con la città, un passo concreto per restituire a Osimo il suo skyline originale e quella sagoma urbana rimasta troppo a lungo ferita dall'incuria.

La fiancata del palazzo, lato Piazza Don Minzoni, finalmente "liberata" e come è tornata a mostrarsi da martedì dopo il nostro articolo.

Il nodo dell'abbandono ventennale
La rimozione di questo autentico obbrobrio visivo ha così aperto la strada a una riflessione più profonda. 
Il caso ha spinto la nostra redazione a indagare sulle motivazioni reali che, per oltre due decenni, hanno condannato a un sostanziale abbandono lo storico Palazzo Balleani-Baldeschi. 
Parliamo di un edificio che, per rilevanza storica e artistica, è secondo in tutta la città solo al Palazzo Comunale.

Il veto della Soprintendenza e il caso del cortile interno
Dietro a uno stop di fatto che si protrae ormai da tempo immemore, emergono le pesanti rigidità della burocrazia legata alla tutela culturale. 
Alla base dell'immobilismo della proprietà pare ci sia, infatti, il ripetuto diniego della Soprintendenza, arroccata su posizioni così severe da impedire di ammodernare anche un solo chiodo della preziosa dimora nobiliare.
Un esempio lampante riguarda il cortile interno del palazzo. 
Parliamo di uno spazio che ha fatto la storia della socialità osimana, un tempo sede del circolo dell'Osimana, dell'atelier Mannino, del celebre circolo di Lettura Vetus Auximon, del ristorante Palazzo Baldeschi, della tipografia Scarponi e di diversi appartamenti privati. 
Per dare nuovo lustro alla struttura e proteggerla dal degrado, la proprietà avrebbe voluto dotare il cortile di una copertura mobile in cristallo. 
L'opera avrebbe protetto l'area dalle deiezioni sempre più massicce dei piccioni torraioli – passati ormai da semplici ospiti a veri e propri padroni indisturbati del palazzo – ma il veto burocratico ha congelato anche questa soluzione.

Sindaco, vice e autorità alla presentazione sabato pomeriggio della Foundation dedicata alla memoria di Enrica CAMILLETTI TONTI

Il precedente: la mediazione Pugnaloni a Villa Montegallo
Eppure, i tentativi di sbloccare l'impasse non sono mancati in passato. Da quanto risulta, appena due anni fa, la proprietà cercò una sponda istituzionale, favorita al tempo dall'Amministrazione PUGNALONI. 
La Giunta si fece infatti interprete e mediatrice di un importante percorso di dialogo, organizzando proprio nella prestigiosa e ristrutturata sede di Villa Montegallo (pure di proprietà della famiglia Tonti) un vertice strategico. 
In quell'occasione si ritrovarono attorno allo stesso tavolo i rappresentanti tecnici della Soprintendenza e gli architetti della famiglia TONTI.

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Un salone per la città e appartamenti a 5 stelle
Sul piatto c'era un piano di recupero di altissimo livello. 
Osimo avrebbe visto, oltre alla citata struttura mobile a "cupola" sul cortile interno, l'intitolazione ad Enrica Camilletti – proprio come la neonata Foundation – del salone nobile dell'ex Circolo di Lettura. 
Quegli eleganti spazi affacciati sulla super centrale Piazza del Comune sarebbero stati messi a disposizione dell'Amministrazione comunale a un prezzo puramente simbolico per ospitare eventi istituzionali di alto livello. 
La sala inoltre sarebbe stata aperta anche ad associazioni e privati per manifestazioni di spessore, come serate danzanti, conferenze e incontri di rappresentanza.
Per garantire la sostenibilità economica dell'operazione, un'altra parte della storica struttura sarebbe stata invece adattata ad appartamenti a 5 stelle destinati a una clientela d'élite, replicando esattamente il modello ricettivo già felicemente collaudato a Villa Montegallo.

Grandi promesse e l'oblio burocratico
A quanto pare la Soprintendenza, al tempo guidata dalla recanatese Cecilia CARLOROSI, a parole non si mostrò affatto contraria al progetto. Pare anche che, sempre affidandosi però al "verba volant", i funzionari della Cultura statale si confermarono persino fortemente interessati alla ristrutturazione; salvo poi perdersi, come succede troppo spesso in Italia, nei corridoi della burocrazia, senza mai arrivare alla definizione e alla firma dell'accordo.
Il castello di carte è poi definitivamente crollato con il gioco delle alternanze politiche e dei mandati amministrativi. 
Con il termine del secondo quinquennio a Sindaco di PUGNALONI a maggio 2024, si è aggiunta la cruciale scadenza del contratto della dottoressa CARLOROSI alla guida della Soprintendenza Marche Nord, fissato al 30 giugno 2025.
Dal punto di vista formale, il rapporto si è concluso per il compimento del termine temporale del mandato; tuttavia, la distinzione amministrativa si è inserita in un contesto politico e territoriale fortemente surriscaldato. 
Nei mesi precedenti, la gestione CARLOROSI era infatti finita al centro di duri scontri istituzionali con alcune amministrazioni locali (in particolare Pesaro e Fano) per via di troppo rigidi vincoli architettonici. 
Un clima di forte attrito arrivato direttamente sul tavolo del Ministero della Cultura, spingendo il neo Ministro GIULI a tagliare i ponti con il passato: stop alle ipotesi di rinnovo o proroga tecnica e via libera a un netto cambio di guardia. 
Da quel momento, del destino del progetto osimano e delle ragioni della sua fine non si è più saputo nulla, e il piano di recupero di Palazzo Balleani è risprofondato nell'antico silenzio.

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L'appello a Pessina e il tesoretto del sisma
La speranza ora è che l'attuale Soprintendente Andrea PESSINA, nominato ad agosto 2025 dal Ministro della Cultura, decida di riprendere in mano la complessa vicenda di Palazzo Balleani-Baldeschi, favorendo e sbloccando un iter di ristrutturazione non più rimandabile. 
Un'operazione che, tra l'altro, vedrebbe la famiglia TONTI alleggerita di molto nell'esposizione finanziaria complessiva. 
La proprietà potrebbe infatti contare su importanti stanziamenti pubblici legati ai finanziamenti per la ricostruzione post-terremoto, una cifra importante che dovrebbe aggirarsi fino a circa un milione e mezzo di euro. 
Le risorse economiche e la volontà tecnica, insomma, ci sarebbero e parrebbero confermate, si ha ragione di credere, dalla famiglia TONTI: manca al momento "solo" la volontà burocratica di sbloccarle.

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La sostanza oltre il marketing
La rapidità dell'operazione di smantellamento del montacarichi dimostra comunque come la richiesta di una restituzione concreta abbia colto nel segno. 
L'appello evidenziava proprio questo: la necessità di lanciare un segnale e dimostrare un legame autentico con il territorio, preferendo la sostanza e la messa in sicurezza delle vie del centro alle formule altisonanti di una "Foundation" che altrimenti rischiava e rischia, se presa a se stessa, di apparire scollegata dalla realtà osimana. 
La rimozione del "cristo" è stato un ottimo primo passo, ma il futuro di Palazzo Balleani Baldeschi ha bisogno che anche l'attuale Amministrazione GLORIO, la famiglia TONTI e i nuovi vertici della Soprintendenza escano dall'isolamento per riprendere in mano il filo spezzato.

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