PALAZZO COMUNALE A 10 ANNI DAL TERREMOTO: L'IMMOBILITA' POLITICA SI MANGIA UN TESORETTO IN MAGGIORI COSTI!
Dei 5.070.320 affidati al Comune dall'ufficio per la Ricostruzione (tra il 2018 e 2019) il potere di spesa ha già perso un 32% in inflazione: di fatto una vera batosta economica per lavori che non partono mai, anzi nemmeno programmati! Già oggi mancano all'appello disponibilità per oltre 1.200.000 Ma il vero dramma è che tutto tace

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di Sandro PANGRAZI
Oltre 5 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2018 e il 2019 (esattamente 5.070.320 euro) ancora fermi al palo nei cassetti del Municipio.
Da quasi 10 anni un'intera ala del Palazzo è sbarrata dal sisma e imbarca acqua ogni volta che piove, ma in tutto questo tempo l'unica mossa gli atti porta la firma dell'ex Ingegnere capo VAGNOZZI nel 2023; per fare cosa? "Buttare" quasi centomila euro di tasca dei cittadini per uno studio sullo stato dell'arte.
Nel frattempo il crollo del cornicione di venerdì mattina, per fortuna senza danni (qualcuno osi solo immaginare, con raccapriccio, se quel marmo fosse caduto appena 24 ore prima, nel bel mezzo del mercato ambulante del giovedì) costituisce l'ennesima, drammatica aggravante di una vergogna infinita!
Per quanti anni, si cominciano a chiedere gli osimani, il Palazzo resterà recluso dalla transenne virtuali?
10 ANNI DI ATTESA E DI NIENTE
Sono passati ormai dieci anni dalle drammatiche scosse del terremoto del 24 agosto e 30 ottobre 2016 che hanno ferito il cuore monumentale del sud delle Marche e di Osimo.
Da allora, la casa di tutti gli osimani – il Palazzo Comunale – è rimasta ostaggio di proclami (pochi per la verità), carte bollate (molte, seppur invisibili ai cittadini) e di una sfilata imbarazzante di tre Sindaci e un Commissario.
I soldi per fortuna, ci sono ancora, blindati e disponibili, ma la realtà che si presenta agli occhi dei cittadini è spettrale.
La domada che gli osimani si pongono è una sola: come è possibile che a 10 anni dagli eventi tutto sia ancora desolatamente fermo?
I numeri ufficiali, estratti direttamente dai decreti dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione - USR Marche - gridano vendetta e mettono a nudo le incertezze passate e presenti della macchina politica locale.
UN'INTERA ALA SBARRATA E LE INFILTRAZIONI D'ACQUA
C'è un dettaglio storico che descrive perfettamente l'abbandono in cui versa il nostro centro storico.
Un'intera ala del Palazzo è da tempo dichiarata off limits, a partire dalla seconda scossa dell'ottobre 2016
Subito dopo il sisma, i sigilli hanno sbarrato stanze e uffici, costringendo il personale a traslochi forzati e a inventarsi spazi di fortuna per diversi Assessorati.
Un disagio logistico enorme che ha pesato e pesa sulla testa di impiegati e cittadini, ma che la città ha tragicamente finito per "assorbire" come fosse normalità.
Ma il peggio si nasconde e peggiora dietro quelle porte chiuse.
Nelle crepe della parte lesionata, ogni volta che piove, si raccoglie l'acqua.
Le infiltrazioni stanno facendo marcire la struttura dall'interno (vedi le finestre centrali ormai non utilizzabile da anni), nel totale disinteresse di chi governa.
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OLTRE CINQUE MILIONI DI EURO ABBANDONATI NEI CASSETTI
Mettiamo in fila le cifre che la politica fissa sui social e finge di dimenticare.
Con l'ordinanza 56 del 10 maggio 2018, lo Stato ha assegnato a Osimo 2.070.320 euro per il miglioramento sismico, spacchettati in due tranche precise:
1.218.000 euro destinati alla storica Torre Civica (Stralcio 1) e 852.320 euro per il Palazzo Municipale (Stralcio 2).
Non contenti, il 1° luglio 2019, arriva un secondo maxi-stanziamento integrativo da ben 3.000.000 euro per il completamento del secondo stralcio funzionale, ovvero il recupero del Palazzo.
Il totale fa paura: 5.070.320 euro. Un tesoretto enorme che avrebbe dovuto rimettere a nuovo l'intero complesso municipale in quattro e quattr'otto. E invece? Il nulla.
