MENSA DEL POVERO ALLA ASSO? SOLO DI AFFITTO RISPARMIATO, 3.000 PASTI IN PIU' L'ANNO!
La proposta consentirebbe, dopo 36 anni, di dare il cambio alla squadra de "L’Accoglienza" per l'encomiabile servizio offerto in via Soglia, liberando l'associazione dai gravosi pesi logistici e burocratici, per cedere il testimone a professionisti della ristorazione. Obiettivo: un'assistenza al passo dei tempi, migliore, efficiente e centralizzata

di Sandro PANGRAZI
E se l'offerta di mensa e distribuzione pasti, per i cittadini bisognosi, venisse liberato dalle dinamiche burocratiche e logistiche del libero associazionismo e passasse dal puro volontariato interamente preso in carico dalla Asso?
Ovvero da chi, per mission sociale, eroga da sempre, al meglio di collaudate professionalità, il servizio di assistenza e refezione pasti?
Solleviamo un interrogativo, puramente amministrativo ed economico sulla cosiddetta "Mensa del povero" che dal 1990 accende i riflettori su un pilastro storico del welfare cittadino, attivo da da ben 36 anni in via Soglia.
Sia chiaro: liberare il servizio non significherebbe affatto sminuire lo straordinario e insostituibile valore espresso dall'associazione "L’Accoglienza" e dalle reti di solidarietà osimane.
Al contrario la decisione politica, se adottata, comporterebbe il pregio di riconoscere il merito accumulato all'associazione, dando il cambio ad una squadra di volontari che da oltre tre decenni dona gratuitamente tempo, amore e calore umano alle fasce più deboli; personale chiamato a sostituirsi spesso alle carenze strutturali delle istituzioni pubbliche con encomiabile dedizione.
L'ottica di questa proposta è puramente strutturale: valorizzare una risorsa industriale e pubblica che Osimo – a differenza di quasi tutti gli altri Comuni della provincia di Ancona – possiede orgogliosamente nel proprio patrimonio da oltre 25 anni.
L'arrivo di aiuti alimentari (da Auser) per la Mensa del Povero
Il paradosso dell'affitto e gli attori in commedia
A far scattare la riflessione sono i numeri della recente determina dirigenziale del Comune di Osimo, la numero 3000185 di questa mattina, mercoledì 22 luglio 2026.
L'atto formale impegna le casse pubbliche comunali al pagamento di un canone di locazione per l’immobile di via Soglia, di proprietà della Fondazione Padre Bambozzi, pari a 10.602,33 euro annui (circa 900 euro al mese) a causa degli ultimi adeguamenti Istat.
Se traduciamo questa cifra burocratica in aiuti concreti, il dato che emerge è clamoroso: solo con i soldi dell'affitto pagato dal Comune al Bambozzi, Osimo potrebbe fornire, senza costi aggiuntivi, dai 2.500 ai 3.000 pasti annui in più!
Ovvero far mangiare gratis una platea di nuovi poveri: dalle 200 alle 250 refezioni al mese.
Invece di trasformarsi in cibo nei piatti, queste risorse pubbliche invece finiscono ogni mese e da decenni nel pagamento di mura benemerite come il Bambozzi, ma pur sempre mix tra privato e pubblico.
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Ma chi opera dietro le quinte?
Attorno a questo servizio si muove una complessa rete di attori istituzionali, associativi e privati:
Il Comune di Osimo, che stanzia i fondi pubblici, paga le locazioni e coordina la regia politica.
I Servizi Sociali, braccio operativo del Comune che valuta i requisiti economici (tramite Isee) ed emette i pass di ingresso per gli utenti.
L'Associazione "L’Accoglienza", guidata storicamente dalla famiglia COPPARINI, che coordina la struttura sul campo.
Il Volontariato locale e il mondo delle associazioni, vera colonna portante umana che mette a disposizione braccia e cuore a costo zero.
