IL RETROSCENA MELONI-MATTARELLA SUGGERITO DA GIORGIA BUGARO O DAL MAGO OTELMA?
Ai lettori l’ardua sentenza tra le due ipotesi più credibili: l’Italia è davvero messa così male da dover attendere l’imbeccata d'archivio di una ragazzina o papà Giacomo Bugaro è semplicemente impaziente di lanciare in politica la figlia Giorgia? Il tutto con la marchetta spudorata di Anconatoday che accredita la tesi senza farsi mezza domanda
Di Sandro Pangrazi
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23-set-2026
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5 min di lettura

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di Sandro PANGRAZI
Un capolavoro del copia-incolla d'archivio che, secondo la narrazione trionfale di Anconatoday – rimasta clamorosamente sola a livello nazionale a celebrare questo fantomatico "scoop" di cui a Roma nessuno si è accorto – sarebbe partito da un salotto di Ancona per imbeccare direttamente Palazzo Chigi via WhatsApp.
Peccato che, grattata la patina di servilismo mediatico, la vicenda pare rivelarsi un boomerang colossale.
Noi di OSIMO OGGI, che non abbiamo l'anello al naso e non prendiamo ordini nelle stanze dei bottoni, abbiamo deciso di smontare questo giocattolo pezzo per pezzo.
DA GIORGIA A GIORGIA, UN'OSSESSIONE DI FAMIGLIA
L'unica cosa vera, o presumibilmente vera, di tutta questa curiosa storia è che Giorgia BUGARO ha un debole viscerale, quasi mistico, verso la figura e la politica di Giorgia MELONI, di cui porta (forse non a caso) lo stesso nome.
La ragazza vanta un pedigree politico ed economico di prima fascia: è la figlia dell'Assessore regionale Giacomo BUGARO e nipote diretta del Re dell'elettromeccanica (Imesa) Sergio SCHIAVONI.
Mossa dal sacro fuoco del Melonismo, la giovane si è messa a scartabellare nel passato pur di correre in soccorso della sua beniamina nazionale, finita all'angolo nello scontro istituzionale sulle quote di stranieri nelle classi.
Fin qui nulla di strano: una 25enne oggi ha tutte le competenze digitali per fare una ricerca storica su Google.
La balla colossale che non sta in piedi è che l'abbia trovata lei in esclusiva, come se quella circolare fosse un tesoro nascosto e non un atto pubblico arcinoto, che da anni rimbalza nei forum della Destra e nei dibattiti sulla scuola.
Ma tant'è: il papà ha preso lo smartphone e ha fatto partire il messaggio del "finto scoop" verso Roma.
Se il retroscena di ANCONATODAY corrispondesse a verità, saremmo però di fronte a due ipotesi, entrambe tragicamente imbarazzanti.
DILETTANTISMO O MARCHETTA? UN DUBBIO IMBARAZZANTE
Se la storiella del messaggino domenicale fosse reale, la politica marchigiana e del Paese si troverebbe davanti a un bivio micidiale per la credibilità delle Istituzioni.
Le opzioni sono soltanto due: o siamo di fronte a un dilettantismo istituzionale da brividi da parte dello staff della Premier (evento possibile ma che tenderemmo ad escludere) oppure stiamo assistendo a una sceneggiata teatrale e ruffiana orchestrata per accreditare la "ditta BUGARO" nei salotti romani e incassare la reconnaissance del Capo.
In entrambi i casi, l'esito è un disastro di immagine che trasforma la politica con la "P" maiuscola in una farsa di provincia.
IPOTESI A: PALAZZO CHIGI GESTITO COME UN CIRCOLO DI CAMPAGNA
Valutiamo per buona la prima ipotesi.
Se fosse vero lo scoop, verremmo ufficialmente a sapere che Palazzo Chigi gestisce dossier delicatissimi basandosi sulle imbeccate casuali dei militanti locali!
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, dotata di schiere di consiglieri di Stato, esperti legislativi e interi ministeri pagati con i soldi dei contribuenti, non sarebbe pertanto nemmeno in grado di fare una ricerca d’archivio in maniera autonoma.
Per rispondere al Quirinale, la MELONI ha dovuto attendere lo screenshot inviato dalla periferia dell'Impero dall'Assessore di turno.
Una modalità di gestione della macchina statale che, per il bene dell'Italia, parrebbe a dir poco inquietante.
IPOTESI B: A CACCIA DI NOTORIETA' ATTRAVERSO UN MESSAGGINO WHATSAPP
Passiamo alla seconda ipotesi.
Se invece lo scoop di Anconatoday dovesse rivelarsi nient'altro che una volgare marchetta, spesa ad arte per compiacere, su precisa domanda o input, il potente di turno, il quadro sarebbe se possibile persino peggiore.
Significerebbe che l'operazione è stata orchestrata per regalare a Giorgia BUGARO un briciolo di visibilità personale, esponendola però a un clamoroso autogol, magari per spianarle la strada tra i Quadri del partito, fors'anche un bacio in fronte dalla leader.
Ma nel fare questo, spinta dall'ambizione di papà Giacomo – fresco del fulmineo salto della quaglia che a novembre 2025 lo ha visto tesserarsi ufficialmente a Fratelli d'Italia, un attimo dopo aver incassato la poltrona regionale da indipendente – la ragazza sta danneggiando, senza rendersene conto, l'immagine della stessa MELONI.
La fa apparire come una leader debole, che ha bisogno dei compiti a casa fatti da una 25enne di Ancona per giustificare le proprie linee politiche.
IL VERBALE DI UNA FIGURA ALLA EMILIO FEDE
In ogni caso, quale che sia la verità profonda, questa storia della circolare ministeriale ottiene l'unico e certificato risultato di far fare una figura alla Emilio FEDE all'intera filiera di Fratelli d'Italia.
Parliamo di un documento datato 26 luglio 1990, ovvero ben 11 anni prima della nascita della stessa Giorgia BUGARO.
Spacciare una vecchia carta, nota a tutti, come un’esclusiva scovata da una giovane promessa della Fiamma, pur di fare i primi della classe davanti alle telecamere, sprizza servilismo da tutti i pori.
Un'arrampicata sugli specchi mediatica che ricorda i fasti del vecchio Tg4, dove l'importante non era la realtà, ma l'adorazione incondizionata del leader.
La "filiera delle Marche", tanto sbandierata dal Governatore ACQUAROLI come un modello di serietà, si riscopre una passerella di provincialismo, ruffianerie da tastiera e ambizioni familiari. Resta solo da capire quale faldone d'archivio inventeranno i BUGAROS se la Fiamma dovesse inizierare a spegnersi e ci sarà da saltare sul prossimo carro.
Sigh.
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