AST, VIA GLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI DELLA CASA DEI MELOGRANI PIU’ CHE DIMEZZATA LA CASA ALLOGGIO DELLA FAMIGLIA PUTZU

Un’ordinanza dell’azienda sanitaria di Porto Sant’Elpidio ha imposto lo sgombero dalla struttura dei pazienti non in grado di badare a se stessi, ovvero la netta maggioranza dei 22 ospiti presenti al momento del blitz dei Nas. Il centro di Marco Putzu, di conseguenza, torna alla funzione di sola ospitalità diurna, con possibilità notturna se anziani autosufficienti
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Casa dei Melograni? Torna casa alloggio per soli anziani autosufficienti.
Dopo il blitz messo a segno dai Carabinieri dei Nas lo scorso 13 agosto e l’arresto di una dipendente per maltrattamenti verso gli anziani ospiti non autosufficienti, il centro diurno gestito dalla famiglia PUTZU (padre, zio e fratello del Consigliere regionale di Fratelli di Italia) da oggi dovrebbe aver concluso il trasferimento, presso strutture adeguate o rispedire in famiglia, degli ospiti non in grado di badare a se stessi.
Una direttiva, quella impartita dalla Ast di competenza a Porto Sant’Elpidio, da eseguire tempestivamente, pena la chiusura del centro diurno.
E’ ragionevole pensare che sia il tempo concesso che la perentorietà dell’ordinanza siano serviti a riportare ordine burocratico (e sostanziale) alla struttura dei PUTZU, non abilitata ad ospitare anziani incapaci a governare la propria persona.
In realtà, al momento dell’irruzione dei Nas, i pazienti non autosufficienti, ospiti della struttura elpidiense, erano persino in netta maggioranza rispetto ai 22 complessivamente rinvenuti.
Ciò che al momento resta de La Casa del melograno, dunque, dovrebbe riguardare non più di sette o otto anziani, inquadrati complessivamente sia come casa alloggio (H24) che centro diurno.
Un numero rette esiguo che, se non corroborato da nuovi ingressi, potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa della struttura-PUTZU.
La dipendente arrestata la vigilia di Ferragosto (accusata di odiosi maltrattamenti su persona di minorata difesa, nonché di aver svolto pratiche infermieristiche senza titolo) resta tutt’ora detenuta ai domiciliari.
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