SPORT O SUPERCAZZOLA? IL GRANDE BLUFF DEI TITOLI INTERNAZIONALI ACQUISTATI DA ASCOLI PICENO E OSIMO
Dai temi dell'inclusione usati come scudo morale ai conti da saldare per la commissione Aces: Osimo insegue un titolo che non è mai stato negato a nessuno, purché pagante. Mentre la manutenzione dei campi viene spacciata per impresa eroica, la politica preferisce investire in "Supercazzole" internazionali piuttosto che sulla sostanza delle olive all'ascolana o dei nostri frascarelli


di Sandro PANGRAZI
Il marketing del "bollino" a pagamento
Di questi tempi, tra Ascoli Piceno e Osimo, sembra che per sentirsi importanti non servano vittorie sul campo ma un bel titolo in inglese e una in ottone targa da appendere al muro.
L’ultimo trofeo appena acquistato sulla bancarella di Aces e da esibire in pompa magna è il titolo di “Capitale mondiale delle Best Sport Practices”, assegnato dalla ricordata associazione privata belga che rilascia a chiunque certificazioni internazionali, a fronte di candidature che somigliano molto più a operazioni di marketing politico che a reali meriti atletici conquistati con i muscoli, la tecnica e il sudore.
2. Il Sindaco GLORIO e il "fuffese" d’ordinanza
Venerdì scorso, al congresso ascolano, non poteva mancare Michela. Il Sindaco è apparso pronto a seguire le orme del collega FIORAVANTI, confermando che in fatto di premi da acquistare sul libero mercato, Destra e Sinistra mostrano la stessa brutta faccia.
L'intervento di Michela è stato un capolavoro di supercazzola istituzionale: ha parlato di “inclusione strutturale”, di “green sport a impatto zero” e ha persino citato la “narrazione unica” per agganciarsi di proposito ad Ancona 2028, Capitale (questa volta vera) della Cultura italiana.
Un mix di termini albionici/commerciali studiati per non far capire nulla ai cittadini; il tutto mentre si prepara il terreno per un’operazione che, tra quote Aces e diritti d’immagine, potrebbe arrivare a costare alle casse osimane non meno di 40.000 euro. O più.

3. Il bluff della manutenzione ordinaria
Per giustificare la corsa al 2028 pre elettorale, la GLORIO ha sfoderato l'elenco della spesa: la pista della Vescovara, i campi di Passatempo e Padiglione, ecc.
Ma rifare una pista di atletica non sarebbe esattamente un evento europeo straordinario… ma manutenzione ordinaria.
Parrebbe il dovere minimo di un'Amministrazione per evitare di non far cadere a pezzi gli impianti della città. Presentarli come "premesse per un titolo internazionale" è come farsi vanto di aver lavato i piatti quale preliminare per candidarsi a Chef stellato! Non è merito europeo ma il minimo sindacale comunale.

Come "GRONCHI ROSA" questa autentica rarità che mostra GLORIO ad Ascoli Piceno, venerdì scorso, "premiata" a pagamento dalla Aces dei LUPATTELLI padre e figlio.
4. Lo sport paralimpico come scudo morale
Nella narrazione della GLORIO non poteva mancare il tocco di sensibilità calcolato: la promessa di portare a Osimo la Festa dello Sport Paralimpico delle Marche.
Un’iniziativa lodevole, ma che in questo contesto suona come il perfetto scudo morale.
Infatti, a parte OSIMO OGGI, chi osa criticare una spesa folle per un "titolo europeo" se viene infiocchettato con il tema della disabilità?
Si chiama strategia della bontà… ma a pagamento, possibilmente altrui.
Detto come va detto, saremo più chiari: usare temi sacri per giustificare l'acquisto di un blasone che, senza questi vessilli, apparirebbe per quello che è, vale a dire un’operazione di pura immagine per la Giunta.
5. Il mistero dei 240 chilometri per un pizzico di "gloria"
C’è poi il dettaglio della trasferta: il Sindaco ha raggiunto il cuore del Piceno — 240 km totali — per ritirare la prima di una lunga serie di pergamene.
Visto che la vecchia Lancia K comunale di rappresentanza, utilizzata da PUGNALONI, è stata rottamata tempo fa in nome della sobrietà, sorge una domanda: Michela GLORIO, consapevole di partecipare a un evento utile solo alla propria gloria personale (con la "g" minuscola), ha coperto i piccoli costi del viaggio di tasca propria?
O tra qualche giorno gli osimani leggeranno sull'albo di una determina di rimborso spese per questa "missione", ad oggi passata quasi sotto silenzio, anticipando i primi 200/300 euro europei?
Conclusione: restano le olive fritte e i conti da pagare
Mentre la politica rincorre titoli sulla carta e "dispense" autocelebrative da 314 pagine (come quella comparsa ad Ascoli Piceno), la realtà è molto più semplice.
Se Ascoli Piceno è Capitale di qualcosa, lo è in forza delle sue ottime olive fritte: un’eccellenza che non ha bisogno di traduzioni dal commerciale inglese e che non paga una sigla acquistabile a Bruxelles dai LUPATTELLI padre e figlio. Osimo, non avendo ilve da spendere farebbe meglio a puntare sui "frascarelli" o meglio ancora, parlando di sport, sulla sostanza dei propri impianti prima di pagare il biglietto per vincere una finta competizione.
Alla fine, quando i riflettori si spengneranno, ai cittadini ascolani rimarranno almeno le olive... a noi osimani solo i conti da saldare.

Olive all'ascolana e subito dopo un piatto di frascarelli all'osimana... dopo tanto fritto di parole... sarebbe il minimo!

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