IL CAPOLAVORO DEL DEPREZZAMENTO: 1.2 MILIONI GIA' ANDATI IN FUMO
Mentre i faldoni prendevano la polvere, il mercato edile fuori è letteralmente impazzito. Tra l'esplosione dei costi dei materiali, il boom dell'acciaio e del cemento, l'indice dei costi di costruzione è volato alle stelle con un aumento medio stimato addirittura del 32% rispetto alla concessione dei fondi.
Il risultato economico reale + un vero e proprio disastro causato per inerzia: oggi, ammesso che Osimo fosse in agrado di far partire i cantieri domani mattina, quei 5 milioni valgono meno di 4, anzi appena 3.800.000€ reali!
Di fatto è come se la burocrazia e l'immobilismo dei nostri amministratori abbiano "bruciato" la bellezza di 1.229.169 euro senza muovere un dito, anzi aver mai posato un singolo mattone!
E se oggi si volesse adeguare il progetto ai costi reali, si rischierebbe di sforare la soglia dei 5,4 milioni di euro, infilandosi dritti nel trappolone della lunghissima gara d'appalto europea.
Insomma di male in molto peggio.
LO STUDIO TECNICO NEL 2023: QUASI 100MILA EURO PER UNO STUDIO QUASI INUTILE
E allora cosa è stato fatto concretamente in tutti questi anni?
L'unico sussulto della macchina tecnica risale a giugno 2023 (il terremoto era ormai alle spalle da 7 anni), firmato dall'allora Ingegnere capo e dirigente del dipartimento Territorio Roberto VAGNOZZI.
Ma badate bene a cosa dicono i documenti comunali!
Con la determina 492 del 21 giugno 2023, VAGNOZZI non ha aperto il cantiere ma si è limitato a mettere nero su bianco la fotografia sullo "stato dell'arte".
Un lavoro costato alla comunità la bellezza di 96.261,64 euro, incassati dalla ditta RTP Trend Project Srl solo per fare carotaggi e quindi teoriche verifiche al computer.
Il dettaqglio che non può sfuggire è che questi soldi sono stati pagati direttamente dagli osimani, prelevati dal bilancio comunale e ovviamente non detratti dai fondi oer la ricostruzione.
Quasi centomila euro gettati quasi al vento per certificare un passaggio se non del tutto inutile, necessario solo a farsi confermare da un software che quello che i sigilli alle porte gridavano già da sette anni era tutto vero.
Un atto formale, l'unico del Palazzo, firmato VAGNOZZI, che ha solo certificato l'ovvio senza muovere un solo mattone!
Salvo, subito dopo, svuotare la scrivania per trasferirsi a lavorare in Provincia, lasciando la patata bollente in mano ai successori.
L'AGGRAVANTE DI VENERDÌ: IL CORNICIONE CADUTO
A confermare questo quadro desolante, come considerazione generale e pietra tombale su anni di chiacchiere, è arrivato il fatto di venerdì scorso.
E per fortuna venerdì e non gioved' durante il mercato ambulante settimanale, ormai momento quasi unico di vita apparente del centro storico
Il crollo improvviso di una parte del cornicione superiore della facciata non è solo un episodio di cronaca: è l'aggravante finale di un reato politico di immobilismo.
L'ingresso principale sbarrato e il transito pedonale vietato sotto la facciata sono la fotografia esatta di Osimo oggi: una città transennata, costretta a camminare col naso all'insù.
E ADESSO CHE SI FA?!
Sarebbe folle e non proponibile pensare di installare oggi un'impalcatura mastodontica su tutta la facciata, sapendo che rimarrebbe lì a deturpare la piazza per anni prima di vedere il vero cantiere.
La soluzione di buon senso è una sola: si riapra immediatamente l'ingresso principale con una protezione chirurgica e localizzata sopra il portone per ridare il passaggio e la dignità pedonale alla piazza; e poi il resto faccia il suo corso burocratico nei tempi biblici che ormai ben conosciamo.
Anche se oggi l'attuale Amministrazione del Sindaco Michela GLORIO e della attuale dirigente ad interim Manuela VECCHIETTI dessero l'input decisivo alla vicenda, i cantieri veri e propri non partirebbero, nella migliore delle ipotesi, prima di un anno.
Tra la chiusura del progetto esecutivo, l'adeguamento dei prezzi da chiedere all'Ufficio per Ricostruione affidato al Senatore CASTELLI e i quattro mesi minimi per la procedura negoziata (consentita sotto la soglia europea di 5,4 milioni), se ne andrà via un altro anno di scartoffie.
Sempre che la Soprintendenza non decida di metterci lo zampino, rallettando ulteriormente l'iter con i suoi veti.
Tutto il resto, ad oggi tre Sindaci e un Commissario, rimane solo un deprimente gioco delle poltrone sulla pelle dei cittadini.
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