La Caritas cittadina e le strutture ecclesiali, che collaborano segnalando i casi di emergenza e integrando il supporto sul territorio.
I club di servizio privati, come il Lions Club di Osimo, costanti finanziatori tramite donazioni, raccolte fondi e regalie per la sussistenza del centro.
I canali di approvvigionamento come il Banco Alimentare e i fondi europei (Fondo Fead), che riforniscono le dispense di tonnellate di cibo a lunga conservazione gratis.
La carta Asso: il gigante delle mense all'ex Lanterna Blu
Osimo da un quarto di secolo, su intuizione dell'allora Amministrazione LATINI, ha una fortuna che altre città invidiano: la Asso gestisce sul campo, in modo diremmo impeccabile, una rete logistica e alimentare imponente.
Il fiore all’occhiello è il "Centro cottura e mensa centralizzata" di San Biagio, ospitato nei locali dell'ex Lanterna Blu.
Presso questa struttura, l'azienda speciale del Comune gestisce da sempre materiale, personale specializzato e spazi adeguati e sufficienti per garantire e nel caso allargare il servizio ai cittadini indigenti, "clienti" dell'associazione.
La Asso, insomma, ha già in casa tutto ciò che serve, senza dover dipendere da triangolazioni esterne o private.
Spostare la produzione o l'ospitalità del servizio di distribuzione pasti direttamente a San Biagio non sarebbe un'utopia, ma una scelta di logica aziendale ed economica.

Anche dal Lions un supporto concreto all'attività de "L'accoglienza" di via Soglia
I vantaggi sarebbero immediati:
Affitto azzerato (e 3.000 pasti l'anno guadagnati):
Il Comune risparmierebbe istantaneamente i 10.600 euro all'anno versati alla Fondazione Bambozzi, potendo convertire quella cifra nei famosi 3.000 pasti gratuiti all'anno in più.
Economie di scala sulla spesa:
Acquistando le materie prime all'interno del maxi-canale d'acquisto delle mense scolastiche, la Asso abbatterebbe ulteriormente i costi a pasto in modo industriale, ottimizzando ogni centesimo di denaro pubblico.
Tracciabilità e controllo Haccp:
Il servizio verrebbe integrato in una struttura pubblica con dietiste, controlli igienico-sanitari rigorosi e una contabilità aziendale interamente controllata dal Comune e dai cittadini.
La povertà non ha confini: l'alibi del centro storico
Qualcuno potrebbe obiettare che la mensa debba restare in via Soglia perché vicina agli utenti del centro storico.
Ma la realtà sociale di Osimo oggi è diversa da 36 anni fa.
Con oltre 35.000 abitanti, l'indigenza purtroppo non è confinata dentro le vecchie mura.
Anzi, la stragrande maggioranza della popolazione e delle fasce più deboli risiede proprio nelle frazioni periferiche, dove i costi degli affitti delle case sono più bassi.
San Biagio, snodo strategico lungo la direttrice per Ancona, è perfettamente collegata ed è baricentrica rispetto a un territorio vastissimo.
E la storia insegna che chi ha reale bisogno ed è affamato, il servizio lo trova ovunque esso sia posizionato.
Valorizzare il modello Osimo
Prendere a carico pubblico il servizio e sfruttare le cucine dell'ex Lanterna Blu permetterebbe inoltre di alleggerire il mondo del volontariato locale dai gravosi pesi organizzativi, burocratici e gestionali che oggi ricadono interamente sulle spalle di pochi.
In questo modo si creerebbe una sinergia virtuosa: l'efficienza aziendale della Asso a coprire i costi e le strutture, e la straordinaria spinta umana dei volontari a fare quello che sanno fare meglio: accogliere e supportare le persone.
Insomma non togliere ma ottimizzare un servizio.
La palla passa ora alla politica e al dibattito cittadino: il futuro del sociale a Osimo, volendolo, potrebbe essere più efficiente e più economico, oltre che interamente pubblico ma supportato dalla creatività, esperienza e generosità dei privati.



