DUBBI, MAL DI PANCIA E SONDAGGI, MONTA IL MALUMORE A SINISTRA SU TUTTI IL SOSPETTO DI AVER CANNATO LA MOSSA DI RICCI CANDIDATO

Dalla querelle sul Codice etico (vedi il no al terzo mandato) ai dubbi di Cinque Stelle, fino alla fuga di Calenda. Perplessità pure sul gran numero di mini sigle raccattate a Sinistra, che sulla qualità potenzialmente espressa, a fronte del prezzo politico da pagare (tutto in conto al Pd) sui temi ambientali. E mentre i Dem commissionano e nascondono un sondaggio che svela un disavanzo fino a 7 punti da Acquaroli, la coalizione scopre che Ricci soffre pure di una naturale tendenza alla non simpatia…
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di Sandro PANGRAZI
Riavvolgere il tempo non è possibile, tanto più in politica. E tanto peggio se, a campagna elettorale in piena corsa, la sensazione imbarazzante di aver sbagliato molto, a cominciare dalla scelta del candidato, inizia ad insinuarsi e circolare anche tra l’elettorato amico.
Lo sanno bene sulla sponda regionale del Centro-Sinistra e lo sanno meglio in casa Partito Democratico dove, a due mesi e mezzo presumibili dal voto, si sta prendendo coscienza di aver cannato, scegliendo l’euro deputato pesarese Matteo RICCI, la scelta più importante.
Diverse le perplessità che affollano la mente dei maggiorenti marchigiani, molti dei quali ormai considerati dal partito stesso come ex linea guida.
A cominciare proprio (e in politica tutto incide) dal minore dei problemi: dover prender atto che RICCI, fino a ieri volto sin troppo noto dei talk show politici di Rete4, non potrà mai ambire al titolo di “mister simpatia”.
E dire che la controparte politica, scegliendo strategicamente di ignorare l’avversario, ha di fatto rinunciato anche a girare il coltello nella ferita aperta nel costato, piaga nota col termine pesarese Affidopoli; leva non utilizzata da ACQUAROLI e company nonostante l’alto impatto mediatico di una vicenda giudiziaria a valere su almeno 600.000 euro.
Pure i sondaggi, sia quelli ufficiali che quelli commissionati ma tenuti nel cassetto, non aiutano. Se per la rilevazione di TECNE’ la forbice tra i contendenti è attestata (al 20 giugno scorso) sino a 5 punti e con tendenza ad allargarsi, il sondaggio seguente di verifica commissionato dal Pd, noto e silenziato da RICCI, dice che già adesso il divario parrebbe cresciuto ulteriormente fino a 7 punti teorici; un trend che a nove, dieci settimane, comunque a poco dal voto, comporta in genere l’accettazione del rischio di soccombere e di fare la bocca anzitempo, mentalmente parlando, alla sconfitta già scritta dietro l’angolo.

Pesa anche, nel ragionamento che i marchigiani iniziano ad elaborare (almeno in quanti, ovvero pochi, si ritroveranno a votare, sul finire dell’estate, dopo una campagna elettorale sotto l’ombrellone) la presa d’atto di un Matteo RICCI “sempre in piedi”, in seno al partito, con qualsiasi Segretario al comando: da VELTRONI a FRANCESCHINI, da BERSANI a RENZI, da MARTINA a ZINGARETTI, fino a LETTA e alla SCHLEIN… passano le diverse fasi politiche ma il radar Dem ha sempre e solo segnalato e segnala l’ex Sindaco di Pesaro curiosamente schierato dalla salda parte del vincitore.
Capacità divinatorie o di grande adattamento alla mutazione dei tempi, si insinua il dubbio che nel tempo RICCI abbia maturato, quasi per inerzia, il ruolo di salvatore della perduta Patria marchigiana senza, forse, averne pieno e/o riconosciuto merito.
Per non voler approfondire, poi, la vicenda curiosa del cosiddetto Codice etico che sbarra ai candidati Pd la candidatura per il terzo mandato consecutivo, creando ulteriori ed evidenti mal di pancia interni; vedi MASTROVINCENZO (alla fine recuperato nella cosiddetta Lista del Presidente) e vedi soprattutto l’esito scelto dalla BORA che la stessa scialuppa di salvataggio politico l’ha invece sdegnata, insieme alle 4.000 e spicce preferenze personali destinate al macero.
Da ultimo ma non ultima la questione della “cucitura politica” che ha portato RICCI, in un crescendo di mini alleanze scovate sempre più a Sinistra, a mettere insieme 19 o 20 sigle (moltissime improbabili e rappresentanti un’assemblea di condominio), tipo l’unione sperimentata da Prodi nel 2006, vincitore di Pirro per essere stato costretto ad unire in matrimonio il Diavolo e l’acqua Santa.
Gli stessi ex grillini, per stare al caso dei casi, saranno del progetto ma con diversi distinguo e molti mal di pancia (RICCI in particolare non sembra davvero il prototipo della base fedele a CONTE), mentre lo stesso CALENDA, per quanto poco o tanto possa alzare, nonostante un serrato corteggiamento ha appena annunciato di voler restare a bordocampo, spettatore della partita tra ACQUAROLI e RICCI.
Un disegno, quello della massima unità, raccogliendo tutto e il contrario di tutto persino al Centro (clamoroso l’imbarco dello zero per cento del sangiorgese CENCETTI, transfugo da Base Popolare reduce da 120 voti a Osimo!) che non paga neanche a Sinistra, col partito ad imputare a RICCI, stavolta in camera caritatis, di aver spostato il baricentro troppo a mancina, specie in tema ambientale.
La frase resa iconica da Ron HOWARD “Houston, abbiamo un problema… “ sia stata pensata per il Pd piuttosto che per Apollo 13?
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