L'AFFRESCO DI SAN FRANCESCO A OSIMO? SOLO UN OSPITE DAL 2015, PER GIUNTA RELEGATO IN SAGRESTIA!
Documenti alla mano non si tratta di una custodia secolare (come sembrava in un primo momento) ma di un ospite dell'ultima ora, neanche particolarmente apprezzato o compreso dai frati, benché del XIV secolo. Jesi: "Mettetevi una mano sulla coscienza e consentite la riunificazione dell'opera"


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di Sandro PANGRAZI
Contr'ordine: la storia del "San Francesco" di Osimo non è il racconto di una devozione secolare, ma piuttosto quella di un lungo esilio iniziato con un atto arbitrario di un frate jesino nel 1825 e terminato, solo pochissimi anni fa, nel 2015, nella sagrestia della basilica di San Giuseppe da Copertino.
Come è noto, alcune associazioni jesine, guidate dalla LUAJ (Libera Università Adulti di Jesi) e dal suo Presidente Gabriele FAVA, hanno presentato un’istanza ufficiale per chiedere la riunificazione di un'opera del XIV secolo, nota come "Sangue giusto", portando alla luce fatti che cambiano totalmente la prospettiva della vicenda.

La foto, scattata nel 2015 da alcuni fedeli jesini, dimostra inequivocabilmente la collocazione di fortuna destinata all'opera per 10 anni, prima del trasferimento in Basilica dell'ultima ora.
Un secolo e mezzo di passaggi di mano
L'opera, realizzata nel XIV secolo per commemorare il passaggio del Poverello di Assisi a Jesi, fu strappata dalla sua colonna nella chiesa di San Nicolò nel 1825 per iniziativa privata del frate jesino, tal Padre Francesco CANTARINI, in seguito alla sconsacrazione della chiesa di San Nicolò.
Così per anni l'affresco non fu più oggetto di culto, ma rimase confinato, addirittura nella camera da letto del povero frate.
Testualmente: "Fe’ distaccare quella pittura da abile artista tedesco e la conservò nella sua camera…".
Da quel momento l'opera passò di mano in mano attraverso circuiti privati nobiliari e fino al 1899 quando Jesi ne perse le tracce destinando il "San Francesco" al convento di Montottone (Fermo) attraverso la donazione di un privato, tal Cirillo CIRILLI.

Discretamente deteriorata dagli insulti del tempo, l'opera gemella il "Sangue giusto", conservata a Jesi, facente parte dello stesso lavoro di autore sconosciuto.
Osimo: un approdo recente e fortuito
La cronologia degli spostamenti, dunque, smentisce il mito di un legame storico con la città di Osimo:
1967-1983: l'opera riappare a Urbino per un restauro lungo 16 ben anni.
1983-1987: viene ritornata al convento di Montottone (Fermo), restandovi solo altri 4 anni e fino alla chiusura del convento.
1987-2015: l'affresco approda ad Ancona, presso la sede dei Frati Minori, per rimanervi ventotto anni, sino alla ulteriore chiusura dell'Archivio.
2015: l'opera arriva infine a Osimo, in seguito, appunto, del trasferimento in città dell'archivio provinciale dei Minori.

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Un "confinamento" in sagrestia lungo 10 anni
Per quasi dieci anni, però, ad Osimo l'affresco è stato scarsamente valorizzato (come testimonia la foto del 2015) rimanendo "confinato" in sagrestia.
La documentazione fotografica è inequivocabile: l'opera del Trecento era appesa sopra una cassettiera, tra paramenti sacri e appendiabiti, lontana dagli occhi dei fedeli.
Solo negli ultimissimi tempi, a seguito dell'interesse manifestato da Jesi per riappropriarsene, all'affresco è stata data una collocazione degna in Basilica.
Una valorizzazione tardiva che appare più come una manovra difensiva che come un atto di fede consolidato.
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L'appello alla Soprintendenza, ai Frati Minori e alla Diocesi di Jesi
L'istanza firmata dal Presidente Gabriele FAVA e dalle associazioni jesine è stata inviata ufficialmente alla Diocesi di Jesi, all'Ordine Francescano dei Conventuali e alla Soprintendenza.
Davanti a questa ricostruzione, la Luaj e le associazioni firmatarie chiedono alle autorità coinvolte, in pratica, di mettersi una mano sulla coscienza e consentire finalmente la riunificazione jesina dell'antico affresco.
Il "San Francesco" e il "Sangue Giusto" (custodito a San Filippo a Jesi) sono infatti un'unica opera: riunificarle dopo due secoli di dispersione significa restituire integrità al patrimonio artistico marchigiano, giusto nell'anno dell'ottavo centenario francescano.
Difficile pensare, però, che San Francesco, specie ora che è stato apprezzato nel valore, possa riprendere il percorso originario verso la città jesina.
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