lunedì, 14 settembre 2026

100.000 EURO PER I THE KOLORS, MA ZERO CARTELLE IN PIAZZA: LA LEZIONE DI JESI PER LA TOMBOLA DI SAN SETTIMIO CHE OSIMO RIFIUTA DI IMPARARE

L'organizzazione rinuncia per il settimo anno consecutivo allo spettacolo pirotecnico per San Giuseppe, sacrificando una sentita tradizione popolare in cambio di niente. Osimo privata di un momento identitario largamente apprezzato

Di Sandro Pangrazi | 14-set-2026 4 min di lettura
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100.000 EURO PER I THE KOLORS, MA ZERO CARTELLE IN PIAZZA: LA LEZIONE DI JESI PER LA TOMBOLA DI SAN SETTIMIO CHE OSIMO RIFIUTA DI IMPARARE
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Mentre la città si prepara a festeggiare un traguardo a suo modo solenne — i 61 anni dalla proclamazione di San Giuseppe da Copertino a Patrono della città, avvenuta nel 1965 in sostituzione dello storico patrono San Vittore — il confronto obbligato con la vicina Jesi — obbligato per date e vicinanza geografica — fa riemergere, almeno per chi ha vissuto anni lontani, un antico e profondo rimpianto.
Non si tratta di competere con fiere fuori portata, ma di salvare quel patrimonio di tradizioni popolari — ad esempio come la Tombola in piazza e i tradizionali Fuochi d'artificio — che la nostra città ha invece stranamente deciso, anno dopo anno, di seppellire senza nemmeno lottare.
Un viaggio di emozioni e ricordi, tra spese monumentali, occasioni perse e un'identità osimana che pare ormai perduta, insieme alla devozione, ogni anno più tiepida, verso il Santo dei Voli, canonizzato nel lontano 1767.
 
1. Il Bagno di folla e il maxi-budget da 100.000€
Venerdì prossimo, 18 settembre, Osimo festeggerà il Patrono San Giuseppe da Copertino.
Il centro storico sarà pieno come un uovo lo stesso, attirato dalla devozione e dal forte richiamo pop del concerto dei The Kolors.
Per questa singola serata di musica leggera, il Comune ha investito il grosso di un budget totale di ben 100.000 euro tondi, sborsati interamente dalle casse pubbliche.
 
2. L'Inarrivabile Modello Jesi e il Culto di San Settimio
Sul piano fieristico, è inutile girarci intorno: Jesi e le sue celebrazioni per San Settimio sono sempre state inarrivabili.
Le storiche Fiere patronali, con centinaia di bancarelle che per tre giorni consecutivi invadono e fanno battere il cuore della città leoncina, sono un'istituzione regionale.
A Osimo non abbiamo mai avuto nulla di paragonabile, nemmeno lontanamente.
Quello jesino, nel nome di San Settimio, è un gigante commerciale e culturale contro cui è impossibile competere.
 
3. Arrendersi senza nemmeno provarci
Il vero "dramma" della nostra città, però, non è l'impossibilità di raggiungere il colosso dei nostri vicini. Il dramma è che qui nessuno ci ha mai nemmeno provato.
Anzi, si è fatto l'esatto contrario: si è preferito smantellare, pezzo dopo pezzo, quel poco di bello, storico e accessibile che avevamo.
Perché se le centinaia di bancarelle di Jesi sono fuori gara, la Tombola in piazza e i Fuochi d'artificio erano invece servizi minimi, popolari e ampiamente alla portata della nostra organizzazione.
 
4. Il Taglio di Tombola e dei Fuochi
Questi simboli identitari sono stati soppressi da tempo, tanto che nessuno li rimpiange nemmeno più.
La Tombola manca da chissà quanti anni (forse quaranta), mentre i tradizionali botti — che pure non sono mai stati un granché anche quando c'erano immancabilmente a decretare la chiusura della festa — sono spariti dai radar ormai da sette anni, sacrificati sull'altare di una spending review che però non bada a spese quando si tratta di pagare i cachet dei grandi concerti.
Prima la scusa di devolvere l'equivalente in beneficenza, poi il Covid, e alla fine i fuochi sono spariti definitivamente dal calendario dei festeggiamenti.
La miopia fa ancora più male se si guardano i conti: a Jesi l’Avis locale organizza la Tombola garantendo un guadagno, probabilmente per sé, non indifferente. Riattivare la Tombola a Osimo – affidandola all'Avis locale o, meglio ancora, ai Frati Minori Conventuali della Basilica, come un tempo – avrebbe permesso alle casse comunali di rientrare di parte di quei 100.000 euro di contributo destinato ai frati per l'organizzazione della festa; il tutto grazie alla vendita di migliaia di cartelle rimaste solo un'occasione mancata.
 
5. Una Festa mutilata e senza più anima
Invece si sceglie la via più comoda: spendere cifre a cinque zeri a fondo perduto di fondi pubblici per una singola serata di svago, rassegnandosi a un centro commerciale all'aperto sbiadito.
Jesi custodisce il suo tesoro fieristico; Osimo, nel suo piccolo, ha preferito gettare le sue tradizioni nel dimenticatoio senza lottare. 
Venerdì gli osimani ascolteranno i tormentoni estivi, ma a 61 anni dall'elezione del nostro Patrono, senza i numeri da spuntare sulla cartella e senza lo stupore negli occhi rivolti al cielo dei bambini per i fuochi, San Giuseppe rimarrà una festa a metà

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(Causale: Per un giornalismo che non passa inosservato)

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