"AVVERSARI, NON NEMICI"; PAOLOROSSI INTITOLA UN'AREA VERDE A RAMELLI E ABBATTE GLI STECCATI DELL'ODIO IDEOLOGICO
Dopo quattro anni di sospensione, il Sindaco-strano sigilla l’iter burocratico e istituzionale: il giardino dedicato allo studente milanese assassinato da Avanguardia Operaia diventa realtà ufficiale. Dopo 51 anni serve ancora un atto di coraggio civile per superare le barriere del passato in nome della libertà di pensiero


Il 29 aprile 2026 ha segnato uno spartiacque ideale nella gestione della memoria storica a Filottrano.
Con una delibera del Consiglio Comunale, l’Amministrazione guidata dal Sindaco Luca PAOLOROSSI ha ufficialmente intitolato l’area verde situata tra via delle Fonti e via Fratelli Rosselli a Sergio RAMELLI, lo studente milanese ucciso 51 anni fa dall'odio ideologico della Sinistra
Il metodo del "Sindaco-strano": oltre le etichette
Luca PAOLOROSSI, da molti auto-ribattezzato il "Sindaco-strano" per il suo modo diretto e fuori dagli schemi di intendere la cosa pubblica, ha voluto imprimere all'atto un timbro personale e "sportivo". Per la "Pecora nera" della politica marchigiana, il dibattito-confronto tra le parti deve recuperare un'etica elementare: saper distinguere tra la competizione, anche dura e accesa, e l'odio cieco verso una parte elevata a nemico. "
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La politica dovrebbe essere come una partita giocata ad alto livello: confronto vero e regole chiare", ha spiegato il primo cittadino in un messaggio ai filottranesi ospitato da Fb.
"Dobbiamo tornare a essere avversari, non nemici. Invece anche oggi o soprattutto oggi si scivola troppo spesso nella delegittimazione dell'altro.
Noi a Filottrano non ci stiamo: ricordare RAMELLI è una scelta di responsabilità civile che supera ogni schieramento".

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Dalla targa "orfana" del 2022 al sugello del Consiglio comunale
L’atto del Consiglio non nasce dal nulla, ma va a istituzionalizzare una situazione rimasta sospesa per quattro anni.
Nel maggio 2022, infatti, una precedente iniziativa dell'allora Giunta GIULIONI, aveva portato alla posa di una targa commemorativa nello stesso luogo.
Quello, però, era rimasto un gesto isolato, quasi un atto d'impulso di una parte della politica locale; una apposizione che aveva scatenato polemiche senza essere accompagnato da un iter amministrativo solenne.
Oggi, l'Amministrazione PAOLOROSSI ha deciso di "regolarizzare" ufficialmente quella memoria, trasformando un ricordo rimasto "orfano" in un impegno istituzionale votato dall'organo sovrano del Comune.
Un'area verde come punto di incontro urbano
La scelta del luogo è carica di simbolismo. L'area verde si affaccia su via delle Fonti ma è incastonata nel contesto di via Fratelli Rosselli, non a caso vittime del fascismo.
Questo punto di incontro urbano diventa così lo spazio ideale per una memoria che non vuole più dividere, ma riconciliare sotto il segno del rispetto umano.
Sulla targa oggi splende una frase definitiva: “Vittima della violenza negli anni di piombo, il suo coraggio, la sua fedeltà agli ideali e il suo amore per la libertà, restano esempio di coerenza e dignità per le future generazioni”.
Chi era Sergio RAMELLI: un martire del pensiero
Sergio RAMELLI aveva solo 18 anni quando, nel 1975, divenne il bersaglio di una persecuzione spietata a Milano.
La sua "colpa" fu scrivere un tema in classe in cui condannava le Brigate Rosse.
Quel testo, rubato e affisso in bacheca dai collettivi studenteschi, lo trasformò in un facile bersaglio isolato.
Il 13 marzo 1975, sotto casa sua, un commando di Avanguardia Operaia lo attese armato di pesanti chiavi inglesi modello "Hazet 36"; strumenti pesanti quasi un chilo, vere e proprie armi improprie utilizzate dai cosiddetti "idraulici" del movimento studentesco.
Sergio fu colpito ripetutamente al cranio, morendo dopo 47 giorni di agonia.
Un omicidio figlio dell'odio ideologico imperante negli Anni di piombo, che per dieci anni rimase senza colpevoli; fino a quando le confessioni di alcuni pentiti portarono alla sbarra gli esecutori.
Anche oltre il mezzo secolo: serve ancora una determinazione non comune
Sebbene siano ormai numerose le città italiane che hanno preso coscienza della portata di questo barbaro omicidio politico, la scelta di Filottrano non deve essere data per scontata.
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Intitolare uno spazio pubblico a RAMELLI presuppone pure ai giorni nostri una volontà e una determinazione a superare steccati ideologici che, purtroppo, non è ancora patrimonio comune. Raggiungere questo obiettivo a 51 anni dai fatti, dimostra che la vera pacificazione non è un processo automatico legato allo scorrere del tempo, ma il frutto di una scelta coraggiosa.
Sotto la guida di PAOLOROSSI, Filottrano si pone dunque come capofila di un messaggio potente: la libertà di parola è il bene più prezioso; e il rispetto per l'avversario è l'unica vera difesa contro la barbarie.

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