BOLOGNA CHIAMA, ANCONA RISPONDE: I PROCESSI DI PIAZZA DEI ROSSI SBARCANO NELLE MARCHE
Follia politica della Sinistra che cavalca la morte di Abderrahim Fakir, mentre la Polizia fa la conta dei danni e di 64 feriti all’ospedale per le violenze in piazza dei collettivi. La Sinistra marchigiana esporta il modello della protesta e convoca un raduno lampo preventivo sotto la Prefettura dorica. Una mobilitazione inaccettabile che ignora la verità dei fatti del Pilastro, dove il 112 intervenne aggredito a morsi da un uomo fuori controllo

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di Sandro PANGRAZI
L'assurdità è servita: la "follia di piazza" sbarca ad Ancona, pronta a processare le divise della Polizia sotto le finestre della Prefettura.
Non è bastato vedere il centro di Bologna messo per ore a ferro e fuoco dai professionisti del disordine, né i 64 agenti finiti all'ospedale per aver fatto il proprio dovere.
Adesso la grancassa ideologica della Sinistra e dell'associazionismo militante pretende e ottiene di esportare il "format" della contestazione anche nelle Marche.
Dopo domani, venerdì 24 luglio, a partire dalle ore 17:30, Piazza del Papa ad Ancona ospiterà un flash mob intitolato “Giustizia per FAKIR”, organizzato sotto la sede della Prefettura con il pretesto di chiedere chiarezza sulla morte del 43enne marocchino.
Una mobilitazione preventiva e surreale che va condannata senza se e senza ma, specialmente alla luce dell'antefatto e delle terribili violenze che hanno prima sconvolto e quindi ferito Bologna, l'Emilia e l'Italia onesta tutta.
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L'antefatto che la piazza strumentalizzata finge di dimenticare
Mentre i promotori della manifestazione marchigiana parlano di un uomo “deceduto mentre la Polizia lo stava immobilizzando” e lanciano lo slogan “Nessuno deve morire chiedendo aiuto”, la cronaca reale dei fatti del Pilastro racconta tutta un'altra storia.
Una verità scomoda per chi preferisce il preconcetto anti-divisa: gli agenti, come dovrebbe essere noto, non sono intervenuti per arbitrio, ma su esplicita richiesta dei residenti terrorizzati da un uomo fuori controllo.
FAKIR stava dando violente testate contro le serrande dei negozi, mettendo a rischio l'incolumità pubblica e - come si è visto - la propria.
Durante il fermo, l'uomo si è scagliato con ferocia contro i poliziotti, arrivando a prenderli a morsi prima che riuscissero a contenerlo nel pieno rispetto delle regole d'ingaggio.
In un Paese normale, l'unica reazione sensata davanti a una tragedia del genere sarebbe il silenzio in attesa dei rilievi della Procura di Bologna, unito alla solidarietà verso servitori dello Stato aggrediti in servizio.
Ad Ancona come per una minoritaria parte di Bologna (purtroppo capeggiata persino dal Sindaco LEPORE) invece si preferisce firmare appelli per scendere in strada.
Chi c'è dietro la mobilitazione dorica?
Il comunicato degli organizzatori assicura che il flash mob sarà "dichiaratamente pacifico" e vedrà la partecipazione di «associazioni democratiche, partiti, sindacati e società civile che si riconoscono nei valori della Costituzione».
Parole altisonanti che nascondono un'evidente ipocrisia di fondo.
Dipingersi come paladini della Carta Costituzionale mentre si organizza un processo di piazza preventivo contro le forze dell'Ordine è un cortocircuito logico inaccettabile. Manifestare, ad Ancona come a Bologna, sotto il palazzo del Prefetto – massima autorità di pubblica sicurezza sul territorio e rappresentante per gerarchia del Governo di Roma – suona come una provocazione aperta e un tentativo di estendere le tensioni emiliane anche al capoluogo marchigiano.
Blindare il buonsenso prima delle piazze
Bologna ha già pagato un prezzo altissimo per aver legittimato la retorica della piazza contro la Polizia, tra cassonetti bruciati, vetrine spaccate, mezzi devastati e 64 agenti feriti.
L'auspicio è che Ancona non debba subire lo stesso copione.
La magistratura sta facendo il suo lavoro con la massima regolarità e non ha certo bisogno della pressione o degli slogan di sigle di partito e associazioni ideologizzate. Sabotare il buonsenso per cavalcare l'onda emotiva è l'ennesimo schiaffo a chi, ogni giorno, rischia la vita sulle nostre strade per garantire la sicurezza di tutti.
E' tempo di dire basta.
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