mercoledì, 17 giugno 2026

DALLE NOTTI IN FABBRICA DEL 1986 AI 4.000 LETTORI (AL GIORNO) DI OGGI, PASSANDO PER SUCCESSI MILIONARI E LA RADIAZIONE: TUTTA LA MIA VERITA' SU 40 ANNI DI GIORNALISMO

Il 17 giugno 1986 il debutto con Corriere Adriatico sotto la sigla (s.p.) grazie al trafiletto sulla Sagra dello Spaghetto di Campocavallo. "I segreti che non vi ho mai raccontato: come ho battuto i grandi quotidiani e con Donne & Motori conquistato l’Italia partendo da Osimo". Quattro decenni dopo, il Direttore riavvolge il nastro in una confessione senza sconti: "Mi hanno tolto un tesserino, non la fiducia degli osimani". Buon compleanno!

Di Sandro Pangrazi | 17-Jun-2026 9 min di lettura
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DALLE NOTTI IN FABBRICA DEL 1986 AI 4.000 LETTORI (AL GIORNO) DI OGGI, PASSANDO PER SUCCESSI MILIONARI E LA RADIAZIONE: TUTTA LA MIA VERITA' SU 40 ANNI DI GIORNALISMO

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di Sandro PANGRAZI (per i suoi primi 40 anni)

Ci sono mattine in cui il rullo della cronaca si ferma per un attimo e ti costringe a guardare indietro. 
Per me, quella mattina è oggi. Il calendario segna 17 giugno 2026 ed esattamente quarant’anni fa, il 17 giugno 1986, sulle pagine locali di Corriere Adriatico, compariva un mini trafiletto dedicato alla Sagra dello Spaghetto di Campocavallo. 
In calce, quasi invisibili per tutti, c'erano due lettere tra parentesi, in minuscolo: (s.p.). 
Erano le mie iniziali. Era il mio debutto. Era l’inizio di un viaggio durato quattro decenni, vissuto sempre con un’unica, viscerale ossessione: l’istinto della notizia.
Un istinto nato da lontano. Per la precisione da quel 7 giugno 1964 quando, a sei anni e mezzo, nella nostra casa di Osimo guardavo in TV l’Orso Yoghi mentre mio padre, incollato alla radiolina per il secondo tempo di Tutto il calcio minuto per minuto, assisteva al trionfo scudetto del Bologna di BULGARELLI contro la Grande Inter di HERRERA. 
In quel pomeriggio, in cui divenni RossoBlù, capii il potere del racconto. 
Già a dodici anni mi chiedevo come mai "mamma Rai" non inventasse un programma per vedere i gol subito dopo le partite; insomma anticipavo i tempi di 90° Minuto, segno che la spinta del giornalista la tenevo già dentro a bruciare, come una "malattia" non curabile.

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Dalla notte in fabbrica al terremoto delle "Gazzette"
Ma quello che pochissimi sanno è il vero retroscena di quel 1986. 
Avevo già 28 anni e per vivere lavoravo duramente in fabbrica a Castelfidardo, affrontando logoranti turni notturni. 
Quell'anno, le Marche vennero scosse dal terremoto editoriale de "Le Gazzette" del costruttore Edoardo LONGARINI, nate saccheggiando letteralmente i giornalisti e i caporedattori storici pescati tra Corriere Adriatico e Il Resto del Carlino. 
In quel caos di redazioni svuotate, la svolta arrivò un sabato pomeriggio, per caso, per strada. Anzi al termine della scalinata Oberdan.
Incrociai alla sua finestra di casa Valeria DENTAMARO, una conoscente che collaborava con mio padre a Radio Osimo. 
Tra noi non c'è mai stata stima giornalistica reciproca, fino a quando è rimasta in vita, ma devo riconoscerle il merito indiretto di avermi suggerito la via. 
Sapendo delle mie vecchie velleità dai tempi lontani di Radio MANTAKAS, mi disse della novità in procinto e di non perdere tempo nel propormi a Corriere Adriatico: cercavano disperatamente forze fresche per lo sport, nel caso abbandonato da Stefano RIZZI.
Ascoltai quel consiglio con titubanza, ma accettai la sfida. 
Qualche giorno dopo mi presentai nella redazione di Ancona davanti al Capo del settore Sport, Sergio ROSCANI (una romano con le mani in pasta in mille interessi collaterali ma penna sopraffina) e al caporedattore Carlo CRISTIANI, il suo opposto, ex insegnante a Corinaldo prima di dedicarsi all'informazione sportiva. 
Mi presero al volo. Anzi, senza neanche farmi uscire dalla stanza, mi scarrozzarono direttamente dal Caporedattore della Cronaca, Roberto Sopranzi, anconetano di qualche anno più grande ma già "vecchia volpe", seppur senza un settore predominante, insomma un leader dai metodi (scoprii quasi subito) bruschi: morale della favola, "assunto" a cottimo a 360 gradi. 
Con le mani nere, ancora sporche del lavoro di fabbrica e la penna a sfera nell'agendina (per anni i collaboratori dei giornali scrivevano i pezzi a mano e li dettavano al dimafono), mi infilai in quella crepa del mercato. 
Fu così che iniziarono i miei successivi nove anni di ritmi folli sulla cronaca quotidiana, sportiva e non solo, di Osimo e poi della Val Musone.

