PIU' SHOTTINI CHE ANNI: INCHIESTA SULLA GENERAZIONE IN COMA ETILICO
Due casi di coma etilico in pochi giorni a Ostuni riaccendono i riflettori sull’inchiesta shock: superalcolici "shottati" in gita nascondendo la vodka nelle borracce termiche per aggirare i controlli dei docenti. Dati Ministeriali alla mano, il 17% delle intossicazioni riguarda minori di 14 anni. La tragedia della "tenuta" enzimatica: a 15 anni il fisico non avverte i segnali di allarme e il blackout arriva senza preavviso


I fatti di Ostuni, dove nel giro di pochi giorni il 118 è dovuto intervenire per salvare prima uno studente di una scuola italiana e poi la 15enne dell'Istituto Corridoni-Campana, confermano una realtà pesante: non si tratta di "sfiga" geografica, ma di un fenomeno sociale ormai strutturato da nord a sud del Paese.
L'ultima inchiesta disponibile, pubblicata nel 2020 e basata sui dati Ministeriali del 2018, rivelava che il 17% di tutte intossicazioni alcoliche in Italia riguarda minori di 14 anni.
La gita è ormai una "zona franca" dove ragazzini con più bicchieri che anni di vita sfidano la sorte usando borracce termiche come cavalli di Troia per i superalcolici.
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1. I numeri dell'emergenza (Dati Ministeriali 2018)
La relazione al Parlamento del Ministero della Salute descriveva già un’abitudine radicata: il binge drinking.
Su 38.000 accessi al Pronto soccorso, la quota dei giovanissimi è impressionante.
La cultura dello "shottino" a ripetizione ha trasformato il consumo in una prova di resistenza, dove l'obiettivo è lo sballo immediato.
I dati mostrano come la percezione del rischio sia ai minimi storici, con un aumento preoccupante dei casi tra i 15 e i 17 anni, alimentato da una reperibilità dell'alcol che ignora i divieti di legge.
2. Lo stratagemma tecnico: il mimetismo della borraccia
L'inchiesta evidenzia strategie deliberate per aggirare la vigilanza.
L'abbandono delle bottiglie di plastica a favore delle borracce termiche in acciaio ha creato un "buco nero" nei controlli.
Essendo opache e inodore all'esterno, permettono di nascondere vodka o mix pesanti sotto gli occhi dei docenti.
È un inganno tecnico studiato: il professore non può ispezionare ogni contenitore (nel clima in cui versa da sempre la scuola italiana verrebbe bollata come "fascista" in un decimo di secondo); questa zona d'ombra permette così l'abuso continuativo durante i momenti di socialità in camera, trasformando un oggetto ecologico in uno strumento di rischio.
3. La "pozione magica": disinibizione e pressione del gruppo
Un aspetto centrale dell'inchiesta riguarda la motivazione psicologica: per troppi adolescenti, certamente molti, l'alcol ha un valore disinibente.
Chi si sente a disagio nel gruppo vede nel superalcolico una sorta di "pozione magica" per migliorare le capacità di interazione.
Il condizionamento dei coetanei, poi, è fortissimo: bere diventa un requisito per non essere esclusi. Questo trasforma lo "shottino" in un rito di passaggio obbligato, dove la fragilità emotiva viene mascherata da un’euforia artificiale che nasconde un profondo disagio relazionale.

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4. Vulnerabilità di genere: il rischio raddoppiato per le ragazze
L'inchiesta sottolinea un dato biologico spesso ignorato: le ragazze finiscono in ospedale più spesso dei maschi.
Questo accade perché gli enzimi del fegato femminile hanno una capacità ancora minore di metabolizzare l'alcol.
A parità di "shottini", il tasso alcolemico di una 15enne sale molto più velocemente rispetto a quello di un coetaneo maschio.
Questa vulnerabilità biologica, unita alla moda crescente del consumo femminile, rende le giovani studentesse le vittime più frequenti dei blackout improvvisi durante le gite.
5. La tragedia della "tenuta": dal riso al coma senza tappe
Come sottolineano i medici, la vera criticità è che a 14-15 anni il fisico non avverte il colpo in arrivo.
Un adulto percepisce i segnali intermedi (nausea, capogiri) e tende a fermarsi.
L’adolescente non ha la "tenuta" enzimatica: l'etanolo circola come tossina pura e spegne la corteccia prefrontale senza preavviso.
Si passa dalle risate allo stato di incoscienza in pochi istanti.
Quando i compagni si accorgono che l'amico sta male, spesso è già troppo tardi: il tasso alcolemico è già a livelli da coma e il rischio di danni neurologici permanenti diventa reale.
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6. Responsabilità, omertà e patti incrinati
La sorveglianza scolastica si scontra con limiti normativi: i docenti non hanno poteri di perquisizione.
A questo si aggiunge l'omertà del "branco": i ragazzi proteggono l'amico finché la situazione non diventa disperata.
Il caso del Corridoni-Campana, pur nella sua drammaticità, ha visto la collaborazione della famiglia, ma resta l'amarezza per un patto di fiducia tra generazioni che sembra essere stato sostituito da un gioco pericoloso, dove la posta in palio è la vita stessa.

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