MANUELA CINGOLANI NON SUPERA LA CHOC, HOBYN VERSO LA CHIUSURA LA DONNA SUBI’ UNA RAPINA, DI GIORNO, DA 2 BABY TAMARRI TUNISINI

La paura di aver rischiato la vita per un pugno di spiccioli (appena 177 euro) non cessa di far pensare l’osimana, persuasa a non riaprire il ferramenta anti convenzionale del Cerretano. Che la vicenda, almeno, induca la società a riflettere sulle conseguenze, dirette e indirette, di un fenomeno – quello dei giovanissimi immigrati di seconda generazione che non accettano di diventare italiani – da fronteggiare molto sul serio
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Il giudice che a breve dovrà, sostanzialmente, perdonare i due tamarri tunisini (autori la settimana scorsa, in meno di un’ora, di una clamorosa rapina in pieno giorno a Castelfidardo e del seguente scippo a Marcelli… ) sarà costretto ad una ramanzina in più.
Tra gli effetti del grave reato, commesso coltello in mano ai danni del ferramenta anticonvenzionale Hobyn, al Cerretano di Castelfidardo, non figurano solo i 177 euro predati dai due minorenni di Osimo e Castelfidardo ma anche la probabilissima cessione o chiusura dell’attività commerciale!

Da quella mattina Manuela CINGOLANI, osimana di Campocavallo e proprietaria dell’attività di utensili per il tempo libero in via Allende (letteralmente articoli tecnici, di educazione alla manualità e alla creatività per tutte le età, laboratori multidiscplinari, ecc.) ci sta pensando seriamente su… ma l’idea di non rialzare la serranda simbolica è tanta; probabilmente troppa, pari allo choc provato.
Inaugurato nel febbraio 2019, poco prima del Covid, il laboratorio poteva costituire per davvero la soluzione lavorativa ideale per l’osimana, uscita però traumatizzata dall’esperienza, con troppe paure che l’episodio possa ripetersi.

“Dacci i soldi o per te finisce male…”, l’avvertimento, del resto, una volta che i due ragazzini – 16 e 17 anni! – fecero irruzione in negozio, un attimo dopo essersi calati una bandana fino agli occhi, non ammetteva repliche.
E brava è stata la donna ad assecondare la richiesta senza fare storie, consegnando loro quanto contenuto nel fondo cassa.
Certo però, come spesso capita, la paura può arrivare a posteriori, man mano che si prende coscienza di aver davvero rischiato grosso per quattro spiccioli; e di aver rischiato tanto di più per essere stati alla mercè non di professionisti del crimine ma di ragazzini da curare a suon di ceffoni e calci in culo; quindi assai più pericolosi.

Del resto la stessa reazione dei genitori, l’indomani il doppio fatto di cronaca che ha fatto parlare l’Osimano per diversi giorni, è esemplare della gravità del problema con le famiglie di immigrati incapaci di imprimere un segno di italianità, di civiltà ad una prole cresciuta allo sbando, autorizzata a vivere la vita secondo il proprio comodo… sostanzialmente benedetti da mamma e papà tunisini e con figli senza una idendità: non ancora italiani e mai stati nord africani.
In questo quadro, con in aggiunta la quasi assoluta certezza dell’impunità garantita dall’Italia ai minorenni, la gente normale si ritrova ogni giorno in mezzo, sperando unicamente che oggi non debba toccare a noi.

Meravigliarsi, quindi, della scelta operata da Manuela CINGOLANI diventa difficile, così come darle torto.
In questi giorni di riflessione, dunque, terminato un inventario di quanto contenuto da HOBYN, la decisione finale dell’osimana, tra la cessione o la chiusura comunque.
Che almeno il giudice (non potendo contare sui genitori troppo impegnati a giustificare e perdonare) se ne ricordi.
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