https://www.dottromaldini.com/

Il miracolo di "OSIMO OGGI" cartaceo
Poi, dopo un triennio di stop, la prima grande svolta imprenditoriale: il 4 settembre 1998 nasceva il numero 1 di OSIMO OGGI, allora in formato quindicinale cartaceo: prezzo copertina: 2.000 lire. 
Fu un debutto da 1.000 copie tonde tonde vendute sin dal primo numero. 
Nel 2004 quel giornale compì un vero e proprio miracolo editoriale: crebbe di anno in anno fino al record, non battibile, di 2.200 copie certificate a numero. 
Per capirci, la somma delle vendite giornaliere, a Osimo, messe insieme, al tempo, da Corriere Adriatico, Il Resto del Carlino e Il Messaggero era inferiore al totale di OSIMO OGGI in quindici giorni! 
Una famiglia osimana su cinque o addirittura su quattro o tre teneva in casa la nostra rivista. 
Chiusi quella splendida avventura da vincente assoluto, con la pubblicità che all'epoca rendeva assai: ben 5.000€ al mese, oltre le vendite. 
Insomma non avevo vinto; avevo stravinto. Ciò nonostante, molto a malincuore, dovetti abbandonare la creatura di carta... perché nel frattempo il mio fiuto aveva già visto un'altra prateria.

La giungla nazionale di "DONNE & MOTORI"
Nel 2001 era nata un'altra mia creatura: DONNE & MOTORI. 
All’inizio fu un fiasco colossale, "né carne né pesce", un settimanale regionale a 3.000 lire capace di accumulare, in appena sei mesi, un buco di bilancio vicino a 30 milioni di lire di deficit.
Un autentico fallimento. Chiunque al mio posto avrebbe chiuso. 
Io ho scelto di cambiare. 
Devo ammettere che in aiuto arrivò l’Euro e con esso l'intuizione: via i motori, prezzo raddoppiato (da 3.000 lire a 3 euro), cadenza quindicinale e una rivoluzione totale basata su annunci privati di coppie scambiste, a sfondo porno, con solo recapito cellulare, garantendo una privacy e soprattutto incontri reali che allora nessuno offriva. 
Nel giro di un anno il deficit di partenza fu azzerato. 
Tanto che nel 2005 andai a Milano, dalla Mepe, per proporre la distribuzione nazionale della rivista, scommettendo che avrei soppiantato in breve il colosso nazionale Fermo Posta. 
Non mi diedero fiducia. L'anno dopo andai a Roma dalla Parrini: fui più credibile e la rivista divenne nazionale, invadendo le edicole di tutta Italia. 
Fino al 2014 sono stati anni di tanti soldi, "soldi a palate", oltretutto lavorando pure il giusto o pochissimo, fino al crac dello stesso distributore che mi costò, uno più, uno meno, 100.000 euro andati in fumo. 
Ma la ruota gira: tornai a Milano da Mepe, e quella volta le regole del gioco le dettai io. 
Ed ho continuato a incassare bene fino all'ultimo, anche 4.000€ vivendo di rendita passiva e questo fino al 2023.
Persino quando ormai non stampavamo più copie fresche!

https://www.facebook.com/alsolitoposto.osimo

Il prezzo dell'indipendenza: la radiazione
Ma la libertà di penna e di impresa ha un prezzo spietato in questo Paese. 
Quattro anni fa, nel 2022, è arrivata la radiazione ufficiale dall'Ordine dei Giornalisti. 
Un provvedimento burocratico che avrebbe tombato la carriera di chiunque, ma che per me è stato il definitivo attestato di indipendenza. 
Nel mondo dei media, spesso si viene puniti non perché si scrive il falso, ma perché si rifiuta di allinearsi alle logiche del coro o perché si gestiscono mercati editoriali che i soloni del perbenismo non riescono a comprendere. 
Mi hanno tolto un pezzo di plastica dal portafoglio, sì, ma non hanno potuto toccare di un solo millimetro la cosa più sacra che possiedo: la fiducia della mia gente e il mio istinto per la notizia. 
Se il giornalismo è un timbro di Stato, allora la mia storia è finita quattro anni fa. Se il giornalismo è raccontare la realtà e avere il coraggio di firmarla, allora oggi sono più Direttore di prima.

Il ritorno on line e il paradosso del presente
E il tempo, come sempre, si è rivelato un galantuomo. 
Nel 2017, avendo più tempo e la stessa passione nel sangue, sono tornato alle origini: OSIMO OGGI, ma stavolta on line. 
E qui sta il paradosso più romantico della mia storia. Praticamente da nove anni lavoro quasi tutti i giorni gratis. 
Il web ha azzerato i ricavi della carta stampata, i commercianti locali preferiscono i social e l'informazione viene percepita dal pubblico come un servizio civico a fondo perduto di buoni samaritani...
Ma la soddisfazione più grande, la mia vera medaglia al valore, è arrivata quest'anno. Grazie al sito ristrutturato da capo a fondo a febbraio, lavoro offerto da un amico-lettore-programmatore non osimano, OSIMO OGGI sta viaggiando su una media straordinaria di 4.000 lettori quotidiani unici. 
Significa che in una città che oggi conta 34.770 abitanti, più dell'11% della popolazione ogni singolo giorno apre il nostro giornale per sapere cosa succede. Abbiamo ricreato, moltiplicandolo, il miracolo del 1986, del 1998 e del 2004.
Oggi andrò in Biblioteca, a Palazzo Campana. 
Voglio ritrovare quel faldone ingiallito del 17 giugno 1986, cercare la Sagra dello Spaghetto e fare una fotografia a quel piccolo (s.p.). 
Lo devo a quel ragazzo 28enne che smontava alle 6 del mattino dalla fabbrica a Castelfidardo; lo devo a mio padre Ennio e a quella radiolina, e lo devo a ognuno di voi, quattromila osimani, che ogni giorno continuate a firmarmi l'assegno più importante: la vostra fiducia.
I miei primi 40 anni di giornalismo finiscono oggi, con un brindisi di nostalgia ma con lo sguardo sempre al futuro. 
Da domani si ricomincia, si torna a caccia della prossima notizia.

 

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