domenica, 05 aprile 2026

UN 53ENNE DI VILLA COSTANTINA TRADITO DALL'AGENDINA? IN QUEI NOMI IL PREZZO di 55 SENTENZE DI MORTE: IL KILLER INCASSAVA E UCCIDEVA?

Confermata la pista lanciata da Osimo Oggi il 9 marzo: dietro le 55 carcasse di Scossicci c'è un sistema di morte alimentato dal profitto. Dalle strade bianche di Villa Costantina al "punto cieco" del cavalcavia A14, ricostruita la logistica del killer che sbarazzava i cacciatori di ex compagni diventati un peso: ora l’inchiesta riparte dall'agenda sequestrata e dai contatti telefonici dei mandanti

Di Sandro Pangrazi | 04-Apr-2026 4 min di lettura
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UN 53ENNE DI VILLA COSTANTINA TRADITO DALL'AGENDINA? IN QUEI NOMI IL PREZZO di 55 SENTENZE DI MORTE: IL KILLER INCASSAVA E UCCIDEVA?

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di Sandro PANGRAZI

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Confermate tutte le nostre anticipazioni. 
Il cuore dell'inchiesta sul "cimitero degli orrori" di Scossicci batte ora dentro un’agenda e un telefono cellulare. Nonostante l'indagato, un 53enne di Villa Costantina, parrebbe un cacciatore (ma il riferimento non è confermato) abbia goduto di molte settimane di vantaggio rispetto agli investigatori, non ha avuto il sentore di doversi liberare in tempo di questi elementi che potrebbero rivelarsi fatali.
Durante la perquisizione domiciliare, avvenuta una decina di giorni fa alla presenza del suo avvocato di fiducia, i Carabinieri Forestali hanno sequestrato preziosi reperti, persino insperati visto il tempo trascorso dal primo allarme, che ora promettono di inchiodare l'intera filiera di morte.

L'identikit del "Mister X" di Scossicci
L'indagato, come detto, dovrebbe essere un cacciatore (o ex) dalla certa età di 53 anni, residente a pochissima strada dal cimitero degli orrori, parrebbe quindi a Villa Costantina, frazione di Loreto, due o tre chilometri (o meno) dal cavalcavia dell'autostrada A14. 
L'uomo, un sospettato sin dalla primissima ora e mai uscito dalle capillari indagini aperte sulla vicenda, è stato ufficialmente fotosegnalato, nei giorni scorsi, dopo la perquisizione subita, presso la caserma dei Carabinieri di Osimo; atto che ne cristallizza la posizione davanti la Procura di Macerata, coordinata dalla dottoressa Stefania CICCIOLI.

Il movente: un killer a "chilometro zero"
OSIMO OGGI, primo fra tutti in Italia, aveva abbondantemente anticipato questa pista sin dal 9 marzo, parlando di una "uccisione premeditata di cani da caccia mai o non più utili". 
Quella che allora era una solida ipotesi giornalistica è oggi diventata una realtà giudiziaria dal movente agghiacciante: pochi spiccioli ma moltiplicati almeno 55. 
Il 53enne si sarebbe trasformato in un vero e proprio "killer" su commissione per lo smaltimento illecito di animali; uno Sparafucile ancora più abbietto, se possibile, perché in azione per anni contro bestiole ignare e fiduciose. 
Più che di eutanasia, infatti, secondo il quadro accusatorio ormai delineato, si tratterebbe di una pratica atroce, a sangue freddo, alimentata da cacciatori senza scrupoli; pratica liberatoria autorizzata da vere e proprie sentenze di morte: la constatata mancanza o perdita di fiuto dei propri cani o la semplice vecchiaia dell'animale potrebbero essere state motivazioni ritenute sufficienti, per proprietari senza cuore, per decidere di liberarsi di ex compagni diventati solo un peso economico.

La logistica del male: i varchi agricoli
Secondo le ricostruzioni, lo smaltimento delle 54 carcasse non avveniva a piedi — operazione troppo lenta e rischiosa — ma tramite l'uso di un mezzo, probabilmente un fuoristrada o un pick-up, capace di muoversi agilmente tra i varchi agricoli e le strade bianche che collegano Villa Costantina alla scarpata autostradale. 
Un mezzo del genere, tipico di chi frequenta ambienti venatori, potrebbe aver permesso al 53enne di mimetizzarsi perfettamente tra i campi, accostare in pochi secondi nel "punto cieco" del cavalcavia e scaricare i sacchi senza attirare l'attenzione che un uomo a piedi avrebbe inevitabilmente suscitato.

L'agenda della morte e le sanzioni per eventuali complici
Se la rimozione chirurgica dei microchip ha eliminato il legame diretto con le povere bestiole, proprio l'agenda e il cellulare, però potrebbero permettere alla Procura di risalire ai "clienti". 
Per i proprietari-mandanti, se scoperti ad uno ad uno, si prospetta il reato di concorso in uccisione di animali (Art. 544-bis c.p.), con pene che in teoria potrebbero arrivare, anche per loro, sino a 3 anni di reclusione e multe fino a 30.000€. 
Basterà alla Procura, tramite i Carabinieri Forestali, incrociare i nomi nell'agenda con le discrepanze dell'anagrafe canina per chiudere il cerchio su chi ha pagato per questo scempio.

Il nodo di Tolentino e i tempi medio-lunghi
Resta l'orrore e il disgusto per una vicenda che potrebbe far impallidire le ricostruzioni sin qui emerse. 
Al momento, presso l'Istituto Zooprofilattico di Tolentino tutto è ancora fermo, in attesa dei quesiti specifici della Procura per stabilire età dei reperti e metodi di soppressione e comunque delle domande più utili che l'agendina potrà suggerire. 
I tempi si preannunciano comunque medio-lunghi: ma mai l'opinione pubblica locale e animalista, neanche forse per un omicidio, attende con ansia di conoscere l'identità del "vicino della vergogna", indagato che prima di finire in pasto alle opinioni e ai commenti giustizialisti della gente (forse la vera condanna) dovrà prima essere ascoltato a difesa per consentire la chiusura formale dell'inchiesta.

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