TRA PUTZU E DI RUSCIO A PAGARE IL CONTO POLITICO SARA’ ACQUAROLI? PUTZU? QUASI FUORI DAL CONSIGLIO 2020 E NON CANDIDABILE 2025!

Persino per l’avvocato difensore Franca Romagnoli, la condanna in appello dell’allora Consigliere provinciale (confermata il 3 luglio 2018 dalla Cassazione) avrebbe comportato la stroncatura della carriera politica. Galeotta la falsa autentificazione di due firme, a favore della lista “La Destra di Storace” alle Politiche del 2013, quando a votare Fratelli di Italia e dintorni erano meno di quattro gatti. Non regge il racconto di parte sul casellario giudiziario e si omette l’autodichiarazione che Putzu ha sottoscritto, come ogni candidato, accettando la candidatura “proibita” del 2020. Preclusi, infine, anche i tempi per richiedere e ottenere la riabilitazione in vista delle elezioni di settembre
NULLA SAREBBE DOVUTO… MA RESTA MOLTO URGENTE!
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di Sandro PANGRAZI
Articolo 7 decreto legge 235/12 in materia di incandidabilità:
Punto 1, comma D: “Non possono essere candidati alle elezioni regionali coloro che sono stati condannati, con sentenza definitiva, alla pena della reclusione, complessivamente superiore a sei mesi, per un delitto commesso in violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione”.

Articolo 2: Le disposizioni previste dal punto 1, con riferimento a qualsiasi incarico regionale, trovano competenza applicativa (nel caso di specie, NdR.) nel Consiglio regionale e nel suo Presidente.
Articolo 3: L’eventuale elezione, di coloro che si trovano nella condizione di cui al punto 1, è nulla. L’organo che ha deliberato la convalida è tenuto a revocare l’elezione non appena venuto a conoscenza dell’esistenza stesse delle condizioni.

La legge parla chiaro: il Consigliere regionale Andrea PUTZU non avrebbe dovuto prendere parte alle elezioni del 2020 e quand’anche eletto (4.176 le preferenze, 237 in più del rivale in Fratelli di Italia Saturnino DI RUSCIO) l’Assemblea regionale, non appena venuta a conoscenza della esistenza delle condizioni di incandidabilità, ne dichiara nulla l’elezione.
Il problema, semmai, sta giusto nei tempi, praticamente a ridosso di nuove elezioni, in cui DI RUSCIO ha notificato al Presidente LATINI e ai 29 mancati colleghi Consiglieri regionali, il sorgere della questione.

Lascia intendere DI RUSCIO (inutilmente cercato per l’intera giornata di ieri) di essere venuto a conoscenza della triplice condanna rimediata da PUTZU in primo grado, appello e Cassazione soltanto in questi giorni di luglio e di averne prontamente informato il Consiglio regionale; nonostante l’ultimo giudizio, a rendere definitiva la condanna a otto mesi venti giorni di reclusione per aver attestato falsamente, nelle sue funzioni di pubblico ufficiale, fatti mai avvenuti in sua presenza; ovvero avendo autenticato le firme di Alessandro ASTOLFI e Federica GENTILI quali sottoscrittori della lista “La Destra di Storace” in vista delle elezioni Politiche del 24 febbraio 2013.

Per la cronaca nel Fermano la lista di STORACE ottenne, al Senato, 928 voti, ovvero la metà dell’allora Fratelli di Italia (1.874 consensi) in cui già allora Andrea PUTZU militava da Consigliere provinciale, validando giusto appunto, firme di sottoscrizione.
Un’attività tipica del pubblico ufficiale, probabilmente prese sottogamba dall’allora 29enne PUTZU, ritrovatosi suo malgrado impigliato in una vicenda che oggi, come disse persino il suo avvocato difensore Franca ROMAGNOLI, nelle more del ricorso in Corte di Appello, pone a certezza di stroncatura la carriera politica di un ex giovane ed onesto politico, nel frattempo giunto nella stanza dei bottoni di un partito passato, in Italia come nel Fermano, dalle briciole dell’allora 1.99% del 2013 al record costituito dal 35.33% delle ultime Europee.

E col presupposto, soprattutto, di fare “cappotto” il prossimo 28 e 29 settembre!
Un “cappotto” a cui il fedelissimo di ACQUAROLI Andrea PUTZU, indipendentemente dai tempi e dalla sorte della revoca richiesta dal collega di partito DI RUSCIO all’Assemblea regionale, non prenderà sicuramente parte nonostante che i sei anni di “castigo” previsti dalla Legge SEVERINO (scattata il 3 luglio 2018 con conferma della condanna in Cassazione, ovvero l’astensione dal prender parte a ogni tipo di competizione elettorale) siano ormai tecnicamente trascorsi a partire dal 3 luglio 2024.

Per ottenere il “perdono”, vale a dire la cancellazione nel casellario degli effetti penali della sentenza passata in giudicato, occorre che il condannato richieda per tempo l’atto di “ripulire la fedina penale” attraverso la procedura della riabilitazione.
Non un atto di clemenza ma di giustizia che PUTZU nell’aprile 2019, magari trovandosi nelle condizioni post condanna di buona condotta, avrebbe potuto richiedere in Tribunale, in vista delle elezioni in arrivo del 2025… ma non certo partecipare a quelle 2020, come accaduto.
Come si difende PUTZU dalla “gaffe” di essersi invece presentato alle Regionali con almeno cinque anni di anticipo? Il braccio destro di ACQUAROLI nel Fermano si difende non facendo onore alla propria intelligenza.

Afferma ingenuamente: “Il certificato penale allegato riporta la scritta “nulla” in ordine a condanne subite”, ben sapendo che il documento, in particolare quando è richiesto dalla persona interessata per i più svariati motivi, non menziona sentenze minori sotto i due anni di pena, ecc…”.
Ma di più. A ciascun soggetto politico, al momento dell’accettazione della candidatura, viene richiesto di autodichiarare la propria posizione intonsa rispetto alla fedina penale, dal 2012 richiesta senza macchia dalla più volte ricordata Legge SEVERINO.
Ebbene, casellario giudiziario “nullo” o meno, Andrea PUTZU non poteva non ricordare di essere stato condannato tre volte su tre, per i fatti del 2013, fino alla sentenza definitiva di Cassazione a luglio 2018.

Una vicenda grave, quella capitata a PUTZU tra capo e collo, oltretutto in un momento d’oro, quasi magico, di una carriera in divenire ai massimi livelli, non solo regionali.
Una vicenda che in politica fa scopa, per restare sempre in un Fermano in ebollizione, con il tormentato protagonista misterioso, tenuto ancora nascosto dalla locale Procura, in ordine ai reati indagati di corruzione, indebita percezione di erogazioni pubbliche per l’agricoltura e malversazione di 300.000 euro di fondi europei.
Un voto regionale, quello del 28 e 29 settembre prossimi, che per il Centro-Destra (stra favorito nella provincia calzaturiera per eccellenza) rischia di trasformarsi, dalla sera alla mattina, a grande, grandissimo rischio.
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